X ha avviato un’azione civile presso l’Alta Corte di giustizia di Inghilterra e Galles contro Vivek Kumar Sen, Zamyang Sherpa e alcune «persons unknown», ossia soggetti ancora non identificati. Secondo la piattaforma, avrebbero gestito una rete coordinata di account incentrati su Bitcoin per alterare le interazioni usate nel calcolo dei pagamenti ai creator, ottenendo almeno 207.384 sterline. La causa è ancora pendente: le accuse di X non sono state esaminate né provate in giudizio.
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L’accusa: post sincronizzati e interazioni incrociate
Secondo le ricostruzioni disponibili, X Internet Unlimited Company e X Corp. hanno depositato i dettagli della domanda il 17 settembre 2026 presso le Business and Property Courts, la sezione dell’Alta Corte inglese che tratta, tra l’altro, controversie commerciali. Il numero della causa è BL-2026-001161.
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Il punto centrale dell’azione è che account apparentemente distinti avrebbero operato come un’unica rete. X sostiene che pubblicassero contenuti su Bitcoin identici o molto simili a breve distanza l’uno dall’altro, per poi aumentarsi reciprocamente la visibilità con like, repost e risposte. Per la società, questo schema avrebbe creato una falsa parvenza di interazioni umane autentiche, facendo crescere l’engagement monetizzabile dei post.
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Tra gli elementi che X indica come segnali del presunto coordinamento figurano:
- post su Bitcoin duplicati o quasi duplicati, pubblicati in orari molto ravvicinati;
- like, repost e risposte reciproche fra gli account;
- informazioni di collegamento tecnico, fra cui presunti dispositivi, cookie e software client condivisi;
- più conti bancari o di pagamento che, secondo X, sarebbero stati utilizzati per mascherare i legami tra gli operatori.
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Le notizie non coincidono del tutto sulle dimensioni della rete: alcune parlano di sei account principali o di sei account che hanno ricevuto pagamenti, altre di almeno nove profili coinvolti nell’operazione più ampia. La lettura più prudente è che i sei fossero i principali account monetizzati citati nelle ricostruzioni, mentre altri sarebbero stati collegati alla presunta rete.
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Chi sono i convenuti e cosa significa «persons unknown»
I convenuti nominati sono Sen e Sherpa, insieme a «persons unknown» che, stando alla domanda, avrebbero gestito, usato o controllato altri account elencati nel procedimento.
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Nel diritto inglese, l’inclusione di soggetti non ancora identificati consente al ricorrente di mantenere la pretesa anche nei confronti di eventuali ulteriori operatori qualora la loro identità emerga durante il processo. Non equivale a stabilire che tali persone abbiano commesso illeciti.
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Le fonti riferiscono inoltre che gli account sono stati sospesi. L’iniziativa di X combina quindi l’applicazione delle regole interne della piattaforma con un’azione civile per recuperare somme che afferma siano state erogate indebitamente.
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Cosa chiede X al tribunale
X sostiene che la rete abbia ottenuto almeno 207.384 sterline, circa 277.000-278.000 dollari, tramite l’ex programma Creator Revenue Sharing.
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La società chiede la restituzione dei pagamenti, oltre a risarcimento danni, interessi e spese legali. Secondo le notizie disponibili, ha inoltre indicato almeno 75.000 sterline di costi per indagine, bonifica e prevenzione. Anche questa cifra è parte della richiesta avanzata da X, non un danno accertato da un tribunale.
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Nessuna dichiarazione diretta di Musk o dei convenuti
Le fonti disponibili documentano il deposito dell’azione e le misure di sospensione attribuite a X, ma non riportano una dichiarazione pubblica diretta e attendibile di Elon Musk riferita specificamente a questo caso. Non risulta neppure una risposta pubblica dei due convenuti nominati nei materiali forniti.
L’assenza di una risposta riportata non deve essere interpretata come ammissione di responsabilità né come una conclusione sfavorevole nei loro confronti.
Un’azione più dura contro l’abuso dei pagamenti ai creator
La causa segna un passaggio oltre la sola moderazione: X non si limita alla rimozione o sospensione dei profili, ma chiede la restituzione dei compensi e il recupero dei costi connessi. In un modello nel quale l’engagement influisce sulla remunerazione, l’amplificazione coordinata può creare un incentivo economico diretto a simulare attività; è questa la tesi di X, non una conclusione già raggiunta dall’Alta Corte.
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Non sarebbe il primo ricorso di X ai tribunali contro presunte manipolazioni dei ricavi creator. Nel 2025, alcune notizie avevano riportato una distinta causa federale negli Stati Uniti contro otto persone, accusate dalla piattaforma di aver pubblicato contenuti non autentici e falsificato metriche di interazione per aumentare i guadagni.
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I materiali disponibili non permettono però di misurare una campagna giudiziaria ampia e sistematica né di stabilire l’esito di casi comparabili. Questo procedimento va quindi considerato come una specifica causa civile ancora in corso, inserita nel più generale approccio di X contro gli abusi sulla piattaforma.
Perché X ha sostituito Creator Revenue Sharing
X ha smesso di accettare nuovi partecipanti al programma Revenue Sharing nell’agosto 2026. Gli iscritti già presenti potevano continuare a maturare compensi fino al 7 settembre, mentre dall’8 settembre è iniziata l’apertura delle candidature per il programma sostitutivo, Original Content Rewards.
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Il nuovo sistema è incentrato sulle impression qualificate provenienti da utenti Premium per contenuti originali, anziché sul precedente modello di condivisione dei ricavi legato all’engagement. Per candidarsi, X richiede fra l’altro un abbonamento Premium, 500 follower verificati e 500.000 impression nella Home Timeline da utenti verificati nei 90 giorni precedenti.
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Secondo le informazioni sul programma, post copiati, ricaricamenti, contenuti automatizzati e rielaborazioni di scarso valore non possono ricevere premi; possono invece essere ammessi lavori originali e trasformazioni sostanziali di contenuti esistenti.
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La revisione del programma non stabilisce il merito delle accuse contro Sen, Sherpa o altre persone. Mostra però che X ha modificato gli incentivi della monetizzazione dopo le critiche secondo cui un modello fortemente basato sulle interazioni potesse favorire repost, spam e contenuti virali di basso valore.
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In sintesi
La causa di X riguarda l’accusa che un comportamento coordinato tra account abbia trasformato engagement artificiale in ricavi per creator. La società afferma di poter dimostrare post sincronizzati, interazioni incrociate, collegamenti tecnici e modalità di pagamento riconducibili alla presunta rete; chiede la restituzione delle somme e ulteriori costi. Stabilire se tali accuse siano fondate spetterà al procedimento davanti all’Alta Corte inglese.
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