La lezione australiana all’Europa: con la Cina la pazienza può pagare, ma il deficit è un’altra storia
Dopo le ritorsioni cinesi del 2020, l’Australia ha evitato una guerra commerciale a colpi di dazi, puntando su ricorsi al WTO, diplomazia e un reset politico. Le restrizioni su carbone, orzo, vino e aragoste sono state progressivamente rimosse tra il 2023 e il 2024; il commercio bilaterale ha raggiunto circa 219 mil...
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Dopo le ritorsioni cinesi del 2020, l’Australia ha evitato una guerra commerciale a colpi di dazi, puntando su ricorsi al WTO, diplomazia e un reset politico.
Le restrizioni su carbone, orzo, vino e aragoste sono state progressivamente rimosse tra il 2023 e il 2024; il commercio bilaterale ha raggiunto circa 219 miliardi di dollari australiani nel 2023.
L’UE parte da una posizione molto diversa: nel 2025 ha registrato un deficit nel commercio di beni con la Cina di 359,9 miliardi di euro e sta valutando dazi, quote e regole di approvvigionamento.
La pazienza australiana può offrire un metodo diplomatico, ma difficilmente può essere trasferita senza modifiche a un conflitto legato alla sovraccapacità industriale cinese e alla competitività dell’industria europea.
What lessons has Australia learned from its trade dispute with China, what advice is its trade minister now offering the European Union amidAI-generated editorial hero image for What lessons has Australia learned from its trade dispute with China, what advice is its trade minister now offering the European Union amid.
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Create a landscape editorial hero image for this Studio Global article: What lessons has Australia learned from its trade dispute with China, what advice is its trade minister now offering the European Union amid. Article summary: Farrell's advice — **"patience is imperative"** — reflects Australia's successful playbook: pursue WTO remedies, maintain diplomatic channels, avoid tit-for-tat tariffs, and wait for a political window to de-escalate. Ho. Topic tags: general, government, general web, education, user generated. Reference image context from search candidates: Reference image 1: visual subject "Australia and the European Union (EU) signed a long-awaited Free Trade Agreement (FTA) on 24 March 2026. This, along with a new Security and" source context "Navigating Choppy Waters: Australia and the EU Chart a New Course - Australian Institute of International Affairs" Reference image 2:
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Il consiglio di Canberra: «La pazienza è indispensabile»
Mentre Bruxelles e Pechino si avvicinano a un nuovo fronte di scontro commerciale, il ministro australiano del Commercio Don Farrell propone una strategia controintuitiva: non reagire a ogni mossa con una contromossa.
In un’intervista pubblicata da Euronews il 3 giugno 2026, Farrell ha detto all’Unione europea che «la pazienza è indispensabile» nei rapporti commerciali con la Cina, invitando i governi a mantenere aperto il dialogo invece di imboccare subito la strada delle ritorsioni economiche .
Non è un consiglio astratto. L’Australia ha sperimentato sulla propria pelle cosa può accadere quando una disputa commerciale si intreccia con un conflitto politico.
La crisi australiana e il percorso verso il disgelo
Nel 2020, dopo la richiesta dell’allora primo ministro Scott Morrison di un’indagine internazionale sulle origini del Covid-19, Pechino impose restrizioni su diversi prodotti australiani. Tra le misure figuravano un dazio dell’80,5% sull’orzo e tariffe fino al 218% sul vino, oltre a barriere non tariffarie su carbone, carne bovina, legname e aragoste . Secondo alcune stime, le restrizioni interessarono merci per circa 19 miliardi di dollari australiani .
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What is the short answer to "La lezione australiana all’Europa: con la Cina la pazienza può pagare, ma il deficit è un’altra storia"?
Dopo le ritorsioni cinesi del 2020, l’Australia ha evitato una guerra commerciale a colpi di dazi, puntando su ricorsi al WTO, diplomazia e un reset politico.
What are the key points to validate first?
Dopo le ritorsioni cinesi del 2020, l’Australia ha evitato una guerra commerciale a colpi di dazi, puntando su ricorsi al WTO, diplomazia e un reset politico. Le restrizioni su carbone, orzo, vino e aragoste sono state progressivamente rimosse tra il 2023 e il 2024; il commercio bilaterale ha raggiunto circa 219 miliardi di dollari australiani nel 2023.
What should I do next in practice?
L’UE parte da una posizione molto diversa: nel 2025 ha registrato un deficit nel commercio di beni con la Cina di 359,9 miliardi di euro e sta valutando dazi, quote e regole di approvvigionamento.
La lezione australiana all’Europa: con la Cina la pazienza può pagare, ma il deficit è un’altra storia
Dopo le ritorsioni cinesi del 2020, l’Australia ha evitato una guerra commerciale a colpi di dazi, puntando su ricorsi al WTO, diplomazia e un reset politico. Le restrizioni su carbone, orzo, vino e aragoste sono state progressivamente rimosse tra il 2023 e il 2024; il commercio bilaterale ha raggiunto circa 219 mil...
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Dopo le ritorsioni cinesi del 2020, l’Australia ha evitato una guerra commerciale a colpi di dazi, puntando su ricorsi al WTO, diplomazia e un reset politico.
Le restrizioni su carbone, orzo, vino e aragoste sono state progressivamente rimosse tra il 2023 e il 2024; il commercio bilaterale ha raggiunto circa 219 miliardi di dollari australiani nel 2023.
L’UE parte da una posizione molto diversa: nel 2025 ha registrato un deficit nel commercio di beni con la Cina di 359,9 miliardi di euro e sta valutando dazi, quote e regole di approvvigionamento.
La pazienza australiana può offrire un metodo diplomatico, ma difficilmente può essere trasferita senza modifiche a un conflitto legato alla sovraccapacità industriale cinese e alla competitività dell’industria europea.
What lessons has Australia learned from its trade dispute with China, what advice is its trade minister now offering the European Union amidAI-generated editorial hero image for What lessons has Australia learned from its trade dispute with China, what advice is its trade minister now offering the European Union amid.
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Il consiglio di Canberra: «La pazienza è indispensabile»
Mentre Bruxelles e Pechino si avvicinano a un nuovo fronte di scontro commerciale, il ministro australiano del Commercio Don Farrell propone una strategia controintuitiva: non reagire a ogni mossa con una contromossa.
In un’intervista pubblicata da Euronews il 3 giugno 2026, Farrell ha detto all’Unione europea che «la pazienza è indispensabile» nei rapporti commerciali con la Cina, invitando i governi a mantenere aperto il dialogo invece di imboccare subito la strada delle ritorsioni economiche .
Non è un consiglio astratto. L’Australia ha sperimentato sulla propria pelle cosa può accadere quando una disputa commerciale si intreccia con un conflitto politico.
La crisi australiana e il percorso verso il disgelo
Nel 2020, dopo la richiesta dell’allora primo ministro Scott Morrison di un’indagine internazionale sulle origini del Covid-19, Pechino impose restrizioni su diversi prodotti australiani. Tra le misure figuravano un dazio dell’80,5% sull’orzo e tariffe fino al 218% sul vino, oltre a barriere non tariffarie su carbone, carne bovina, legname e aragoste . Secondo alcune stime, le restrizioni interessarono merci per circa 19 miliardi di dollari australiani .
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Dopo le ritorsioni cinesi del 2020, l’Australia ha evitato una guerra commerciale a colpi di dazi, puntando su ricorsi al WTO, diplomazia e un reset politico.
What are the key points to validate first?
Dopo le ritorsioni cinesi del 2020, l’Australia ha evitato una guerra commerciale a colpi di dazi, puntando su ricorsi al WTO, diplomazia e un reset politico. Le restrizioni su carbone, orzo, vino e aragoste sono state progressivamente rimosse tra il 2023 e il 2024; il commercio bilaterale ha raggiunto circa 219 miliardi di dollari australiani nel 2023.
What should I do next in practice?
L’UE parte da una posizione molto diversa: nel 2025 ha registrato un deficit nel commercio di beni con la Cina di 359,9 miliardi di euro e sta valutando dazi, quote e regole di approvvigionamento.
Canberra scelse di non rispondere con una guerra commerciale simmetrica. La strategia si basò su tre elementi:
ricorsi all’Organizzazione mondiale del commercio, il WTO, per contestare formalmente le misure cinesi e mantenere la disputa dentro un quadro giuridico ;
diplomazia costante, anche quando i rapporti politici erano ai minimi storici;
un cambio di approccio dopo le elezioni del 2022, con il governo del primo ministro Anthony Albanese orientato alla stabilizzazione e al dialogo .
Il ritorno alla normalità fu graduale, ma quasi completo:
febbraio 2023: la Cina riprese le importazioni di carbone australiano;
agosto 2023: Pechino rimosse i dazi dell’80,5% sull’orzo, dopo una revisione e la sospensione del procedimento australiano presso il WTO. Le barriere avevano di fatto bloccato un mercato che valeva circa 916 milioni di dollari australiani nel 2018-19 ;
marzo 2024: furono eliminati i dazi sul vino australiano ;
dicembre 2024: vennero risolte le ultime restrizioni sulle aragoste vive, segnando la fine della disputa commerciale .
La distensione non si tradusse in un ridimensionamento dei rapporti economici. Al contrario, nell’agosto 2023 il valore annuale degli scambi tra i due Paesi aveva raggiunto circa 219 miliardi di dollari australiani, con 194 miliardi di esportazioni di beni e 9,5 miliardi di servizi . Nel luglio 2025 Australia e Cina hanno inoltre concordato di avviare una revisione generale dell’accordo di libero scambio bilaterale, il ChAFTA, per ampliare ulteriormente l’accesso ai rispettivi mercati .
Perché il paragone con l’UE non è così semplice
L’esperienza australiana offre una possibile lezione diplomatica, ma il problema dell’Unione europea è di natura diversa.
Nel 2025 l’UE ha esportato in Cina beni per 199,6 miliardi di euro e ne ha importati per 559,4 miliardi, registrando un deficit commerciale di 359,8 miliardi di euro, arrotondato a 359,9 miliardi nelle comunicazioni delle istituzioni europee . Il disavanzo è aumentato del 2,7% rispetto al 2024, pur restando sotto il record di 397,3 miliardi raggiunto nel 2022 .
Non si tratta soltanto di una fiammata temporanea. Nel 2025 i prodotti manifatturieri hanno rappresentato il 97,3% delle importazioni europee dalla Cina . E nei primi quattro mesi del 2026 i dati doganali cinesi indicavano un surplus di Pechino nei confronti dell’UE-27 pari a 113 miliardi di dollari, contro i 91 miliardi dello stesso periodo dell’anno precedente .
La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha definito il surplus cinese «semplicemente insostenibile», collegandolo alla sovraccapacità industriale sostenuta da sussidi statali e riversata sui mercati internazionali .
Qui sta la differenza fondamentale: l’Australia affrontava restrizioni mirate, legate a una crisi politica, mentre l’UE teme che la concorrenza cinese stia erodendo in modo permanente interi comparti industriali europei.
La risposta europea: difesa commerciale e meno dipendenza
Per questo Bruxelles non sta seguendo alla lettera il modello australiano. L’UE ha scelto una linea più difensiva, che comprende:
dazi sulle auto elettriche cinesi: dopo un’indagine antisovvenzioni, l’Unione ha introdotto dazi definitivi che in alcuni casi possono arrivare a circa il 45% ;
quote e clausole di salvaguardia: la Commissione sta valutando un ricorso più ampio a strumenti capaci di proteggere i settori considerati vulnerabili dalle importazioni cinesi ;
preferenze negli appalti pubblici: l’Industrial Accelerator Act punta a rafforzare la competitività europea e include un possibile criterio «Made in Europe», che favorirebbe i fornitori del continente rispetto a quelli di Paesi terzi ;
riduzione della dipendenza dalle componenti cinesi: tra le priorità discusse a Bruxelles c’è la diversificazione delle catene di approvvigionamento, soprattutto nei comparti strategici .
Il clima politico si è quindi irrigidito. Da una parte l’UE promette di difendere «con le unghie e con i denti» la propria industria; dall’altra Pechino accusa Bruxelles di selezionare i dati per giustificare nuove restrizioni . Le tensioni si sono estese anche a materie prime e componenti essenziali, tra cui terre rare e chip utilizzati dall’industria automobilistica europea .
Cosa può davvero imparare Bruxelles dall’Australia?
Il successo australiano non dimostra che la moderazione risolva automaticamente ogni conflitto con la Cina. Dimostra piuttosto che una combinazione di strumenti legali, canali diplomatici aperti e tempo può creare le condizioni per un compromesso.
Canberra aveva inoltre una posizione negoziale particolare: il commercio con la Cina era fortemente favorevole all’Australia, grazie al peso delle sue esportazioni di materie prime e servizi. L’UE, invece, deve confrontarsi con un enorme deficit di beni manifatturieri e con il timore che la sovraccapacità cinese comprometta la produzione europea.
Per Bruxelles, dunque, «pazienza» non può significare restare passiva. Potrebbe voler dire mantenere il dialogo e utilizzare il WTO, evitando però che ogni misura difensiva si trasformi in un’escalation senza via d’uscita. Allo stesso tempo, l’UE deve affrontare il problema interno: rafforzare la propria industria, diversificare le forniture e ridurre le dipendenze strategiche.
Il verdetto
La strategia australiana — niente ritorsioni immediate, ricorso alle regole internazionali e diplomazia paziente — ha contribuito a riportare i rapporti con la Cina verso la normalità entro il 2024 .
Ma il caso europeo è più difficile. Non riguarda soltanto dazi imposti in risposta a una crisi politica: riguarda uno squilibrio commerciale strutturale da quasi 360 miliardi di euro l’anno, insieme alla competizione su auto elettriche, tecnologia e capacità industriale.
Il messaggio di Farrell può quindi essere utile come invito alla prudenza. Non è però una ricetta pronta all’uso. Per l’Europa, la sfida sarà capire se si può mantenere la calma senza rinunciare a proteggere la propria base produttiva.
foreignminister.gov.au
Resolution of barley dispute with China - Minister for Foreign Affairs
Canberra scelse di non rispondere con una guerra commerciale simmetrica. La strategia si basò su tre elementi:
ricorsi all’Organizzazione mondiale del commercio, il WTO, per contestare formalmente le misure cinesi e mantenere la disputa dentro un quadro giuridico ;
diplomazia costante, anche quando i rapporti politici erano ai minimi storici;
un cambio di approccio dopo le elezioni del 2022, con il governo del primo ministro Anthony Albanese orientato alla stabilizzazione e al dialogo .
Il ritorno alla normalità fu graduale, ma quasi completo:
febbraio 2023: la Cina riprese le importazioni di carbone australiano;
agosto 2023: Pechino rimosse i dazi dell’80,5% sull’orzo, dopo una revisione e la sospensione del procedimento australiano presso il WTO. Le barriere avevano di fatto bloccato un mercato che valeva circa 916 milioni di dollari australiani nel 2018-19 ;
marzo 2024: furono eliminati i dazi sul vino australiano ;
dicembre 2024: vennero risolte le ultime restrizioni sulle aragoste vive, segnando la fine della disputa commerciale .
La distensione non si tradusse in un ridimensionamento dei rapporti economici. Al contrario, nell’agosto 2023 il valore annuale degli scambi tra i due Paesi aveva raggiunto circa 219 miliardi di dollari australiani, con 194 miliardi di esportazioni di beni e 9,5 miliardi di servizi . Nel luglio 2025 Australia e Cina hanno inoltre concordato di avviare una revisione generale dell’accordo di libero scambio bilaterale, il ChAFTA, per ampliare ulteriormente l’accesso ai rispettivi mercati .
Perché il paragone con l’UE non è così semplice
L’esperienza australiana offre una possibile lezione diplomatica, ma il problema dell’Unione europea è di natura diversa.
Nel 2025 l’UE ha esportato in Cina beni per 199,6 miliardi di euro e ne ha importati per 559,4 miliardi, registrando un deficit commerciale di 359,8 miliardi di euro, arrotondato a 359,9 miliardi nelle comunicazioni delle istituzioni europee . Il disavanzo è aumentato del 2,7% rispetto al 2024, pur restando sotto il record di 397,3 miliardi raggiunto nel 2022 .
Non si tratta soltanto di una fiammata temporanea. Nel 2025 i prodotti manifatturieri hanno rappresentato il 97,3% delle importazioni europee dalla Cina . E nei primi quattro mesi del 2026 i dati doganali cinesi indicavano un surplus di Pechino nei confronti dell’UE-27 pari a 113 miliardi di dollari, contro i 91 miliardi dello stesso periodo dell’anno precedente .
La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha definito il surplus cinese «semplicemente insostenibile», collegandolo alla sovraccapacità industriale sostenuta da sussidi statali e riversata sui mercati internazionali .
Qui sta la differenza fondamentale: l’Australia affrontava restrizioni mirate, legate a una crisi politica, mentre l’UE teme che la concorrenza cinese stia erodendo in modo permanente interi comparti industriali europei.
La risposta europea: difesa commerciale e meno dipendenza
Per questo Bruxelles non sta seguendo alla lettera il modello australiano. L’UE ha scelto una linea più difensiva, che comprende:
dazi sulle auto elettriche cinesi: dopo un’indagine antisovvenzioni, l’Unione ha introdotto dazi definitivi che in alcuni casi possono arrivare a circa il 45% ;
quote e clausole di salvaguardia: la Commissione sta valutando un ricorso più ampio a strumenti capaci di proteggere i settori considerati vulnerabili dalle importazioni cinesi ;
preferenze negli appalti pubblici: l’Industrial Accelerator Act punta a rafforzare la competitività europea e include un possibile criterio «Made in Europe», che favorirebbe i fornitori del continente rispetto a quelli di Paesi terzi ;
riduzione della dipendenza dalle componenti cinesi: tra le priorità discusse a Bruxelles c’è la diversificazione delle catene di approvvigionamento, soprattutto nei comparti strategici .
Il clima politico si è quindi irrigidito. Da una parte l’UE promette di difendere «con le unghie e con i denti» la propria industria; dall’altra Pechino accusa Bruxelles di selezionare i dati per giustificare nuove restrizioni . Le tensioni si sono estese anche a materie prime e componenti essenziali, tra cui terre rare e chip utilizzati dall’industria automobilistica europea .
Cosa può davvero imparare Bruxelles dall’Australia?
Il successo australiano non dimostra che la moderazione risolva automaticamente ogni conflitto con la Cina. Dimostra piuttosto che una combinazione di strumenti legali, canali diplomatici aperti e tempo può creare le condizioni per un compromesso.
Canberra aveva inoltre una posizione negoziale particolare: il commercio con la Cina era fortemente favorevole all’Australia, grazie al peso delle sue esportazioni di materie prime e servizi. L’UE, invece, deve confrontarsi con un enorme deficit di beni manifatturieri e con il timore che la sovraccapacità cinese comprometta la produzione europea.
Per Bruxelles, dunque, «pazienza» non può significare restare passiva. Potrebbe voler dire mantenere il dialogo e utilizzare il WTO, evitando però che ogni misura difensiva si trasformi in un’escalation senza via d’uscita. Allo stesso tempo, l’UE deve affrontare il problema interno: rafforzare la propria industria, diversificare le forniture e ridurre le dipendenze strategiche.
Il verdetto
La strategia australiana — niente ritorsioni immediate, ricorso alle regole internazionali e diplomazia paziente — ha contribuito a riportare i rapporti con la Cina verso la normalità entro il 2024 .
Ma il caso europeo è più difficile. Non riguarda soltanto dazi imposti in risposta a una crisi politica: riguarda uno squilibrio commerciale strutturale da quasi 360 miliardi di euro l’anno, insieme alla competizione su auto elettriche, tecnologia e capacità industriale.
Il messaggio di Farrell può quindi essere utile come invito alla prudenza. Non è però una ricetta pronta all’uso. Per l’Europa, la sfida sarà capire se si può mantenere la calma senza rinunciare a proteggere la propria base produttiva.
foreignminister.gov.au
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