Gli afflussi di Bitcoin verso gli exchange da parte dei detentori di lungo periodo sono ora sotto la media annuale, dopo aver superato di oltre cinque volte quel livello nel marzo 2024. Al minimo di giugno 2026, la quota di Bitcoin in profitto era simile a quella del novembre 2022, ma in questo mercato ribassista il...
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I detentori di Bitcoin di lungo periodo stanno trasferendo agli exchange meno monete rispetto al picco del rally del marzo 2024. Anche una misura dei profitti realizzati citata nelle analisi è molto più bassa rispetto al massimo del dicembre 2024. Il loro comportamento, però, non è cambiato in una sola direzione: a luglio è tornato l’accumulo, seguito da una consistente ondata di vendite e da un avvicinamento alla neutralità a settembre. Il quadro suggerisce che la pressione di vendita si sia attenuata, non che sia già iniziata una ripresa duratura dei prezzi.17
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Al massimo di mercato del marzo 2024, gli afflussi verso gli exchange riconducibili ai detentori di lungo periodo hanno superato di oltre cinque volte la loro media annuale. L’attività è stata più contenuta intorno al picco del 2025, è aumentata di nuovo con l’avanzare del mercato ribassista e da allora è scesa ben sotto la media annuale, secondo le analisi dei dati dell’analista Darkfost.17
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Gli afflussi indicano che le monete vengono trasferite sulle piattaforme di scambio, dove possono essere vendute: non equivalgono, di per sé, a vendite già concluse. Un calo degli afflussi suggerisce comunque che agli exchange stia arrivando meno offerta potenziale rispetto alla fase di maggiore attività.17
Una stima di settembre colloca intorno al 72% il livello dei profitti realizzati dai detentori di lungo periodo, contro circa il 350% del dicembre 2024.23 Si tratta di una misura riferita ai profitti realizzati sulle monete spese, non della quota di tutta l’offerta di Bitcoin che si trova attualmente in profitto. I due indicatori non sono intercambiabili.
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Il confronto segnala prese di profitto meno elevate rispetto al massimo del dicembre 2024, ma non significa che i detentori di lungo periodo abbiano smesso di vendere. Anche i dati sugli afflussi invitano a parlare di attività in calo, non di un’interruzione completa delle vendite.17
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A luglio, l’indicatore Glassnode della variazione netta della posizione dei detentori di lungo periodo è tornato in territorio positivo, dopo un periodo prolungato di distribuzione. Il rapporto pubblicato a luglio indicava un accumulo netto nell’ordine di 50.000-100.000 BTC.6
Il cambiamento non è proseguito senza interruzioni. Un’analisi successiva ha descritto un deflusso netto di circa 260.000 BTC durante un’ondata di vendite iniziata a metà agosto; a settembre, la posizione netta dei detentori di lungo periodo si è avvicinata alla neutralità.31 In altre parole, la situazione è migliorata rispetto alla distribuzione prolungata, ma non si è trasformata in un accumulo costante.
Nel quadro di Glassnode, l’offerta dei detentori di lungo periodo comprende le monete rimaste ferme per almeno 155 giorni.6 È un indicatore diverso dagli afflussi verso gli exchange: il primo misura le variazioni nette della posizione di questo gruppo, il secondo traccia i trasferimenti di monete sulle piattaforme di scambio. Considerati insieme, i dati indicano un rallentamento delle vendite rispetto alle fasi più intense; la lettura neutrale di settembre, tuttavia, è meno netta di un segnale di accumulo stabile.
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Al minimo di giugno 2026, la percentuale dell’offerta di Bitcoin in profitto è scesa a un livello simile a quello registrato al minimo del novembre 2022.1 Il parallelo è significativo, ma altri indicatori hanno dato letture diverse. Durante questo mercato ribassista Bitcoin non ha mai chiuso una giornata sotto il prezzo realizzato aggregato; nei precedenti mercati ribassisti, invece, è rimasto per periodi prolungati sotto quel livello.
4 Inoltre, secondo i dati Glassnode citati, il Net Unrealized Profit/Loss (NUPL), che misura profitti e perdite non realizzati sull’intera offerta, è rimasto positivo per tutto il ciclo.
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La distinzione conta: la somiglianza di un singolo indicatore non dimostra che il ciclo abbia raggiunto lo stesso tipo di minimo, né che la ripresa seguirà un percorso analogo. Questi confronti descrivono le condizioni on-chain, non costituiscono una previsione.1
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Meno afflussi di Bitcoin verso gli exchange da parte dei detentori di lungo periodo possono tradursi in una minore quantità di offerta potenziale da assorbire per gli acquirenti. Il ritorno dell’accumulo netto a luglio era un ulteriore segnale di cambiamento nel comportamento dei detentori, ma il successivo deflusso e il passaggio verso la neutralità a settembre mostrano che il quadro non è ancora definito.6
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Perché la ripresa sia duratura, al calo delle vendite dovrà accompagnarsi una domanda persistente. I dati on-chain qui considerati indicano una distribuzione meno intensa e un comportamento dei detentori in evoluzione; da soli, però, non dimostrano che la domanda sia sufficiente a sostenere un rialzo stabile dei prezzi.
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Gli afflussi di Bitcoin verso gli exchange da parte dei detentori di lungo periodo sono ora sotto la media annuale, dopo aver superato di oltre cinque volte quel livello nel marzo 2024.
Gli afflussi di Bitcoin verso gli exchange da parte dei detentori di lungo periodo sono ora sotto la media annuale, dopo aver superato di oltre cinque volte quel livello nel marzo 2024. Al minimo di giugno 2026, la quota di Bitcoin in profitto era simile a quella del novembre 2022, ma in questo mercato ribassista il prezzo non ha mai chiuso una giornata sotto il prezzo realizzato.