La Cina disponeva a fine 2025 della più grande riserva petrolifera strategica stimata al mondo: circa 1 1,4 miliardi di barili, equivalenti a quasi 120 giorni di importazioni, anche se Pechino non pubblica dati completi. Riducendo gli acquisti di greggio da una media quinquennale di 11,5 a circa 8 milioni di barili...
Research answer

Create a landscape editorial hero image for this Studio Global article: How has China’s years-long accumulation of an estimated 1–1.4 billion barrels of strategic and commercial oil reserves—roughly 120 days of i. Article summary: China’s oil-stockpiling and diversification strategy has given it unusual short-run leverage: it can substitute inventories for imports, suppress its own demand during a supply shock, and thereby act as a de facto swing . Topic tags: general, news, general web, government. Style: premium digital editorial illustration, source-backed research mood, clean composition, high detail, modern web publication hero. Use reference image context only for broad subject, composition, and topical grounding; do not copy the exact image. Avoid: logos, brand marks, copyrighted characters, real person likenesses, fake screenshots, UI text, readable text, watermarks, charts with
La strategia petrolifera cinese ha cambiato il modo in cui uno shock dell’offerta si trasmette al mercato globale. Invece di contendersi aggressivamente ogni carico disponibile dal Medio Oriente, Pechino ha ridotto gli acquisti, rallentato l’attività delle raffinerie, limitato alcune esportazioni di carburanti e fatto affidamento sulle scorte e sui fornitori alternativi. In questo modo la Cina è diventata un potente acquirente di equilibrio: quando sceglie di non comprare, lascia più carichi a disposizione degli altri importatori e limita la pressione al rialzo sul greggio. 11
6
La precisazione fondamentale è che Pechino sta gestendo la propria esposizione al rischio, non l’ha eliminata. Il cuscinetto di sicurezza è ampio, ma difficile da misurare; inoltre, le alternative che hanno aiutato la Cina nella prima fase della crisi sono sempre più esposte a sanzioni, vincoli logistici e prezzi elevati.
Secondo le stime della U.S. Energy Information Administration, alla fine del 2025 la Cina possedeva la più grande riserva petrolifera strategica al mondo. Il Paese non pubblica una ripartizione completa tra scorte governative, riserve delle società statali e depositi commerciali. Per questo, le stime comprese tra 1 e 1,4 miliardi di barili — pari a circa 120 giorni di importazioni — vanno considerate valutazioni analitiche, non totali ufficiali confermati. Per confronto, nel dicembre 2025 la Strategic Petroleum Reserve statunitense conteneva 413 milioni di barili. 30
40
Questo margine ha consentito alle raffinerie e agli operatori commerciali cinesi di ridurre gli acquisti quando le forniture mediorientali sono diventate più difficili da raggiungere. Da aprile, le importazioni cinesi hanno avuto una media di circa 8 milioni di barili al giorno, contro una media quinquennale di 11,5 milioni. A luglio gli arrivi sono risaliti a 8,41 milioni di barili al giorno, rimanendo però molto al di sotto della norma precedente. 6
1
L’effetto è andato ben oltre i confini cinesi. La forte riduzione degli acquisti da parte del maggiore importatore mondiale di greggio ha liberato alcuni carichi per altri Paesi e contribuito ad assorbire una parte dello shock dell’offerta. Gli analisti hanno descritto il calo della domanda cinese come una quota sproporzionata dell’aggiustamento che ha impedito ai prezzi globali di salire ancora di più. 11
Anche i dati sulle scorte richiedono cautela. Le informazioni disponibili indicano che la Cina ha attinto alle riserve a maggio e giugno, per poi registrare un lieve aumento delle giacenze a luglio: la lavorazione nelle raffinerie è diminuita ancora più rapidamente delle importazioni. Questo non permette di stabilire con precisione quanta parte del greggio sia arrivata dalle riserve strategiche ufficiali e quanta dai depositi commerciali. 46
La risposta cinese non ha fatto scomparire la carenza di petrolio. Ne ha spostato una parte dal mercato internazionale del greggio alla raffinazione interna, all’attività industriale e al commercio dei carburanti.
Le raffinerie hanno ridotto i tassi di lavorazione mentre le forniture di greggio si restringevano, e Pechino ha limitato le esportazioni di prodotti raffinati per proteggere la disponibilità domestica. Queste restrizioni hanno ridotto i volumi di benzina, diesel e carburante per aerei cinesi disponibili per i clienti della regione. Le esportazioni hanno poi iniziato a recuperare con l’allentamento dei vincoli, ma a luglio quelle di prodotti petroliferi raffinati erano ancora inferiori del 12,9% rispetto a un anno prima. 2
20
L’affermazione, spesso ripetuta, secondo cui le esportazioni di benzina sarebbero crollate del 93% non è sostenuta dai dati più solidi disponibili e potrebbe riferirsi a un intervallo temporale specifico o a una particolare definizione del prodotto. Il quadro generale è però più chiaro: le esportazioni di prodotti raffinati si sono quasi dimezzate tra febbraio e aprile, mentre il calo dell’attività delle raffinerie ha ridotto la capacità della Cina di rifornire il resto dell’Asia. 48
2
Anche la domanda interna si è indebolita. Sinopec ha riferito che nel primo semestre i consumi di benzina sono diminuiti del 7,9%, quelli di diesel del 12% e la domanda di prodotti chimici del 9,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Sono segnali del prezzo economico dell’aggiustamento, anche se hanno ridotto la necessità di acquistare greggio a caro prezzo. 50
La Cina era più preparata a ridurre l’uso di petrolio rispetto a dieci anni fa. I veicoli elettrici e il trasporto pubblico hanno ridotto una parte della domanda di benzina, mentre l’aumento dei prezzi dei carburanti ha incoraggiato ulteriori risparmi e sostituzioni. Gli analisti hanno inoltre rilevato un aumento evidente della domanda di ricarica per veicoli elettrici, segno del passaggio di alcuni consumatori dai motori tradizionali. 15
54
Questo cambiamento strutturale conta perché una riserva petrolifera è più utile quando un Paese può ridurre i consumi senza paralizzare l’intera economia. Il presidente di Sinopec ha dichiarato che la domanda cinese di petrolio ha “molto probabilmente” raggiunto il picco nel 2025, grazie all’elettrificazione e allo sviluppo delle energie pulite. Si tratta della valutazione di un importante dirigente del settore, non della prova che la domanda diminuirà in modo permanente. 47
Anche queste conclusioni hanno dei limiti. La Cina non pubblica un unico indicatore definitivo dei consumi petroliferi e gli analisti ricorrono alla cosiddetta “domanda apparente”, calcolata a partire dalla lavorazione nelle raffinerie e dal commercio netto di prodotti raffinati. Le vendite non autorizzate di carburante potrebbero significare che i dati ufficiali sottostimano l’uso effettivo. 53
Con l’aumento dei rischi sulle forniture mediorientali, le raffinerie indipendenti cinesi hanno incrementato gli acquisti di greggio russo soggetto a sanzioni, anche se gli sconti si sono ridotti. Questa scelta ha offerto maggiore flessibilità, ma il petrolio russo non può sostituire completamente quello del Golfo e comporta a sua volta rischi legati a trasporti, geopolitica e sanzioni. 22
Per le raffinerie cinesi, l’Iran è stato un canale ancora più importante. Secondo i dati Kpler citati da Reuters, nell’ultimo anno la Cina ha importato circa 1,4 milioni di barili al giorno di petrolio iraniano. Tuttavia, la pressione degli Stati Uniti ha ridotto le offerte iraniane agli acquirenti cinesi e fatto salire i prezzi, rendendo questa fonte meno affidabile come riserva di emergenza. 4
17
Qui emerge la debolezza centrale della strategia di diversificazione: le forniture alternative possono aumentare il potere negoziale senza garantire l’indipendenza energetica. Se le sanzioni si inaspriscono o le rotte diventano più difficili da percorrere, la Cina potrebbe dover scegliere tra pagare di più, consumare le scorte più rapidamente o ridurre ulteriormente l’attività interna.
L’approccio cinese è sostenibile come strumento di gestione di una crisi nel breve periodo. Pechino può combinare diverse leve: ridurre le importazioni, utilizzare le scorte commerciali, diminuire la lavorazione nelle raffinerie, razionare le esportazioni di carburanti, spostarsi verso il petrolio russo e altre forniture non dipendenti da Hormuz e beneficiare di una minore intensità petrolifera nei trasporti. La capacità di attivare contemporaneamente tutti questi strumenti spiega perché la Cina abbia assorbito lo shock iniziale meglio di quanto molti osservatori prevedessero.
La strategia diventa però sempre meno sostenibile se l’interruzione si prolunga. Prima o poi le scorte devono essere ricostituite. Una riduzione permanente della lavorazione nelle raffinerie non può garantire indefinitamente il fabbisogno dei trasporti, dell’industria e della petrolchimica. Le restrizioni alle esportazioni proteggono gli utenti domestici, ma trasferiscono la carenza ai clienti regionali e riducono i ricavi delle raffinerie. Inoltre, le forniture iraniane e russe non possono sostituire in modo affidabile ogni barile perso dal Golfo.
La Cina ha quindi acquisito un maggiore controllo sul momento e sulla dimensione dei propri acquisti: è una leva geopolitica reale. La distinzione resta però decisiva. Una riserva può comprare tempo e una domanda più bassa può allungare quel tempo, ma nessuna delle due rende indolore un’interruzione prolungata delle forniture mediorientali. Il vantaggio petrolifero cinese va letto come un ponte attraverso la crisi, non come una fuga permanente dalla vulnerabilità del mercato del petrolio.
Studio Global AI
This page includes a source-backed answer you can continue inside Studio Global.
La Cina disponeva a fine 2025 della più grande riserva petrolifera strategica stimata al mondo: circa 1 1,4 miliardi di barili, equivalenti a quasi 120 giorni di importazioni, anche se Pechino non pubblica dati completi.
La Cina disponeva a fine 2025 della più grande riserva petrolifera strategica stimata al mondo: circa 1 1,4 miliardi di barili, equivalenti a quasi 120 giorni di importazioni, anche se Pechino non pubblica dati completi. Riducendo gli acquisti di greggio da una media quinquennale di 11,5 a circa 8 milioni di barili al giorno, la Cina ha liberato carichi per altri importatori e contribuito a contenere la pressione sui prezzi.
Il costo della strategia è ricaduto su raffinerie, consumi industriali ed esportazioni di carburanti: le vendite di benzina sono diminuite del 7,9% e quelle di diesel del 12% nel primo semestre.