Le dichiarazioni iraniane del 1° novembre hanno descritto una possibile nuova guerra con gli Stati Uniti come più lunga dei combattimenti precedenti e potenzialmente più ampia di un conflitto confinato al Medio Oriente. Teheran ha minacciato ritorsioni contro le forze americane e ha evocato rischi per la navigazione e le infrastrutture nella regione. Il messaggio contrasta con le parole di Donald Trump, secondo cui uno o due obiettivi iraniani ancora da colpire potrebbero essere «sistemati» in 10 minuti. Nessuna delle due versioni, da sola, permette di prevedere come si svolgerebbe o si concluderebbe un nuovo conflitto.
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L’avvertimento di Teheran: tempi più lunghi e un conflitto più ampio
Mohammad Akraminia, portavoce dell’esercito iraniano, ha dichiarato che una futura guerra potrebbe durare più del precedente confronto e che il presidente statunitense non sarebbe in grado di stabilire né i tempi né le condizioni della sua conclusione. Le autorità iraniane hanno inoltre promesso una risposta immediata e più estesa in caso di nuovi attacchi.
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Akraminia ha anche detto che un eventuale conflitto non resterebbe confinato all’Asia occidentale. Le dichiarazioni riportate dai media comprendono minacce di «attacchi devastanti» contro navi da guerra statunitensi e l’avvertimento che una forza d’invasione si troverebbe in un «campo di sterminio». Sono minacce attribuite a esponenti iraniani, non una verifica indipendente delle capacità di Teheran di attuarle tutte.
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Il ministro della Difesa Mehrdad Akhlaghi ha promesso una risposta «proporzionata, decisa e incisiva» a qualsiasi attacco. Un portavoce dei Guardiani della rivoluzione, Hossein Mohebbi, ha affermato che un conflitto con gli Stati Uniti non avrebbe «limiti geografici».
2 Altre ricostruzioni hanno riferito di minacce contro aeroporti, oleodotti e altre infrastrutture civili o economiche nei Paesi vicini del Golfo, nel caso riprendessero gli attacchi statunitensi e israeliani.
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«Dieci minuti» per colpire non significa dieci minuti per chiudere la guerra
Trump ha detto che agli Stati Uniti resterebbero uno o due siti da «sistemare», citando Pickaxe Mountain, descritto nei resoconti come un presunto complesso nucleare sotterraneo. Ha sostenuto che gli obiettivi potrebbero essere colpiti in «10 minuti».
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7 Il riferimento riguarda la rapidità con cui, secondo il presidente, potrebbe essere condotto un attacco: non dimostra che un bombardamento disattiverebbe in modo permanente il programma nucleare iraniano o metterebbe fine alle ostilità.
Trump ha anche definito «buoni» i colloqui con Teheran, pur dicendo che l’Iran non sarebbe «molto affidabile».
6 Intanto, Reuters ha riferito che negoziatori iraniani erano a Doha per incontrare mediatori qatarioti, mentre i diplomatici cercavano di evitare una nuova escalation dopo le elezioni di metà mandato statunitensi del 3 novembre. Il resoconto segnala timori di un’escalation, non una decisione confermata di attaccare né una data stabilita.
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Navi, forze statunitensi e infrastrutture nel Golfo
Le minacce iraniane hanno riguardato sia le navi da guerra sia le truppe statunitensi; altri avvertimenti hanno menzionato infrastrutture civili ed economiche nei Paesi vicini. Nel complesso, Teheran ha presentato le possibili ritorsioni come qualcosa che potrebbe andare oltre uno scambio di attacchi contro obiettivi militari iraniani e statunitensi. Si tratta di minacce ufficiali, non della prova che ogni obiettivo citato verrebbe colpito.
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Anche lo Stretto di Hormuz, passaggio strategico per la navigazione, resta un punto di tensione. Il Comando centrale statunitense (CENTCOM) ha affermato che le principali rotte di transito nello stretto erano libere da mine iraniane. È una dichiarazione militare sulle condizioni di quelle rotte, che non risolve da sola le controversie più ampie sulla sicurezza della navigazione e sull’accesso allo stretto.
30 Altri resoconti hanno riferito delle rivendicazioni iraniane sul controllo dello stretto e delle preoccupazioni per gli attacchi alle navi.
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Che cosa si sa delle capacità iraniane
Secondo resoconti basati su valutazioni di funzionari occidentali, l’Iran avrebbe conservato capacità produttive di missili e droni e disporrebbe ancora di scorte di missili balistici e di alcune armi antinave. Questo indica che Teheran potrebbe continuare a rimpiazzare parte del proprio arsenale, ma non chiarisce quanto siano estese o efficaci le capacità militari rimaste.
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È importante distinguere tra la previsione iraniana sulla durata e la portata di un’eventuale guerra e una valutazione indipendente di ciò che il Paese potrebbe sostenere sul piano militare. Le informazioni disponibili non stabiliscono quanto siano efficaci le difese iraniane ricostruite, se nuovi attacchi comprometterebbero in modo permanente il programma nucleare o come terminerebbe un nuovo conflitto.
I negoziati proseguono insieme alle minacce
Le dichiarazioni militari non significano che la diplomazia si sia fermata. Negoziatori iraniani hanno partecipato a colloqui a Doha con la mediazione del Qatar, e il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha detto che Teheran è pronta sia alla «difesa» sia alla «diplomazia».
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47 I resoconti mostrano quindi che minacce e trattative procedevano in parallelo; non dimostrano che le parti avessero raggiunto un accordo.
La conclusione più solida riguarda il messaggio di Teheran, non l’esito di un’eventuale guerra: l’Iran ha avvertito che un attacco statunitense rapido potrebbe aprire una fase più lunga e geograficamente più ampia, mentre Trump ha insistito sulla velocità con cui si potrebbero colpire alcuni obiettivi ancora da raggiungere. Le conseguenze dipenderebbero da decisioni ed eventi che queste dichiarazioni, da sole, non possono prevedere.
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