Il messaggio è chiaro: i "cuscinetti" di sicurezza, ovvero le riserve accumulate per far fronte a shock di offerta, si stanno assottigliando rapidamente. E questo, avverte l'IEA, "potrebbe preannunciare futuri picchi di prezzo" .
I numeri del tracollo sono impressionanti e disegnano una traiettoria nettamente peggiorativa:
A titolo di paragone, l’Agenzia statunitense per l’Informazione sull’Energia (EIA) prevede che nel solo secondo trimestre del 2026 le scorte diminuiranno in media di 8,5 milioni di barili al giorno, una revisione al rialzo drammatica rispetto ai soli 0,3 milioni di barili stimati appena un mese prima .
Alla radice di questa crisi di offerta c’è un punto geografico preciso: lo Stretto di Hormuz, uno dei colli di bottiglia più critici per il commercio mondiale di energia. Il conflitto in Medio Oriente, e in particolare la guerra che coinvolge l’Iran, ha portato a una sostanziale paralisi dei flussi di petrolio attraverso questo passaggio strategico .
L’impatto è duplice: non solo il greggio non riesce fisicamente a raggiungere i mercati, ma le ostilità hanno anche forzato la chiusura di numerosi impianti di produzione nella regione. L'EIA sottolinea che, anche qualora i flussi attraverso lo Stretto dovessero riprendere, il pieno recupero della produzione richiederà "settimane o mesi", limitando ancora a lungo la pressione al ribasso sui prezzi .
In uno scenario del genere, le quotazioni del barile sono destinate a restare elevate, con il rischio concreto di nuovi scossoni.
L’EIA stima che il prezzo del Brent, il principale punto di riferimento internazionale, si attesterà in media a $91 al barile nel secondo trimestre del 2026, ma la combinazione di interruzioni prolungate e lento recupero produttivo terrà i prezzi artificialmente alti . In scenari più pessimistici, con lo Stretto ancora bloccato, le quotazioni potrebbero restare intorno ai $106 al barile
.
Le grandi banche d’affari non escludono conseguenze più estreme. Goldman Sachs e Morgan Stanley hanno messo in guardia dal pericolo di "impennate dei prezzi, acquisti dettati dal panico e movimenti di mercato non lineari" . In pratica, se la domanda estiva dovesse scontrarsi con scorte ai minimi termini, il mercato potrebbe reagire in modo violento e imprevedibile, con un impatto diretto sul costo di benzina, gasolio e trasporti.
La speranza, come indicato dall'EIA, è che con la riapertura dello Stretto la produzione globale torni gradualmente a superare il consumo, permettendo un faticoso riequilibrio. Ma la strada verso la normalità appare ancora lunga e irta di incognite .
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