Quando si videochiama con un paio di occhiali, la fotocamera sulla montatura inquadra ciò che si ha davanti, non il proprio viso. A Connect 2026 Meta ha presentato due modi per colmare questa distanza: mostrare all’altra persona una somiglianza digitale, chiamata ologramma, invece di un’inquadratura del volto. La versione per Ray-Ban Display serve soprattutto a farsi vedere in una chiamata a mani libere; quella mostrata sui VR Glasses punta a dare l’impressione di condividere uno spazio virtuale. In nessuno dei due casi si tratta semplicemente di una ripresa in diretta del viso.
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Ray-Ban Display: l’avatar segue la voce, non il volto
Per creare il proprio ologramma sui Ray-Ban Display, Meta prevede una breve acquisizione nell’app Meta AI sul telefono. In una prova preliminare, Engadget racconta che l’app chiede di mostrare alla fotocamera il viso da diverse angolazioni e poi di rispondere a domande pensate per acquisire la voce.
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Durante la chiamata, è la voce ad animare la somiglianza digitale: il modello deduce l’espressione da ciò che la persona dice e da come lo dice. Non osserva in tempo reale le espressioni del volto dietro la montatura. Chi riceve la chiamata vede quindi una rappresentazione animata, non la registrazione fedele di ogni sorriso o reazione.
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Meta prevede di avviare l’accesso anticipato su WhatsApp negli Stati Uniti, più avanti nell’autunno 2026. I Ray-Ban Display costano 799 dollari negli USA e sono già in vendita, ma possederli non significa poter usare subito questa funzione. Per l’Italia sono stati annunciati preordini online da 899 euro, con disponibilità degli occhiali dal 13 ottobre: è una data relativa all’hardware, non all’arrivo delle videochiamate olografiche nel Paese. Non è stato inoltre confermato il supporto a Zoom per questa specifica funzione dei Display.
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VR Glasses: una presenza nello spazio virtuale
Con i Meta VR Glasses, la dimostrazione è andata oltre il volto: Meta ha mostrato anche ologrammi fotorealistici a figura intera. Secondo i resoconti di Connect, gli avatar sono previsti per chiamate in app come WhatsApp e Zoom. Chi partecipa da uno schermo tradizionale può vedere l’avatar; per chi indossa i VR Glasses, l’audio spaziale colloca la voce di un altro ologramma nel punto dello spazio virtuale in cui appare.
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È qui la differenza pratica: i Ray-Ban Display hanno un piccolo display davanti a un solo occhio e la loro funzione ologramma dà soprattutto all’interlocutore un’immagine di chi li indossa. Sui VR Glasses, invece, chi li usa può incontrare l’avatar dell’altra persona in un ambiente virtuale. Le informazioni disponibili non indicano che ogni chiamata VR mostrerà una figura intera, né descrivono per i consumatori una procedura di creazione dell’avatar paragonabile a quella dei Display.
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I VR Glasses sono attesi nella primavera 2027 a circa 1.299–1.300 dollari. È una previsione per l’uscita del dispositivo, non una conferma che tutte le modalità di chiamata mostrate saranno disponibili a ogni acquirente dal primo giorno.
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Cosa resta da verificare
Nella sua prima prova, Engadget ha giudicato gli avatar sorprendentemente realistici. Una dimostrazione, però, non basta a stabilire quanto saranno convincenti e affidabili nelle chiamate di tutti i giorni. Soprattutto sui Ray-Ban Display, un’espressione dedotta dalla voce non va confusa con il tracciamento in diretta del viso.
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C’è infine una distinzione tra nomi simili. Meta ha annunciato separatamente Muse Realtime Avatar, una tecnologia che trasforma Muse Realtime Voice in avatar espressivi e interattivi. Gli annunci disponibili non chiariscono che sia questa tecnologia ad alimentare entrambe le esperienze di chiamata basate sulla somiglianza personale: chiamarle tutte «Muse Realtime Avatar» andrebbe oltre quanto confermato.
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