Il programma DGX-Ready Colocation Data Center offre una struttura formale a questo modello. Per essere idonei, i siti devono poter supportare il raffreddamento a liquido, componenti infrastrutturali convalidati e l’assistenza necessaria a installare e gestire sistemi Nvidia ad alta densità. Tra gli operatori nordici indicati come conformi ai requisiti figurano atNorth, Bulk Data Centers e Borealis Data Center.
La certificazione è rilevante perché un data center con spazio libero non è automaticamente pronto a ospitare un cluster AI avanzato. Concentrazioni elevate di GPU richiedono molta energia, gestione del calore e procedure d’installazione specifiche.
Nvidia ha anche lanciato Compute MatchMake, un marketplace che consente ai clienti di cercare capacità GPU presso Nvidia Cloud Partner certificati, specificare le proprie esigenze, negoziare le condizioni e concludere un contratto. È un’estensione più standardizzata dello stesso ruolo di coordinamento, anche se distinta dalle introduzioni dirette riferite agli operatori di colocation nordici.
La regione nordica — dalla Norvegia all’Islanda — combina diversi elementi favorevoli ai data center: disponibilità di terreni, elettricità da fonti rinnovabili e temperature basse che possono facilitare il raffreddamento.
Borealis, per esempio, afferma che le proprie strutture islandesi e nordiche utilizzano energia idroelettrica e geotermica, mentre il clima locale permette il free-air cooling, cioè il raffreddamento con l’aria esterna senza ricorrere sempre a sistemi meccanici più energivori.
Il vantaggio è particolarmente importante per i cluster composti da grandi quantità di acceleratori. Quando molti GPU lavorano contemporaneamente, la gestione del calore diventa una delle principali difficoltà progettuali. Le condizioni naturali possono ridurre la complessità operativa e il fabbisogno energetico per il raffreddamento.
Il limite, però, resta la rete elettrica. Secondo i dati citati nelle fonti, circa 2,3 gigawatt di capacità di data center in Norvegia attendono un futuro accesso alla rete. Il Nord Europa offre quindi condizioni fisiche interessanti, ma la disponibilità effettiva di energia e connessioni procede in un contesto di forte concorrenza.
Nel luglio 2025 Nscale, Aker e OpenAI hanno annunciato Stargate Norway, un progetto di infrastruttura AI alimentato da energia rinnovabile nei pressi di Narvik, nel nord della Norvegia. Il piano prevedeva una capacità iniziale di 230 megawatt, con l’ambizione di aggiungerne altri 290, e puntava a raggiungere 100.000 GPU Nvidia entro la fine del 2026.
Successivamente, però, il quadro commerciale è cambiato. Alcune ricostruzioni hanno riferito che Microsoft avrebbe sottoscritto l’intera capacità del sito di Kvandal e che Nscale intenderebbe installare oltre 30.000 GPU Nvidia Rubin nel campus di Narvik per Microsoft a partire dal 2027. Si tratta di un cambiamento riportato negli accordi e nei clienti coinvolti, non della conferma che il piano originale di Stargate proceda senza modifiche.
Crusoe e atNorth hanno annunciato un’espansione di 24 megawatt presso la struttura ICE02 di Keflavík. L’operazione si aggiunge a un accordo precedente da 33 megawatt, portando a 57 megawatt la capacità annunciata per Crusoe in quel sito.
L’installazione comprende sistemi Nvidia GB200 NVL72 e GPU Blackwell, inclusi apparati raffreddati a liquido. Il modello è quello tipico dell’infrastruttura AI: un fornitore cloud prende in affitto capacità da un operatore specializzato di data center e rende poi disponibili i sistemi Nvidia attraverso una piattaforma cloud.
Nscale ha inoltre firmato un accordo di locazione da 15 megawatt nel campus islandese di Verne, con un piano per installare 4.600 GPU Nvidia Blackwell Ultra entro il 2026. Il sito è descritto come alimentato da energia rinnovabile, dotato di raffreddamento naturale e autorizzato per Nvidia DGX.
Nel complesso, questi progetti indicano che l’opportunità nordica non dipende da un’unica grande struttura. Si sta formando una rete di operatori di colocation, fornitori cloud AI e clienti di grandi dimensioni che assemblano capacità in Norvegia e Islanda.
Le attività di “matchmaking” fanno pensare più a un ruolo di regia dell’ecosistema che a un ingresso tradizionale nel settore immobiliare. Nvidia occupa già diverse posizioni chiave: fornisce l’hardware utilizzato nei progetti, propone sistemi come DGX, valida le strutture, collabora con partner cloud e mantiene rapporti con importanti clienti AI.
Il marketplace Compute MatchMake rende questo modello ancora più esplicito. I clienti possono filtrare la capacità in base alla piattaforma GPU, alla regione e alle date, inviare una richiesta, essere abbinati a un partner Nvidia Cloud e arrivare alla firma del contratto.
Le introduzioni nel Nord Europa seguono la stessa logica attraverso rapporti diretti, anziché soltanto tramite una piattaforma pubblica. Nvidia trae vantaggio quando un costruttore di infrastrutture trova un cliente per i GPU, quando quel cliente trova energia e raffreddamento e quando un fornitore cloud trasforma entrambe le cose in un servizio.
Questo non significa che ogni progetto annunciato verrà realizzato esattamente come previsto. Il caso Stargate Norway mostra quanto possano cambiare i piani quando evolvono finanziamenti, accesso alla rete e domanda commerciale. Il problema di fondo, però, resta invariato: per costruire l’AI non bastano i chip.
Aiutando i clienti a risolvere il problema di dove installare e alimentare i GPU, Nvidia si sta posizionando più vicino al centro del mercato infrastrutturale creato dalla domanda per i suoi stessi prodotti.