Per Howard Marks, le recenti scosse di mercato hanno incrinato la «bolla dell’infallibilità» dell’AI: un motivo per esaminare prezzi e rendimenti, non la prova che la tecnologia abbia fallito.
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Create a landscape editorial hero image for this Studio Global article: How did the late-October 2026 AI-stock rout—including Alphabet’s roughly 12% October 29 plunge, record one-day loss of about $500 billion in. Article summary: Marks’s November 2 warning was that recent AI-market stumbles had “somewhat burst the bubble of infallibility”—a loss of unquestioning confidence, not necessarily a declaration that AI itself had failed or that the entir. Topic tags: general, news, general web, user generated. Style: premium digital editorial illustration, source-backed research mood, clean composition, high detail, modern web publication hero. Use reference image context only for broad subject, composition, and topical grounding; do not copy the exact image. Avoid: logos, brand marks, copyrighted characters, real person likenesses, fake screenshots, UI text, readable text, watermarks, charts w
L’avvertimento di Howard Marks, il 2 novembre, riguarda soprattutto la fiducia degli investitori, non una sentenza sul futuro dell’intelligenza artificiale. Dopo le recenti turbolenze sui mercati, il co-presidente di Oaktree Capital Management ha detto che gli scivoloni del settore hanno «in parte incrinato la bolla dell’infallibilità» che circondava l’AI. La domanda centrale, per chi investe, è se i rendimenti attesi giustifichino la portata e il costo degli investimenti in infrastrutture. 1
Un forte calo in Borsa, da solo, non dimostra che una tecnologia abbia perso valore o prospettive. Può però cambiare le aspettative degli investitori: non basta più promettere crescita, serve mostrare come gli investimenti possano tradursi in ricavi duraturi e flussi di cassa.
Alphabet offre un esempio concreto di questa tensione. Nel terzo trimestre la società ha registrato un flusso di cassa libero negativo per 9,1 miliardi di dollari; nello stesso periodo, gli acquisti di immobili e attrezzature sono saliti a 51,4 miliardi. 23 Secondo un’altra ricostruzione, il giorno successivo le azioni Alphabet hanno perso quasi il 13%.
24 Questi dati non dimostrano che la spesa per l’AI abbia causato il ribasso, ma aiutano a capire perché il mercato chieda conto dei ritorni degli investimenti.
In un’intervista a Bloomberg TV, Marks ha invitato alla prudenza quando un investimento diventa molto popolare, i prezzi salgono e gli standard si abbassano. 7 Essere scettici, in questo contesto, significa mettere alla prova le ipotesi su domanda, profitti futuri, costi di finanziamento e valutazioni; non significa dare per scontato che una tecnologia promettente garantisca buoni rendimenti.
Se molti investitori puntano sulla stessa opportunità, le aspettative elevate possono riflettersi nei prezzi. E se, insieme all’ottimismo, si allentano i criteri di concessione del credito, chi presta denaro potrebbe non essere ricompensato adeguatamente per i rischi assunti. È un rischio generale degli investimenti, non la prova che tutte le società dell’AI siano sopravvalutate o che ogni prestito legato al settore sia imprudente.
Il debito merita particolare attenzione: di norma, chi presta riceve interessi e capitale concordati, senza partecipare pienamente ai guadagni nel caso in cui l’azienda abbia successo. Ma può comunque subire perdite se le cose vanno male. Le ricostruzioni delle preoccupazioni di Marks riferiscono che l’investitore si interroga sul rischio assunto dai finanziatori del settore rispetto ai rendimenti attesi. 36
La domanda utile, quindi, non è soltanto «siamo in una bolla dell’AI?». Occorre chiedersi quali aziende riusciranno a catturare il valore creato, se quel valore durerà e se i flussi di cassa basteranno a sostenere i costi delle infrastrutture e gli obblighi finanziari. Una tecnologia può trasformare un settore e, allo stesso tempo, deludere le aspettative di alcuni investimenti.
Il confronto con i precedenti boom tecnologici è utile soprattutto per distinguere il potenziale di una tecnologia dal prezzo pagato per investirci. Le aspettative di crescita possono superare ciò che le aziende finiranno per guadagnare. È una possibilità da considerare, senza presumere che l’AI debba ripercorrere la traiettoria di ogni boom passato.
Le fonti disponibili non verificano autonomamente i dettagli dell’avvertimento «bubble.com» che Marks avrebbe lanciato nel gennaio 2000, né quelli del successivo monitoraggio delle bolle citato nel racconto originale. Riferiscono invece che oggi Marks trova difficile prevedere come si svilupperanno aziende dell’AI come Anthropic e quanto potranno guadagnare tra alcuni anni. 34 L’incertezza rende più arduo stabilire il valore di un’impresa: più lontano è il possibile ritorno, più la valutazione dipende da ipotesi su prodotti, domanda e profitti futuri.
Alcuni resoconti sollevano anche dubbi sul ritmo con cui le imprese adotteranno l’AI e sui possibili rischi di indebitamento interconnesso o fuori bilancio. 18
20 Sono aspetti da esaminare: un’adozione più lenta potrebbe ritardare i ricavi; la dipendenza dalla disponibilità di nuovi finanziamenti azionari o a debito potrebbe rendere i progetti più vulnerabili a un cambiamento delle condizioni finanziarie.
Gli estratti disponibili, però, non documentano con precisione le affermazioni attribuite alla vicepresidente di Capital Group, Jody Jonsson, né forniscono dati sufficienti per quantificare queste esposizioni. È quindi più corretto considerarli rischi discussi, non prove che sia già in corso una crisi dei finanziamenti all’AI.
La «bolla dell’infallibilità» evocata da Marks descrive il passaggio dall’idea che gli investimenti nell’AI siano destinati a funzionare alla richiesta di prove sui rendimenti attesi. Le recenti oscillazioni di mercato e il flusso di cassa libero negativo di Alphabet nel trimestre rendono comprensibile questo esame più rigoroso, ma non risolvono la questione delle prospettive di lungo periodo dell’AI. 1
23
24
La distinzione pratica è tra credere nel potenziale di una tecnologia e credere nel prezzo, nel finanziamento e nel modello di business di uno specifico investimento. Più prudenza può aiutare a separare le due cose; da sola, non è una previsione di crollo.
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Per Howard Marks, le recenti scosse di mercato hanno incrinato la «bolla dell’infallibilità» dell’AI: un motivo per esaminare prezzi e rendimenti, non la prova che la tecnologia abbia fallito.
Per Howard Marks, le recenti scosse di mercato hanno incrinato la «bolla dell’infallibilità» dell’AI: un motivo per esaminare prezzi e rendimenti, non la prova che la tecnologia abbia fallito.
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L’avvertimento di Howard Marks, il 2 novembre, riguarda soprattutto la fiducia degli investitori, non una sentenza sul futuro dell’intelligenza artificiale. Dopo le recenti turbolenze sui mercati, il co-presidente di Oaktree Capital Management ha detto che gli scivoloni del settore hanno «in parte incrinato la bolla dell’infallibilità» che circondava l’AI. La domanda centrale, per chi investe, è se i rendimenti attesi giustifichino la portata e il costo degli investimenti in infrastrutture. 1
Un forte calo in Borsa, da solo, non dimostra che una tecnologia abbia perso valore o prospettive. Può però cambiare le aspettative degli investitori: non basta più promettere crescita, serve mostrare come gli investimenti possano tradursi in ricavi duraturi e flussi di cassa.
Alphabet offre un esempio concreto di questa tensione. Nel terzo trimestre la società ha registrato un flusso di cassa libero negativo per 9,1 miliardi di dollari; nello stesso periodo, gli acquisti di immobili e attrezzature sono saliti a 51,4 miliardi. 23 Secondo un’altra ricostruzione, il giorno successivo le azioni Alphabet hanno perso quasi il 13%.
24 Questi dati non dimostrano che la spesa per l’AI abbia causato il ribasso, ma aiutano a capire perché il mercato chieda conto dei ritorni degli investimenti.
In un’intervista a Bloomberg TV, Marks ha invitato alla prudenza quando un investimento diventa molto popolare, i prezzi salgono e gli standard si abbassano. 7 Essere scettici, in questo contesto, significa mettere alla prova le ipotesi su domanda, profitti futuri, costi di finanziamento e valutazioni; non significa dare per scontato che una tecnologia promettente garantisca buoni rendimenti.
Se molti investitori puntano sulla stessa opportunità, le aspettative elevate possono riflettersi nei prezzi. E se, insieme all’ottimismo, si allentano i criteri di concessione del credito, chi presta denaro potrebbe non essere ricompensato adeguatamente per i rischi assunti. È un rischio generale degli investimenti, non la prova che tutte le società dell’AI siano sopravvalutate o che ogni prestito legato al settore sia imprudente.
Il debito merita particolare attenzione: di norma, chi presta riceve interessi e capitale concordati, senza partecipare pienamente ai guadagni nel caso in cui l’azienda abbia successo. Ma può comunque subire perdite se le cose vanno male. Le ricostruzioni delle preoccupazioni di Marks riferiscono che l’investitore si interroga sul rischio assunto dai finanziatori del settore rispetto ai rendimenti attesi. 36
La domanda utile, quindi, non è soltanto «siamo in una bolla dell’AI?». Occorre chiedersi quali aziende riusciranno a catturare il valore creato, se quel valore durerà e se i flussi di cassa basteranno a sostenere i costi delle infrastrutture e gli obblighi finanziari. Una tecnologia può trasformare un settore e, allo stesso tempo, deludere le aspettative di alcuni investimenti.
Il confronto con i precedenti boom tecnologici è utile soprattutto per distinguere il potenziale di una tecnologia dal prezzo pagato per investirci. Le aspettative di crescita possono superare ciò che le aziende finiranno per guadagnare. È una possibilità da considerare, senza presumere che l’AI debba ripercorrere la traiettoria di ogni boom passato.
Le fonti disponibili non verificano autonomamente i dettagli dell’avvertimento «bubble.com» che Marks avrebbe lanciato nel gennaio 2000, né quelli del successivo monitoraggio delle bolle citato nel racconto originale. Riferiscono invece che oggi Marks trova difficile prevedere come si svilupperanno aziende dell’AI come Anthropic e quanto potranno guadagnare tra alcuni anni. 34 L’incertezza rende più arduo stabilire il valore di un’impresa: più lontano è il possibile ritorno, più la valutazione dipende da ipotesi su prodotti, domanda e profitti futuri.
Alcuni resoconti sollevano anche dubbi sul ritmo con cui le imprese adotteranno l’AI e sui possibili rischi di indebitamento interconnesso o fuori bilancio. 18
20 Sono aspetti da esaminare: un’adozione più lenta potrebbe ritardare i ricavi; la dipendenza dalla disponibilità di nuovi finanziamenti azionari o a debito potrebbe rendere i progetti più vulnerabili a un cambiamento delle condizioni finanziarie.
Gli estratti disponibili, però, non documentano con precisione le affermazioni attribuite alla vicepresidente di Capital Group, Jody Jonsson, né forniscono dati sufficienti per quantificare queste esposizioni. È quindi più corretto considerarli rischi discussi, non prove che sia già in corso una crisi dei finanziamenti all’AI.
La «bolla dell’infallibilità» evocata da Marks descrive il passaggio dall’idea che gli investimenti nell’AI siano destinati a funzionare alla richiesta di prove sui rendimenti attesi. Le recenti oscillazioni di mercato e il flusso di cassa libero negativo di Alphabet nel trimestre rendono comprensibile questo esame più rigoroso, ma non risolvono la questione delle prospettive di lungo periodo dell’AI. 1
23
24
La distinzione pratica è tra credere nel potenziale di una tecnologia e credere nel prezzo, nel finanziamento e nel modello di business di uno specifico investimento. Più prudenza può aiutare a separare le due cose; da sola, non è una previsione di crollo.
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