Nel quarto trimestre fiscale 2026 Azure e gli altri servizi cloud Microsoft sono cresciuti del 43%; Azure ha superato per la prima volta i 100 miliardi di dollari di ricavi annuali. AWS resta il leader per scala, con 42,2 miliardi di dollari di ricavi trimestrali, mentre Google Cloud è il rivale in più rapida cresci...
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I risultati del quarto trimestre fiscale 2026 hanno dato a Microsoft una prova importante: la sua strategia sull’intelligenza artificiale non è più soltanto una scommessa tecnologica, ma sta diventando un’attività commerciale su larga scala.
Nel trimestre i ricavi sono arrivati a 90,0 miliardi di dollari, in aumento del 18% su base annua. L’utile operativo è salito del 18%, a 40,6 miliardi, mentre l’utile netto GAAP è cresciuto del 31%, a 35,8 miliardi. Azure e gli altri servizi cloud hanno registrato una crescita del 43%; nell’intero esercizio fiscale Azure ha superato per la prima volta i 100 miliardi di dollari di ricavi annuali.
Il traguardo, però, non rende Microsoft il maggiore fornitore di cloud pubblico. Piuttosto, chiarisce la posizione dei tre principali concorrenti: AWS mantiene il vantaggio dimensionale, Google Cloud cresce più velocemente e Microsoft può contare sull’unione tra infrastruttura cloud, software aziendale e applicazioni di intelligenza artificiale.
Il trimestre ha messo in evidenza diverse forme di domanda che spesso vengono analizzate separatamente:
Letti insieme, questi indicatori suggeriscono che Microsoft sta monetizzando l’AI su due fronti: attraverso il consumo di infrastruttura cloud e tramite abbonamenti software. È un vantaggio rilevante, perché la crescita non dipende soltanto dall’affitto di capacità di calcolo. Microsoft può anche vendere funzioni di AI all’interno di prodotti già presenti nei processi quotidiani delle aziende.
Il portafoglio ordini richiede comunque cautela. Le obbligazioni residue di performance rappresentano impegni contrattuali, non ricavi già incassati né capacità immediatamente disponibile. Prima che diventino vendite contabilizzate, Microsoft deve costruire e collegare l’infrastruttura necessaria, mentre i clienti devono effettivamente utilizzarla.
Amazon Web Services ha registrato 42,2 miliardi di dollari di ricavi nel secondo trimestre, in crescita del 37% su base annua. Il dato porta il ritmo annualizzato dei ricavi a circa 169 miliardi di dollari. Amazon ha definito questo tasso di crescita il più rapido degli ultimi 18 trimestri.
AWS rimane quindi più grande di Google Cloud in termini di ricavi trimestrali e conserva un margine significativo sul ritmo annualizzato della divisione di Alphabet. Il risultato mostra inoltre che il leader storico può ancora accelerare: la crescita è salita nettamente dal 28% del trimestre precedente.
Il traguardo di Azure cambia il racconto competitivo, ma non la classifica. Azure è ormai un’attività da oltre 100 miliardi di dollari l’anno; AWS viaggia invece a circa 169 miliardi su base annualizzata, partendo dall’ultimo trimestre. Il confronto non è perfettamente omogeneo: Microsoft comunica i ricavi annuali di Azure relativi al proprio esercizio fiscale, mentre Amazon presenta il dato trimestrale di AWS e il relativo ritmo annualizzato.
Nel secondo trimestre i ricavi di Google Cloud sono aumentati dell’82% su base annua, raggiungendo 24,8 miliardi di dollari. Il dato equivale a un ritmo annualizzato di circa 99 miliardi, vicino ai 100 miliardi dichiarati da Microsoft per Azure, anche se periodi di rendicontazione e definizioni non coincidono perfettamente.
La crescita percentuale di Google Cloud è stata molto superiore al +43% di Azure e al +37% di AWS. Ma le percentuali, da sole, possono risultare fuorvianti: sulla base dei dati comunicati, Google Cloud e AWS hanno aggiunto entrambi circa 11 miliardi di dollari di ricavi trimestrali rispetto all’anno precedente. Google sta quindi recuperando rapidamente, ma AWS resta molto più grande in termini assoluti.
Google ha inoltre riportato 8,8 miliardi di dollari di utile operativo per il cloud, contro i 2,8 miliardi dello stesso trimestre dell’anno precedente, e un portafoglio cloud di contratti pari a 514 miliardi di dollari.
Il quadro è quello di una competizione a tre, con vantaggi diversi:
Il portafoglio commerciale da 678 miliardi di Microsoft e quello cloud da 514 miliardi di Alphabet indicano che i grandi clienti stanno assumendo impegni pluriennali consistenti. L’attuale boom dell’AI appare così più solido di una semplice raccolta di progetti pilota di piccole dimensioni.
Un contratto firmato, tuttavia, deve ancora essere sostenuto da data center, elettricità, reti, acceleratori e carichi di lavoro software. Se l’infrastruttura non viene consegnata nei tempi previsti, la domanda può restare visibile nei portafogli ordini mentre la contabilizzazione dei ricavi e il ritorno di cassa arrivano più tardi.
I piani di spesa di Alphabet mostrano la portata del problema. La società ha alzato la previsione di investimenti in conto capitale per il 2026 a una forchetta compresa tra 195 e 205 miliardi di dollari, citando la forte domanda cloud e il fabbisogno di capacità.
Per gli investitori si crea così un problema di tempistiche: i clienti possono impegnarsi prima che l’azienda abbia installato tutta la capacità fisica necessaria a servirli. La domanda centrale non è più soltanto se le aziende vogliano l’AI, ma quanto rapidamente quella domanda possa trasformarsi in utilizzo fatturabile e se i margini resteranno interessanti dopo aver sostenuto il costo dell’infrastruttura.
Nel secondo trimestre Alphabet ha speso 44,9 miliardi di dollari in investimenti, mentre il free cash flow è sceso a -5,9 miliardi. I dati mostrano come una storia di crescita e redditività nel cloud possa convivere con un forte consumo di cassa nel breve periodo, quando l’infrastruttura viene costruita in anticipo rispetto alla domanda.
Lo stesso test economico riguarda Microsoft. La solidità dell’utile operativo e la crescita di Azure offrono alla società maggiore capacità finanziaria per investire, ma Microsoft deve ancora dimostrare che consumi Azure, abbonamenti Copilot e impegni contrattuali possano generare ritorni sufficienti mentre la spesa per l’infrastruttura continua ad aumentare.
Gli investitori non sembrano ritenere in modo generalizzato che i grandi operatori cloud abbandoneranno gli investimenti nell’AI. Reuters ha riferito che l’attenzione del mercato si è spostata verso le società capaci di produrre i ritorni migliori nel lungo periodo. Parallelamente, un sondaggio di Bank of America ha indicato nella spesa in conto capitale degli hyperscaler AI la potenziale maggiore fonte di un evento sistemico di credito per il 38% dei gestori.
Le due posizioni non sono necessariamente in contraddizione. Si può ritenere che la domanda sia concreta e che la spesa continuerà, mettendo comunque in discussione i tempi di recupero degli investimenti, i requisiti di finanziamento e il rendimento generato da ogni dollaro destinato all’infrastruttura.
Microsoft esce dal trimestre come il concorrente cloud-AI più integrato commercialmente, non come il leader indiscusso del cloud. Il traguardo dei 100 miliardi di Azure, la crescita trimestrale del 43%, gli oltre 30 milioni di abbonamenti Copilot a pagamento e il portafoglio contrattuale da 678 miliardi offrono una delle prove più solide che la domanda di AI stia arrivando nei budget delle imprese.
AWS conserva la maggiore scala cloud riportata, mentre Google Cloud vanta il tasso di crescita più elevato. Il confronto dimostra anche perché nessun singolo indicatore possa decidere la gara: la crescita percentuale favorisce Google, le dimensioni assolute premiano AWS e la distribuzione dei prodotti, insieme alla domanda aziendale già contrattualizzata, offre a Microsoft un vantaggio diverso.
La prossima fase sarà misurata meno dai titoli sulla crescita e più dalla capacità di esecuzione. I tre operatori dovranno trasformare i portafogli ordini in capacità installata, la capacità installata in utilizzo da parte dei clienti e quell’utilizzo in free cash flow e ritorni durevoli.
I risultati di Microsoft mostrano che l’opportunità legata all’AI e al cloud sta già generando ricavi reali. Non dimostrano ancora, però, che l’enorme costruzione di infrastrutture sarà altrettanto redditizia una volta raggiunta la maturità.
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Nel quarto trimestre fiscale 2026 Azure e gli altri servizi cloud Microsoft sono cresciuti del 43%; Azure ha superato per la prima volta i 100 miliardi di dollari di ricavi annuali.
Nel quarto trimestre fiscale 2026 Azure e gli altri servizi cloud Microsoft sono cresciuti del 43%; Azure ha superato per la prima volta i 100 miliardi di dollari di ricavi annuali. AWS resta il leader per scala, con 42,2 miliardi di dollari di ricavi trimestrali, mentre Google Cloud è il rivale in più rapida crescita, a 24,8 miliardi e +82% annuo.
La domanda per l’AI appare concreta, ma la sfida si sposta sulla capacità di trasformare contratti e investimenti in infrastrutture operative, consumi fatturabili e flussi di cassa sostenibili.