Il Chips Act II rappresenta l’evoluzione del Chips Act europeo adottato nel settembre 2023 (Regolamento UE 2023/1781), il cui obiettivo dichiarato è rafforzare l’ecosistema europeo dei semiconduttori, aumentare la resilienza della filiera e ridurre la dipendenza da fornitori extraeuropei. Il nuovo pacchetto, atteso per il primo trimestre del 2026, si basa sui risultati di una consultazione pubblica avviata a settembre 2025, che ha raccolto oltre 200 contributi da stakeholder del settore.
Il primo Chips Act aveva già mobilitato oltre 43 miliardi di euro tra fondi pubblici e privati. L’ambizione di lungo termine rimane quella di portare la quota dell’Unione nella produzione globale di semiconduttori all'avanguardia al 20% entro il 2030.
Il Chips Act II non sostituirà la normativa esistente, ma la raffinerà e ne estenderà la portata, con un’enfasi particolare sulla resilienza industriale e l’autonomia strategica.
Una delle misure più discusse del nuovo pacchetto è l’obbligo per i costruttori di automobili di diversificare i propri fornitori di semiconduttori.
Secondo bozze anticipate da fonti europee, le case automobilistiche potrebbero essere tenute ad acquistare determinati chip da almeno due fornitori e a integrare criteri di resilienza nelle loro decisioni di procurement.
La logica è semplice: un singolo componente mancante può fermare una intera linea di produzione. Quando i chip critici provengono da un unico fornitore – o da una sola regione geopoliticamente sensibile – il rischio di interruzioni aumenta vertiginosamente.
Per i policy maker europei, l’approvvigionamento di semiconduttori non è più solo una questione economica, ma una priorità di sicurezza strategica legata alla sovranità tecnologica.
L’accelerazione verso regole più stringenti è stata alimentata dalla crisi Nexperia del 2025, che ha sconvolto la filiera globale dei chip per automotive.
Alla fine di settembre 2025, il governo olandese ha assunto il controllo di Nexperia – un produttore di semiconduttori con sede nei Paesi Bassi ma di proprietà del gruppo cinese Wingtech Technology – citando motivi di sicurezza nazionale.
La Cina ha risposto con restrizioni all’esportazione che hanno colpito la stessa catena di fornitura di Nexperia, inasprendo le tensioni e minacciando la disponibilità di semiconduttori per il settore auto.
Poiché Nexperia produce chip ampiamente utilizzati nell'elettronica dei veicoli, la crisi ha rapidamente innescato timori di fermo della produzione in tutto il comparto automobilistico europeo.
L’episodio ha messo in luce diverse vulnerabilità strutturali:
Per Bruxelles, la crisi ha rafforzato la convinzione che i chip vadano trattati come infrastruttura critica e non come una mera merce commerciale.
Pur non essendo stato ancora pubblicato il testo finale, le discussioni politiche e le anticipazioni stampa indicano diversi strumenti possibili.
I costruttori potrebbero dover dimostrare di aver diversificato le fonti di approvvigionamento per i componenti chiave, in alcuni casi ricorrendo a più fornitori.
I finanziamenti pubblici potrebbero essere legati al raggiungimento di obiettivi di resilienza, seguendo il modello del primo Chips Act, che già vincola il sostegno a progetti che rafforzano la capacità di approvvigionamento europea.
Associazioni di categoria e policy maker hanno proposto la creazione di uno strumento di finanziamento centralizzato dell’UE per i progetti semiconduttori strategici, con una linea di bilancio dedicata di almeno 20 miliardi di euro nell’ambito del Fondo per la Competitività europeo.
L’UE sta anche valutando come migliorare il monitoraggio, il coordinamento della domanda e la capacità di scalare la produzione industriale lungo l’intera catena del valore dei semiconduttori.
Queste misure sono ancora in fase di discussione e la legge finale potrebbe differire dalle proposte attuali.
Il Chips Act II fa parte di un più ampio sforzo europeo per rafforzare la sovranità tecnologica nei settori critici.
L’Europa dipende oggi in larga misura dalla produzione di semiconduttori al di fuori dei propri confini. Il primo Chips Act è stato concepito per colmare questo divario, mobilitando oltre 43 miliardi di euro per espandere ricerca, progettazione e capacità manifatturiera sul continente.
La strategia combina diversi elementi:
Il settore automobilistico è al centro di questa strategia perché è uno dei più grandi comparti industriali europei e tra i più sensibili alla carenza di chip.
Il Chips Act II resta per ora una proposta in fase di elaborazione, non una legge già approvata. La Commissione prevede di pubblicare il testo legislativo entro il primo trimestre del 2026, dopo aver completato la valutazione del primo Chips Act e recepito i contributi della consultazione pubblica.
Se adottato, il nuovo quadro segnerebbe un cambio di paradigma: l’approvvigionamento di semiconduttori non sarebbe più lasciato alle sole logiche di mercato, ma diventerebbe oggetto di una politica industriale strategica incentrata su resilienza, diversificazione e capacità produttiva interna.
La crisi Nexperia ha mostrato quanto velocemente una disputa geopolitica possa ripercuotersi sulle catene di fornitura. Per i policy maker europei, il Chips Act II è il tentativo di fare in modo che la prossima interruzione non blocchi le fabbriche del continente.