Il presidente kazako ha sottolineato il costo umano della guerra: è «una vergogna» che giovani persone continuino a morire e «tutto questo deve finire» . La sua proposta prevedeva in particolare:
In un passaggio insolitamente franco, Tokayev ha aggiunto di non comprendere ancora perché la Russia abbia lanciato la sua aggressione contro l’Ucraina. La natura del conflitto, ha detto, «non è del tutto chiara a molti, compresi noi» .
Putin non ha risposto pubblicamente alle sue parole durante la parte aperta dell’incontro .
La risposta di Mosca è arrivata lo stesso giorno ed è stata negativa. Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha dichiarato a Interfax che un congelamento del conflitto «in quanto tale non è possibile», considerata la posizione attuale di Kyiv .
Secondo Peskov, Putin avrebbe fornito a Tokayev una spiegazione «dettagliata» delle ragioni per cui la proposta non sarebbe praticabile . La posizione ufficiale russa resta che Mosca debba prima raggiungere i propri obiettivi sul campo di battaglia.
«Per noi, la condizione principale è raggiungere i nostri obiettivi», ha affermato Peskov, presentando la posizione ucraina come il principale ostacolo a una sospensione dei combattimenti .
Da Kyiv è arrivata una reazione opposta. Il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha ha definito l’appello di Tokayev «un messaggio realistico, tempestivo e saggio» .
Sybiha ha ricordato che l’Ucraina ha già proposto di fermare la guerra lungo le attuali linee del fronte e di passare alla diplomazia, ma che il Cremlino continua a respingere questa strada .
«In definitiva, Mosca deve sentire una pressione maggiore prima di accettare proposte di pace realistiche», ha scritto il ministro .
Il 27 luglio, appena due giorni dopo l’appello di Tokayev, Putin ha firmato due ordini esecutivi che autorizzano il governo russo ad avviare negoziati con Kazakistan e Uzbekistan per modificare gli accordi esistenti sulla cooperazione tecnico-militare .
I documenti, pubblicati sul portale ufficiale russo delle informazioni giuridiche, riguardano due intese specifiche:
Le disposizioni esistenti non riguardano soltanto le vendite di armamenti russi ai due Paesi. Prevedono anche forniture reciproche di prodotti militari, oltre a scambi di tecnologie, informazioni tecnico-militari, documentazione e servizi legati alla difesa .
Diversi media russi hanno collegato l’iniziativa al contesto delle sanzioni occidentali contro Mosca . L’Unione europea ha vietato l’esportazione verso la Russia di armi, prodotti militari e numerosi beni a duplice uso, tra cui componenti elettronici, motori e parti per droni.
Stati Uniti, Unione europea, Regno Unito e Giappone hanno inoltre individuato 50 categorie di prodotti che, secondo la loro valutazione, la Russia cerca di procurarsi per finalità militari: tra questi figurano microchip, apparecchiature ottiche e componenti aeronautici .
In questo quadro, la possibilità di forniture anche nella direzione opposta — dai partner dell’Asia centrale verso la Russia — assume un peso strategico. Le fonti sottolineano però che gli ordini del 27 luglio autorizzano l’apertura di negoziati per modificare gli accordi: non costituiscono, da soli, la prova che siano già state concordate nuove consegne.
La successione degli eventi mette in luce la posizione delicata del Kazakistan. Astana mantiene quello che Tokayev ha definito un «rapporto alleato» con Mosca, ma allo stesso tempo il presidente kazako ha scelto di chiedere pubblicamente a Putin di fermare le ostilità .
Il Cremlino, invece, ha respinto la proposta di congelamento e, nel giro di due giorni, ha avviato passi formali per rafforzare o aggiornare i legami tecnico-militari con Kazakistan e Uzbekistan. L’ordine temporale non dimostra che i due fatti siano direttamente collegati, ma evidenzia le priorità dichiarate da Mosca: prima il raggiungimento degli obiettivi militari e, parallelamente, la sicurezza delle proprie reti di cooperazione nella regione.
Secondo l’Institute for the Study of War, Putin avrebbe utilizzato la proposta kazaka non come base per negoziare, ma per ribadire la necessità di ulteriori guadagni sul campo di battaglia .