Wood Mackenzie prevede che i data center cinesi possano quadruplicare i consumi fino a 774 TWh nel 2030, pari a circa il 6% della domanda nazionale. La componente nucleare immediatamente realizzabile è il vasto programma di fissione: 64 reattori in esercizio e 38 in costruzione, per quasi 40 GW.
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Create a landscape editorial hero image for this Studio Global article: How is China responding to AI-driven growth in data-center electricity demand—projected to rise fourfold to 774 TWh by 2030—by accelerating. Article summary: China is pursuing a layered response: scale up proven large reactors for near-term firm power, develop SMRs and microreactors for more flexible industrial and data-center uses, and fund fusion as a longer-term strategic . Topic tags: general, government, general web, user generated. Style: premium digital editorial illustration, source-backed research mood, clean composition, high detail, modern web publication hero. Use reference image context only for broad subject, composition, and topical grounding; do not copy the exact image. Avoid: logos, brand marks, copyrighted characters, real person likenesses, fake screenshots, UI text, readable text, watermarks, cha
La Cina non sta affidando la crescita dell’intelligenza artificiale a una sola tecnologia energetica. La strategia combina tre orizzonti: grandi reattori nucleari convenzionali per avere potenza programmabile nel breve periodo, piccoli reattori modulari (SMR) per un possibile impiego più flessibile in futuro e fusione nucleare come investimento strategico di lungo periodo.
La distinzione è essenziale: secondo Wood Mackenzie, i data center cinesi potrebbero consumare 774 terawattora (TWh) di elettricità nel 2030, circa quattro volte il livello attuale e approssimativamente il 6% della domanda elettrica nazionale. È una previsione, non un livello di domanda già garantito. 55 La fusione, però, non potrà contribuire in misura significativa entro quella scadenza.
La Cina dispone di 64 reattori nucleari operativi, con 63.985 MWe di capacità, e ne ha 38 in costruzione, per altri 39.694 MWe. 17 È questo il pezzo del piano nucleare già traducibile in nuova produzione elettrica per far fronte alla crescita dei carichi, non solo dei data center ma dell’intera economia.
I grandi reattori forniscono generazione a basse emissioni e programmabile, ma non bastano da soli. Per sostenere l’aumento rapido dei consumi servono anche potenziamento della rete, rinnovabili, accumuli, efficienza e altre fonti. L’Agenzia internazionale dell’energia (IEA) stima che, a livello mondiale, le rinnovabili copriranno quasi metà della domanda aggiuntiva dei data center fino al 2030; il contributo del nucleare crescerà soprattutto verso la fine del decennio e oltre. 57
Pechino sta inoltre sviluppando il progetto dimostrativo SMR multiuso di Changjiang, nell’isola di Hainan. 18 Gli SMR — piccoli reattori modulari — potrebbero in prospettiva essere più facili da collocare e produrre in modo standardizzato rispetto ai grandi impianti. Tuttavia, la loro convenienza economica su scala commerciale resta da dimostrare. Per l’IEA, entreranno in modo più rilevante nell’approvvigionamento dei data center dopo il 2030, non come risposta principale all’urgenza attuale dell’IA.
57
Il nome “Junhe Nuclear” sembra riferirsi a Junhe Atomic (JHATOM), società privata cinese di tecnologia nucleare fondata nel 2025. L’azienda dichiara di sviluppare e voler commercializzare sistemi SMR e microreattori. 19
Secondo le informazioni disponibili, la società con sede a Shanghai avrebbe raccolto 300 milioni di yuan in capitale di rischio, si troverebbe nella fase di progettazione e mirerebbe a rendere operativo un progetto dimostrativo attorno al 2031. 50
36
Si tratta però di programmi iniziali. Le fonti disponibili non attestano un reattore specifico già finanziato, autorizzato o in costruzione, né un contratto per fornire energia a un data center. Non sono inoltre documentati un avvio lavori, una data di connessione alla rete o un accordo di acquisto dell’elettricità. Junhe Atomic segnala quindi l’interesse cinese per la fissione avanzata, ma non è ancora un fornitore credibile di elettricità per l’IA nel breve termine.
NovaFusionX, startup fondata a Shanghai nel 2025, sviluppa sistemi di fusione compatti e modulari basati sulla configurazione a campo inverso, nota con l’acronimo inglese FRC (field-reversed configuration). L’azienda indica tra i possibili impieghi la generazione distribuita, inclusi i data center. 33
45
La raccolta di capitali è stata rapida. Nell’aprile 2026 NovaFusionX ha comunicato un round Angel+ da 700 milioni di yuan, che ha portato i finanziamenti complessivi a 1,2 miliardi di yuan — circa 175,6 milioni di dollari — nel giro di un anno. 42 Ad agosto ha poi annunciato altri 1,2 miliardi di yuan in un finanziamento pre-Series A, per un totale di 2,4 miliardi di yuan e una valutazione post-money superiore a 10 miliardi di yuan, secondo le notizie sull’operazione.
34
La tappa tecnica dichiarata è molto più prudente dei titoli sui finanziamenti: NovaFusionX punta al primo plasma della macchina Nova One entro la fine del 2026. 38 Il primo plasma indica che un dispositivo sperimentale è entrato in funzione in una fase preliminare; non dimostra produzione netta di elettricità, affidabilità commerciale, autorizzazione regolatoria o capacità di alimentare un data center.
Il fondatore dell’azienda ha sostenuto che l’esplosione della domanda legata all’IA impone di comprimere i tempi di commercializzazione della fusione da 30-50 anni a cinque-dieci anni. 37 È un obiettivo aziendale, non una tabella di marcia verificata in modo indipendente. A oggi, la fusione non produce elettricità commerciale in nessuna parte del mondo.
Le stime sugli investimenti cinesi nella fusione variano, anche perché la spesa pubblica e para-pubblica non è sempre facilmente tracciabile. Una commissione bipartisan statunitense calcola che la Cina abbia investito almeno 6,5 miliardi di dollari dal 2023, quasi tre volte il finanziamento del programma Fusion Energy Sciences del Dipartimento dell’Energia statunitense nello stesso periodo. Altre valutazioni collocano il limite superiore vicino ai 13 miliardi di dollari. Sono stime, non bilanci certificati. 4
9
Gli Stati Uniti mantengono invece un vantaggio negli investimenti privati: una rilevazione del settore indica circa 8,05 miliardi di dollari in 42 imprese statunitensi, contro circa 5,14 miliardi in otto società cinesi. 8
Anche Washington sta aumentando il sostegno pubblico: il programma Fusion Energy Sciences del Dipartimento dell’Energia ha ricevuto 790 milioni di dollari nell’anno fiscale 2025, mentre ARPA-E ha impegnato 135 milioni di dollari in 18 mesi nel 2026 per progetti di commercializzazione della fusione. 5
3
Nessuno dei due modelli elimina i rischi tecnici e commerciali della fusione. Investimenti molto elevati non dimostrano che un determinato approccio arriverà per primo a produrre elettricità affidabile e competitiva.
Il vantaggio potenziale della Cina non è la prova che abbia risolto il problema della fusione. È piuttosto la capacità di collegare ricerca, manifattura e costruzioni seriali attorno a un grande mercato domestico.
Con 38 reattori in costruzione e 64 già operativi, la Cina offre continuità di lavoro a progettisti, produttori di componenti, imprese di costruzione, operatori e autorità di controllo. 17 La ripetizione dei progetti può favorire standardizzazione, mantenimento delle competenze e acquisti su scala, riducendo i rischi di esecuzione da un impianto al successivo.
Secondo gli analisti, l’avanzata cinese nella fusione combina finanziamenti centrali e provinciali, università e grandi operatori industriali. 6
7 Questa struttura può facilitare il passaggio dai laboratori ai prototipi e alla capacità produttiva, senza però garantire prestazioni migliori o costi inferiori.
Una filiera domestica matura potrebbe aiutare i fornitori cinesi a competere all’estero, se saranno in grado di offrire tecnologie standardizzate, tempi di consegna credibili e finanziamenti. Il successo internazionale resterebbe però vincolato a requisiti di sicurezza nucleare, norme di non proliferazione, geopolitica, condizioni di credito, accordi sul combustibile e convenienza economica dei singoli progetti.
La previsione di 774 TWh rende la disponibilità di elettricità una questione strategica per l’espansione dell’IA cinese. 55 Nel perimetro temporale del 2030, la storia nucleare che conta è la prosecuzione della costruzione di reattori convenzionali, con gli SMR come possibile complemento successivo.
Junhe Atomic è una società di fissione avanzata in fase iniziale, con un obiettivo di dimostratore intorno al 2031. NovaFusionX ha raccolto capitali rilevanti e punta al primo plasma nel 2026, ma nessuna delle due ha dimostrato un percorso finanziabile e operativo per alimentare data center. 19
36
38
La fusione è importante nella competizione tecnologica fra Cina e Stati Uniti, ma resta una scommessa di lungo periodo. Per ora, il punto di forza più concreto della Cina è la possibilità di trasformare tecnologie nucleari già mature in progetti industriali ripetibili, continuando parallelamente a finanziare la fissione avanzata e la fusione.
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Wood Mackenzie prevede che i data center cinesi possano quadruplicare i consumi fino a 774 TWh nel 2030, pari a circa il 6% della domanda nazionale.
Wood Mackenzie prevede che i data center cinesi possano quadruplicare i consumi fino a 774 TWh nel 2030, pari a circa il 6% della domanda nazionale. La componente nucleare immediatamente realizzabile è il vasto programma di fissione: 64 reattori in esercizio e 38 in costruzione, per quasi 40 GW.
Junhe Atomic e NovaFusionX sono iniziative ancora iniziali: la prima punta a un dimostratore intorno al 2031, la seconda al primo plasma entro la fine del 2026.
Wood Mackenzie prevede che i data center cinesi possano quadruplicare i consumi fino a 774 TWh nel 2030, pari a circa il 6% della domanda nazionale. La componente nucleare immediatamente realizzabile è il vasto programma di fissione: 64 reattori in esercizio e 38 in costruzione, per quasi 40 GW.
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La Cina non sta affidando la crescita dell’intelligenza artificiale a una sola tecnologia energetica. La strategia combina tre orizzonti: grandi reattori nucleari convenzionali per avere potenza programmabile nel breve periodo, piccoli reattori modulari (SMR) per un possibile impiego più flessibile in futuro e fusione nucleare come investimento strategico di lungo periodo.
La distinzione è essenziale: secondo Wood Mackenzie, i data center cinesi potrebbero consumare 774 terawattora (TWh) di elettricità nel 2030, circa quattro volte il livello attuale e approssimativamente il 6% della domanda elettrica nazionale. È una previsione, non un livello di domanda già garantito. 55 La fusione, però, non potrà contribuire in misura significativa entro quella scadenza.
La Cina dispone di 64 reattori nucleari operativi, con 63.985 MWe di capacità, e ne ha 38 in costruzione, per altri 39.694 MWe. 17 È questo il pezzo del piano nucleare già traducibile in nuova produzione elettrica per far fronte alla crescita dei carichi, non solo dei data center ma dell’intera economia.
I grandi reattori forniscono generazione a basse emissioni e programmabile, ma non bastano da soli. Per sostenere l’aumento rapido dei consumi servono anche potenziamento della rete, rinnovabili, accumuli, efficienza e altre fonti. L’Agenzia internazionale dell’energia (IEA) stima che, a livello mondiale, le rinnovabili copriranno quasi metà della domanda aggiuntiva dei data center fino al 2030; il contributo del nucleare crescerà soprattutto verso la fine del decennio e oltre. 57
Pechino sta inoltre sviluppando il progetto dimostrativo SMR multiuso di Changjiang, nell’isola di Hainan. 18 Gli SMR — piccoli reattori modulari — potrebbero in prospettiva essere più facili da collocare e produrre in modo standardizzato rispetto ai grandi impianti. Tuttavia, la loro convenienza economica su scala commerciale resta da dimostrare. Per l’IEA, entreranno in modo più rilevante nell’approvvigionamento dei data center dopo il 2030, non come risposta principale all’urgenza attuale dell’IA.
57
Il nome “Junhe Nuclear” sembra riferirsi a Junhe Atomic (JHATOM), società privata cinese di tecnologia nucleare fondata nel 2025. L’azienda dichiara di sviluppare e voler commercializzare sistemi SMR e microreattori. 19
Secondo le informazioni disponibili, la società con sede a Shanghai avrebbe raccolto 300 milioni di yuan in capitale di rischio, si troverebbe nella fase di progettazione e mirerebbe a rendere operativo un progetto dimostrativo attorno al 2031. 50
36
Si tratta però di programmi iniziali. Le fonti disponibili non attestano un reattore specifico già finanziato, autorizzato o in costruzione, né un contratto per fornire energia a un data center. Non sono inoltre documentati un avvio lavori, una data di connessione alla rete o un accordo di acquisto dell’elettricità. Junhe Atomic segnala quindi l’interesse cinese per la fissione avanzata, ma non è ancora un fornitore credibile di elettricità per l’IA nel breve termine.
NovaFusionX, startup fondata a Shanghai nel 2025, sviluppa sistemi di fusione compatti e modulari basati sulla configurazione a campo inverso, nota con l’acronimo inglese FRC (field-reversed configuration). L’azienda indica tra i possibili impieghi la generazione distribuita, inclusi i data center. 33
45
La raccolta di capitali è stata rapida. Nell’aprile 2026 NovaFusionX ha comunicato un round Angel+ da 700 milioni di yuan, che ha portato i finanziamenti complessivi a 1,2 miliardi di yuan — circa 175,6 milioni di dollari — nel giro di un anno. 42 Ad agosto ha poi annunciato altri 1,2 miliardi di yuan in un finanziamento pre-Series A, per un totale di 2,4 miliardi di yuan e una valutazione post-money superiore a 10 miliardi di yuan, secondo le notizie sull’operazione.
34
La tappa tecnica dichiarata è molto più prudente dei titoli sui finanziamenti: NovaFusionX punta al primo plasma della macchina Nova One entro la fine del 2026. 38 Il primo plasma indica che un dispositivo sperimentale è entrato in funzione in una fase preliminare; non dimostra produzione netta di elettricità, affidabilità commerciale, autorizzazione regolatoria o capacità di alimentare un data center.
Il fondatore dell’azienda ha sostenuto che l’esplosione della domanda legata all’IA impone di comprimere i tempi di commercializzazione della fusione da 30-50 anni a cinque-dieci anni. 37 È un obiettivo aziendale, non una tabella di marcia verificata in modo indipendente. A oggi, la fusione non produce elettricità commerciale in nessuna parte del mondo.
Le stime sugli investimenti cinesi nella fusione variano, anche perché la spesa pubblica e para-pubblica non è sempre facilmente tracciabile. Una commissione bipartisan statunitense calcola che la Cina abbia investito almeno 6,5 miliardi di dollari dal 2023, quasi tre volte il finanziamento del programma Fusion Energy Sciences del Dipartimento dell’Energia statunitense nello stesso periodo. Altre valutazioni collocano il limite superiore vicino ai 13 miliardi di dollari. Sono stime, non bilanci certificati. 4
9
Gli Stati Uniti mantengono invece un vantaggio negli investimenti privati: una rilevazione del settore indica circa 8,05 miliardi di dollari in 42 imprese statunitensi, contro circa 5,14 miliardi in otto società cinesi. 8
Anche Washington sta aumentando il sostegno pubblico: il programma Fusion Energy Sciences del Dipartimento dell’Energia ha ricevuto 790 milioni di dollari nell’anno fiscale 2025, mentre ARPA-E ha impegnato 135 milioni di dollari in 18 mesi nel 2026 per progetti di commercializzazione della fusione. 5
3
Nessuno dei due modelli elimina i rischi tecnici e commerciali della fusione. Investimenti molto elevati non dimostrano che un determinato approccio arriverà per primo a produrre elettricità affidabile e competitiva.
Il vantaggio potenziale della Cina non è la prova che abbia risolto il problema della fusione. È piuttosto la capacità di collegare ricerca, manifattura e costruzioni seriali attorno a un grande mercato domestico.
Con 38 reattori in costruzione e 64 già operativi, la Cina offre continuità di lavoro a progettisti, produttori di componenti, imprese di costruzione, operatori e autorità di controllo. 17 La ripetizione dei progetti può favorire standardizzazione, mantenimento delle competenze e acquisti su scala, riducendo i rischi di esecuzione da un impianto al successivo.
Secondo gli analisti, l’avanzata cinese nella fusione combina finanziamenti centrali e provinciali, università e grandi operatori industriali. 6
7 Questa struttura può facilitare il passaggio dai laboratori ai prototipi e alla capacità produttiva, senza però garantire prestazioni migliori o costi inferiori.
Una filiera domestica matura potrebbe aiutare i fornitori cinesi a competere all’estero, se saranno in grado di offrire tecnologie standardizzate, tempi di consegna credibili e finanziamenti. Il successo internazionale resterebbe però vincolato a requisiti di sicurezza nucleare, norme di non proliferazione, geopolitica, condizioni di credito, accordi sul combustibile e convenienza economica dei singoli progetti.
La previsione di 774 TWh rende la disponibilità di elettricità una questione strategica per l’espansione dell’IA cinese. 55 Nel perimetro temporale del 2030, la storia nucleare che conta è la prosecuzione della costruzione di reattori convenzionali, con gli SMR come possibile complemento successivo.
Junhe Atomic è una società di fissione avanzata in fase iniziale, con un obiettivo di dimostratore intorno al 2031. NovaFusionX ha raccolto capitali rilevanti e punta al primo plasma nel 2026, ma nessuna delle due ha dimostrato un percorso finanziabile e operativo per alimentare data center. 19
36
38
La fusione è importante nella competizione tecnologica fra Cina e Stati Uniti, ma resta una scommessa di lungo periodo. Per ora, il punto di forza più concreto della Cina è la possibilità di trasformare tecnologie nucleari già mature in progetti industriali ripetibili, continuando parallelamente a finanziare la fissione avanzata e la fusione.
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Wood Mackenzie prevede che i data center cinesi possano quadruplicare i consumi fino a 774 TWh nel 2030, pari a circa il 6% della domanda nazionale.
Wood Mackenzie prevede che i data center cinesi possano quadruplicare i consumi fino a 774 TWh nel 2030, pari a circa il 6% della domanda nazionale. La componente nucleare immediatamente realizzabile è il vasto programma di fissione: 64 reattori in esercizio e 38 in costruzione, per quasi 40 GW.
Junhe Atomic e NovaFusionX sono iniziative ancora iniziali: la prima punta a un dimostratore intorno al 2031, la seconda al primo plasma entro la fine del 2026.