Per questo il rialzo comportava un rischio evidente: se il disegno di legge fosse stato rinviato, modificato in modo sostanziale o respinto, parte del premio incorporato nei prezzi avrebbe potuto evaporare rapidamente.
Il messaggio politico è arrivato insieme a un catalizzatore macroeconomico. Il Tesoro statunitense ha annunciato che avrebbe almeno raddoppiato le dimensioni di alcune operazioni di riacquisto sui Treasury a lunga scadenza, portando il limite per singola operazione da 2 a un minimo di 4 miliardi di dollari. Le ricostruzioni di mercato hanno collegato l’annuncio a rendimenti più bassi sulle scadenze lunghe e a un miglioramento generale della propensione al rischio.
In questo contesto Bitcoin e gli altri principali criptoasset hanno iniziato a salire, creando le condizioni per una short squeeze, cioè una ricopertura forzata delle posizioni ribassiste. Le stime sulle liquidazioni dei derivati variano a seconda della fonte e dell’intervallo temporale considerato, ma alcune hanno indicato un totale superiore ai 3 miliardi di dollari, in gran parte relativo a posizioni short.
Il meccanismo è semplice ma potente: quando un trader che scommette sul ribasso compra l’asset per chiudere la posizione, quel nuovo acquisto si somma alla domanda già presente. Se il mercato sta già salendo, il prezzo può superare rapidamente livelli tecnici importanti e attirare altri operatori che inseguono il momentum.
L’effetto tende a essere ancora più marcato sulle altcoin ad alta volatilità, che spesso amplificano i movimenti di Bitcoin quando torna l’appetito per il rischio. Secondo The Block, XRP ha guadagnato quasi il 40% nella settimana, mentre Zcash e Chainlink sono saliti di oltre il 30%, con Bitcoin brevemente sopra i 79.000 dollari.
La portata del movimento suggerisce quindi che non si sia trattato soltanto di una storia su XRP. Il profilo regolamentare del token lo ha reso uno dei principali beneficiari della narrativa politica, ma la compressione delle posizioni short a livello di mercato ha fornito gran parte dell’accelerazione.
Anche i flussi verso gli ETF spot su XRP hanno offerto un segnale favorevole. Le diverse ricostruzioni disponibili collocavano gli afflussi cumulativi tra circa 1,44 e 1,51 miliardi di dollari tra la metà e la fine di agosto.
Questi numeri indicano che esisteva un canale di accesso istituzionale a XRP, ma non dimostrano che gli acquisti degli ETF, da soli, abbiano provocato l’espansione dei prezzi osservata nella settimana.
La distinzione è importante. Alcuni resoconti precedenti descrivevano infatti un forte rallentamento degli afflussi settimanali. Gli afflussi cumulativi misurano la domanda accumulata nel tempo; la domanda marginale, cioè quella che entra sul mercato proprio in quel momento, può essere molto diversa.
Il rally appare quindi più coerente con una combinazione di fattori: aspettative sulla politica, liquidità macroeconomica, accesso tramite ETF e posizionamento sui derivati. Non con un semplice episodio di accumulo istituzionale sostenuto.
Il 22 agosto la direzione del mercato è cambiata con violenza. Una rilevazione ha registrato 523 milioni di dollari di liquidazioni in un’ora, di cui 448 milioni in posizioni long, e circa 1,8 miliardi di dollari nell’arco di 24 ore, coinvolgendo oltre 286.000 trader. Un’altra stima ha indicato circa 1,71 miliardi di liquidazioni e 281.846 operatori colpiti.
Le differenze dipendono dalla copertura degli exchange e dalle finestre temporali utilizzate, ma il meccanismo indicato è lo stesso: deleveraging, ovvero la riduzione forzata delle posizioni a leva.
Secondo i resoconti disponibili, XRP ha perso circa il 37% in pochi minuti, mentre Bitcoin è sceso del 2,5% ed Ethereum del 5%. Le altcoin possono subire dislocazioni più ampie perché i loro book di ordini sono spesso meno profondi di quello di Bitcoin, soprattutto quando molti trader sono schierati nella stessa direzione.
Le evidenze sono compatibili con una cascata di liquidazioni, ma non dimostrano che non ci sia stato alcun fattore macroeconomico iniziale e non identificano una singola operazione all’origine del crollo. Anche le affermazioni sulla più grande liquidazione su Hyperliquid vanno lette come dati specifici di quella piattaforma, non come una spiegazione completa dell’evento.
Il rally potrebbe riprendere se la domanda sul mercato spot restasse solida, la propensione al rischio continuasse a migliorare e il CLARITY Act passasse dal sostegno presidenziale a un progresso legislativo concreto. Al contrario, il movimento potrebbe indebolirsi se il percorso al Senato si bloccasse o se i trader ricostruissero rapidamente un’esposizione eccessiva a leva.
La conclusione più utile non è un obiettivo di prezzo, ma una distinzione tra narrativa e struttura di mercato. L’ottimismo regolamentare può sostenere una tesi di più lungo periodo; la leva, invece, può decidere cosa accade nelle ore successive.
La sequenza di agosto ha mostrato entrambe le forze: le posizioni short hanno amplificato il rialzo, quelle long affollate hanno amplificato il crollo. Nessuno dei due episodi di liquidazione, preso da solo, dimostra che il caso regolamentare o quello legato all’adozione di XRP siano stati risolti.