Nei primi esperimenti con l’erbio, la frazione di emissione radiativa concentrata nella transizione desiderata è salita da circa il 23% a circa il 72%: un miglioramento di quasi tre volte nella quota spettrale utile. Il risultato è stato ottenuto senza ricorrere a una cavità ad alto fattore di qualità, accordata con precisione su una ristretta frequenza.
La differenza è importante. Un risonatore può aumentare fortemente la velocità di decadimento di un emettitore quando la sua risonanza è perfettamente allineata; precedenti lavori su dispositivi nanofotonici all’erbio avevano già mostrato grandi incrementi di Purcell in strutture a cavità. La strategia della guida d’onda punta invece a ridurre i canali di perdita e a operare su una struttura fotonica più estesa. Il lavoro ha inoltre permesso di distinguere e indirizzare singolarmente decine di droganti di erbio, un elemento che suggerisce perché una guida d’onda possa essere più adatta al multiplexing rispetto a un risonatore di volume ridotto.
L’erbio è particolarmente interessante perché emette vicino alla banda delle telecomunicazioni. È stata dimostrata l’emissione di singoli ioni di erbio intorno a 1,5 micrometri, una lunghezza d’onda compatibile con la trasmissione a bassa perdita nelle fibre ottiche. In linea di principio, interfacce all’erbio basate su guide d’onda potrebbero quindi fornire più nodi o canali compatibili con le telecomunicazioni per future connessioni quantistiche in fibra. Il risultato attuale resta però un progresso a livello di componente, non una dimostrazione di comunicazione quantistica a lunga distanza.
Il secondo sviluppo riguarda una sfida diversa: prevedere come si comportano nel tempo una sorgente di fotoni e una memoria quantistica. In un processo Raman di tipo DLCZ, un impulso di scrittura può generare un fotone Stokes insieme a un’eccitazione atomica collettiva chiamata onda di spin. Un successivo impulso di lettura converte l’eccitazione immagazzinata in un fotone anti-Stokes. La relazione tra onda di spin e fotone è alla base della memorizzazione annunciata e del funzionamento multimodale delle memorie quantistiche.
I ricercatori della National Cheng Kung University e della National Tsing Hua University hanno sviluppato una teoria a sistema aperto che tiene conto della propagazione nel processo. Il modello combina le equazioni di Heisenberg–Langevin, usate per descrivere rumore quantistico e dinamica atomica, con le equazioni di Maxwell–Schrödinger, che descrivono la propagazione dei campi ottici. Include inoltre la redistribuzione della popolazione atomica provocata dall’impulso di scrittura, consentendo di rappresentare un comportamento dipendente dal tempo e non soltanto una situazione ideale stazionaria.
Il modello prevede congiuntamente il profilo di emissione Stokes, la creazione e l’evoluzione dell’onda di spin, la forma temporale dell’onda anti-Stokes recuperata e le correlazioni incrociate Stokes–anti-Stokes risolte nel tempo. In questo modo, forma degli impulsi ed effetti di propagazione possono essere collegati direttamente alla qualità della coppia fotone-memoria generata.
Le misure hanno confermato un principio operativo importante: le coincidenze realmente correlate crescono approssimativamente in modo lineare con il numero medio di eccitazioni dell’onda di spin, mentre le coincidenze accidentali aumentano approssimativamente in modo quadratico. Di conseguenza, la correlazione incrociata normalizzata tra le coppie di fotoni diventa più forte quando si riduce il numero medio di eccitazioni dell’onda di spin. I test riportati hanno inoltre rilevato correlazioni più intense con impulsi di scrittura più brevi.
La conseguenza pratica è un compromesso tra velocità e qualità. Aumentare il livello di eccitazione può produrre più eventi, ma accresce anche la probabilità di eccitazioni multiple indesiderate e di rilevamenti accidentali, e questi ultimi aumentano più rapidamente. Il modello può aiutare a scegliere durata e intensità degli impulsi di scrittura e lettura, istante di recupero e finestre temporali di rilevamento, bilanciando il tasso di coppie annunciate con il rumore di fondo.
Poiché descrive anche la forma temporale del campo anti-Stokes recuperato, il modello può favorire l’abbinamento dei modi temporali tra memorie e nodi remoti della rete. Studi precedenti basati sul protocollo DLCZ hanno già dimostrato la memorizzazione multimodale e la lettura selettiva in sistemi fisici differenti; per questo il controllo temporale è un elemento importante nelle reti quantistiche multiplexate.
Il lavoro di Monaco propone una strategia hardware per ottenere interfacce fotoniche nella banda delle telecomunicazioni più pulite e adatte al multiplexing. Lo studio taiwanese offre invece una strategia teorica e di controllo per rendere prevedibili nel tempo le correlazioni tra fotoni e memorie. I due risultati non fanno parte dello stesso esperimento e nessuno dei due dimostra da solo un ripetitore quantistico completo o una rete a lunga distanza.
Considerati insieme, però, affrontano requisiti complementari: gli emettitori scalabili devono produrre fotoni in canali ottici utilizzabili, mentre le memorie quantistiche devono generare e recuperare fotoni correlati con tempi e livelli di rumore compatibili con i protocolli di rete. Lo studio DLCZ è disponibile come preprint su arXiv; le sue conclusioni sperimentali vanno quindi considerate preliminari fino alla revisione indipendente tra pari.
La lezione più ampia è che il progresso delle reti quantistiche dipende dall’ingegnerizzazione dell’intera interfaccia luce-materia, non soltanto dalla massimizzazione dell’emissione fotonica. Sopprimere le frequenze sbagliate e prevedere le correlazioni temporali giuste potrebbe rendere i futuri nodi collegati in fibra più facili da moltiplicare, accordare e integrare.
Nei primi esperimenti con l’erbio, la frazione di emissione radiativa concentrata nella transizione desiderata è salita da circa il 23% a circa il 72%: un miglioramento di quasi tre volte nella quota spettrale utile. Il risultato è stato ottenuto senza ricorrere a una cavità ad alto fattore di qualità, accordata con precisione su una ristretta frequenza.
La differenza è importante. Un risonatore può aumentare fortemente la velocità di decadimento di un emettitore quando la sua risonanza è perfettamente allineata; precedenti lavori su dispositivi nanofotonici all’erbio avevano già mostrato grandi incrementi di Purcell in strutture a cavità. La strategia della guida d’onda punta invece a ridurre i canali di perdita e a operare su una struttura fotonica più estesa. Il lavoro ha inoltre permesso di distinguere e indirizzare singolarmente decine di droganti di erbio, un elemento che suggerisce perché una guida d’onda possa essere più adatta al multiplexing rispetto a un risonatore di volume ridotto.
L’erbio è particolarmente interessante perché emette vicino alla banda delle telecomunicazioni. È stata dimostrata l’emissione di singoli ioni di erbio intorno a 1,5 micrometri, una lunghezza d’onda compatibile con la trasmissione a bassa perdita nelle fibre ottiche. In linea di principio, interfacce all’erbio basate su guide d’onda potrebbero quindi fornire più nodi o canali compatibili con le telecomunicazioni per future connessioni quantistiche in fibra. Il risultato attuale resta però un progresso a livello di componente, non una dimostrazione di comunicazione quantistica a lunga distanza.
Il secondo sviluppo riguarda una sfida diversa: prevedere come si comportano nel tempo una sorgente di fotoni e una memoria quantistica. In un processo Raman di tipo DLCZ, un impulso di scrittura può generare un fotone Stokes insieme a un’eccitazione atomica collettiva chiamata onda di spin. Un successivo impulso di lettura converte l’eccitazione immagazzinata in un fotone anti-Stokes. La relazione tra onda di spin e fotone è alla base della memorizzazione annunciata e del funzionamento multimodale delle memorie quantistiche.
I ricercatori della National Cheng Kung University e della National Tsing Hua University hanno sviluppato una teoria a sistema aperto che tiene conto della propagazione nel processo. Il modello combina le equazioni di Heisenberg–Langevin, usate per descrivere rumore quantistico e dinamica atomica, con le equazioni di Maxwell–Schrödinger, che descrivono la propagazione dei campi ottici. Include inoltre la redistribuzione della popolazione atomica provocata dall’impulso di scrittura, consentendo di rappresentare un comportamento dipendente dal tempo e non soltanto una situazione ideale stazionaria.
Il modello prevede congiuntamente il profilo di emissione Stokes, la creazione e l’evoluzione dell’onda di spin, la forma temporale dell’onda anti-Stokes recuperata e le correlazioni incrociate Stokes–anti-Stokes risolte nel tempo. In questo modo, forma degli impulsi ed effetti di propagazione possono essere collegati direttamente alla qualità della coppia fotone-memoria generata.
Le misure hanno confermato un principio operativo importante: le coincidenze realmente correlate crescono approssimativamente in modo lineare con il numero medio di eccitazioni dell’onda di spin, mentre le coincidenze accidentali aumentano approssimativamente in modo quadratico. Di conseguenza, la correlazione incrociata normalizzata tra le coppie di fotoni diventa più forte quando si riduce il numero medio di eccitazioni dell’onda di spin. I test riportati hanno inoltre rilevato correlazioni più intense con impulsi di scrittura più brevi.
La conseguenza pratica è un compromesso tra velocità e qualità. Aumentare il livello di eccitazione può produrre più eventi, ma accresce anche la probabilità di eccitazioni multiple indesiderate e di rilevamenti accidentali, e questi ultimi aumentano più rapidamente. Il modello può aiutare a scegliere durata e intensità degli impulsi di scrittura e lettura, istante di recupero e finestre temporali di rilevamento, bilanciando il tasso di coppie annunciate con il rumore di fondo.
Poiché descrive anche la forma temporale del campo anti-Stokes recuperato, il modello può favorire l’abbinamento dei modi temporali tra memorie e nodi remoti della rete. Studi precedenti basati sul protocollo DLCZ hanno già dimostrato la memorizzazione multimodale e la lettura selettiva in sistemi fisici differenti; per questo il controllo temporale è un elemento importante nelle reti quantistiche multiplexate.
Il lavoro di Monaco propone una strategia hardware per ottenere interfacce fotoniche nella banda delle telecomunicazioni più pulite e adatte al multiplexing. Lo studio taiwanese offre invece una strategia teorica e di controllo per rendere prevedibili nel tempo le correlazioni tra fotoni e memorie. I due risultati non fanno parte dello stesso esperimento e nessuno dei due dimostra da solo un ripetitore quantistico completo o una rete a lunga distanza.
Considerati insieme, però, affrontano requisiti complementari: gli emettitori scalabili devono produrre fotoni in canali ottici utilizzabili, mentre le memorie quantistiche devono generare e recuperare fotoni correlati con tempi e livelli di rumore compatibili con i protocolli di rete. Lo studio DLCZ è disponibile come preprint su arXiv; le sue conclusioni sperimentali vanno quindi considerate preliminari fino alla revisione indipendente tra pari.
La lezione più ampia è che il progresso delle reti quantistiche dipende dall’ingegnerizzazione dell’intera interfaccia luce-materia, non soltanto dalla massimizzazione dell’emissione fotonica. Sopprimere le frequenze sbagliate e prevedere le correlazioni temporali giuste potrebbe rendere i futuri nodi collegati in fibra più facili da moltiplicare, accordare e integrare.