La European Network for Payments (ENP) non punta a sostituire i servizi di pagamento nazionali con un’unica nuova app. L’idea è collegare quelli già esistenti attraverso un hub comune, così da renderli utilizzabili anche oltre i confini del proprio mercato. La joint venture con sede a Madrid è stata annunciata il 30 settembre 2026; i pagamenti interoperabili sono un obiettivo per il 2027, non un servizio già disponibile su vasta scala.
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Un hub comune per collegare i sistemi
L’ENP gestirà un’infrastruttura condivisa per far dialogare i sistemi aderenti. Il piano prevede un livello tecnico e operativo comune, basato su standard europei e pagamenti istantanei da conto a conto. In pratica, l’hub dovrebbe permettere ai servizi partecipanti di funzionare anche fuori dai rispettivi mercati nazionali, senza chiedere agli utenti di passare a un nuovo servizio consumer con il marchio ENP.
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I partner hanno inoltre riferito di aver completato una prova di pagamenti con codice QR presso esercenti all’estero, utilizzando le app mobili partecipanti. È un test di fattibilità per uno specifico scenario: non significa che i pagamenti nei negozi oltre confine siano già disponibili in generale tramite ENP.
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Chi partecipa e quale portata ha il progetto
I cinque fondatori sono l’italiana Bancomat, la spagnola Bizum, EPI Company, che gestisce Wero, la portoghese SIBS-MB WAY e Vipps MobilePay. I partner hanno annunciato la creazione della società congiunta con sede a Madrid nel settembre 2026, dopo un precedente accordo per realizzare un hub condiviso.
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Secondo le ricostruzioni disponibili, i fondatori avranno quote paritetiche nella società. I sistemi che portano al progetto contano complessivamente circa 130 milioni di utenti in 13 Paesi europei, una platea che corrisponde a oltre il 70% della popolazione dell’UE e della Norvegia. Questi numeri descrivono la portata complessiva dei servizi esistenti: non indicano quante persone possano già effettuare pagamenti transfrontalieri tramite ENP.
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Si parte dai trasferimenti tra persone
L’obiettivo dichiarato dai partner è consentire pagamenti interoperabili oltre confine entro il 2027. Le informazioni pubblicate descrivono un avvio graduale: prima i trasferimenti tra persone, poi l’estensione all’e-commerce e ai pagamenti nei negozi. Si tratta di un programma, non della conferma che tutte queste funzioni siano già attive.
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La prova con i codici QR è una tappa distinta da un lancio generale per i pagamenti al dettaglio. Dimostra che è stato testato un caso d’uso tra cliente ed esercente in un altro Paese, mentre l’estensione del servizio resta prevista per fasi.
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La rete potrà accogliere altri operatori?
L’iniziativa è stata presentata come aperta ad altri sistemi di pagamento europei e i fondatori hanno parlato di ampliare le soluzioni partecipanti. Le informazioni disponibili, però, non precisano né i criteri di ammissione né le condizioni di proprietà per eventuali nuovi aderenti.
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Un’alternativa europea, non ancora una sostituzione
ENP si inserisce negli sforzi per rafforzare le alternative europee e ridurre la dipendenza da infrastrutture di pagamento associate a Visa, Mastercard e ad altri operatori statunitensi. Collegando sistemi che hanno già utenti in diversi mercati nazionali, il progetto vuole rendere possibili più pagamenti transfrontalieri attraverso servizi europei.
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L’ambizione, però, non equivale alla sostituzione dei circuiti di carte esistenti né alla disponibilità di un servizio paneuropeo già pienamente operativo. I circa 130 milioni di utenti rappresentano la platea dei sistemi fondatori; la diffusione effettiva dei pagamenti tramite hub dipenderà dall’avanzamento del progetto e dall’eventuale adesione di altri operatori.
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