Circa 63 milioni di dollari in PAXG e XAUT risultavano utilizzati come garanzia su Aave V3 e Morpho, a fronte di una capitalizzazione di mercato combinata di circa 4,2 miliardi di dollari. In altre parole, solo l’1,5% del valore complessivo dei due token era effettivamente impiegato nel lending DeFi.
Il dato mostra un ampio divario tra possesso dell’asset e utilizzo economico. Un investitore può acquistare e conservare oro tokenizzato oppure negoziarlo senza usarlo per prendere a prestito capitale. Per questo la capitalizzazione di mercato, da sola, non misura quanto l’asset sia realmente attivo nella DeFi.
Un semplice esercizio aiuta a capire la potenziale dimensione del mercato: se il 5% dei 4,2 miliardi di dollari complessivi venisse utilizzato come garanzia, il capitale impiegato arriverebbe a circa 210 milioni di dollari. Si tratta di uno scenario, non di una previsione, ma basta a mostrare come anche un aumento moderato dell’utilizzo potrebbe ampliare sensibilmente il lending dell’oro tokenizzato.
Aave ha inoltre superato un test pratico in condizioni difficili. Durante una forte correzione del prezzo dell’oro, il protocollo ha gestito un gruppo di liquidazioni su XAUT senza interruzioni operative segnalate. L’episodio non elimina i rischi legati all’emittente, agli oracoli di prezzo, alla liquidità o alle liquidazioni, ma fornisce un’indicazione concreta del fatto che l’oro tokenizzato può funzionare come garanzia anche durante una fase di stress.
Aave V4 è stata resa disponibile sulla mainnet Ethereum il 30 marzo 2026; l’attivazione della nuova versione è stata approvata dalla DAO il 4 maggio. Nei mesi successivi, i depositi sono cresciuti rapidamente: hanno superato i 300 milioni di dollari il 23 luglio, i 350 milioni il 3 agosto e i 400 milioni a metà agosto.
La rilevanza di questa crescita non sta soltanto nella cifra assoluta. V4 ha attirato nuovi capitali mentre V3 continuava a rappresentare il nucleo consolidato del protocollo. La nuova versione, quindi, si è affiancata alla precedente invece di sostituirla immediatamente.
Il cambiamento architetturale principale è il modello “hub and spoke”. Un Liquidity Hub conserva gli asset in modo centralizzato, mentre diversi Spoke si collegano a quella liquidità con proprie tipologie di garanzia, parametri di rischio e regole di liquidazione. Quando un mutuatario prende capitale, i fondi provengono dall’Hub condiviso.
In teoria, questa struttura rende più semplice lanciare mercati specializzati mantenendo la liquidità concentrata. Per gli asset del mondo reale portati on-chain, compreso l’oro tokenizzato, ciò può significare parametri di rischio personalizzati senza creare un pool completamente isolato per ogni singolo asset.
La differenza tra i depositi lordi di V4 e il suo TVL netto è soprattutto una questione di misurazione. I depositi lordi conteggiano gli asset forniti al protocollo. Il TVL, invece, viene spesso calcolato dopo aver sottratto le passività o applicato altri aggiustamenti, a seconda della metodologia adottata dal provider di analytics.
Per questo un protocollo può dichiarare oltre 400 milioni di dollari di depositi cumulativi o lordi e, nello stesso momento, mostrare un TVL netto inferiore, nell’ordine di circa 217-225 milioni di dollari secondo alcune rilevazioni.
Il divario può dipendere dagli asset presi a prestito, dall’uso ricorsivo di garanzie già depositate, dalle variazioni dei prezzi e dalla definizione esatta utilizzata dalla dashboard. Le due grandezze vanno quindi lette come indicatori distinti: i depositi lordi descrivono il volume di capitale fornito, mentre il TVL netto cerca di rappresentare il valore rimanente dopo gli aggiustamenti rilevanti.
Il vantaggio sull’oro tokenizzato si inserisce in una posizione più ampia nel mercato del credito DeFi. Nel suo resoconto sul 2025, Aave ha indicato una quota del 61,5% dei prestiti DeFi attivi, il 52,4% del TVL complessivo e il 43,2% dei ricavi del settore lending a fine anno.
Le stime sul TVL di Aave V3, però, variano sensibilmente. Una rilevazione riferita a metà aprile 2026 indicava 19,4 miliardi di dollari, mentre altri tracker riportavano valori più bassi o più alti in base alla data, alle blockchain incluse e ai criteri di calcolo.
Queste differenze ricordano perché un singolo dato di TVL non debba essere trattato come una classifica permanente. Il quadro generale è comunque più chiaro: V3 dispone di liquidità su numerose reti e Aave intercetta una quota molto rilevante dell’attività di prestito effettiva, non soltanto dei depositi passivi.
È proprio questa combinazione a favorire l’introduzione di nuove categorie di garanzie. Un asset appena integrato può accedere a una base di liquidità e di mutuatari già esistente, mentre per un concorrente più piccolo è più difficile replicare rapidamente la stessa profondità di mercato.
Il primato di Aave non garantisce che l’oro tokenizzato, o gli altri asset reali tokenizzati, diventino garanzie ampiamente utilizzate. La fase successiva dipenderà dalla presenza di una reale ragione per indebitarsi contro questi asset, dall’efficacia degli incentivi e dalla capacità dei protocolli di gestire i rischi legati a emittenti, rimborsi, oracoli, liquidità di mercato e trattamento giuridico.
L’oro tokenizzato è quindi allo stesso tempo una dimostrazione di ciò che Aave ha costruito e un avvertimento sui limiti dell’adozione. Aave V3 controlla più della metà delle garanzie della categoria e ha gestito un episodio di stress senza problemi operativi segnalati. Ma soltanto l’1,5% del mercato combinato di PAXG e XAUT, pari a 4,2 miliardi di dollari, è oggi impiegato come garanzia.
Il principale punto di forza di Aave è la capacità di collegare questi due fatti. V3 offre liquidità e domanda di prestiti già consolidate; V4 propone invece una struttura più modulare per portare nuovi asset nei mercati del credito on-chain.
La domanda decisiva, ora, non è se Aave abbia costruito una piattaforma leader. È se gli asset tokenizzati riusciranno a generare una domanda di prestiti sufficiente a utilizzare la capacità che la piattaforma ha già creato.