A settembre l’inflazione CPI negli Stati Uniti è salita al 3,7% su base annua, oltre le attese del 3,6%, riaccendendo i timori di una Fed più aggressiva. Le probabilità di un rialzo dei tassi a ottobre sono arrivate per un momento vicino al 50%, per poi ridiscendere al 26% 30%: erano stime di mercato, non una decisi...
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Create a landscape editorial hero image for this Studio Global article: How did hotter-than-expected September inflation data drive Bitcoin’s Wednesday sell-off, near-one-month overnight low, and brief drop below. Article summary: The sell-off was a macroeconomic repricing amplified by leverage: hotter inflation revived fears of tighter Federal Reserve policy, while weakening ETF demand and a technology-stock sell-off added pressure on Bitcoin. [1. Topic tags: general, general web, user generated. Style: premium digital editorial illustration, source-backed research mood, clean composition, high detail, modern web publication hero. Use reference image context only for broad subject, composition, and topical grounding; do not copy the exact image. Avoid: logos, brand marks, copyrighted characters, real person likenesses, fake screenshots, UI text, readable text, watermarks, charts with fa
La discesa di Bitcoin è iniziata dopo la pubblicazione dei dati sull’inflazione statunitense di settembre e si è intensificata quando gli investitori hanno rivalutato le prospettive dei tassi della Federal Reserve. Le liquidazioni di posizioni a leva, i deflussi dagli ETF spot su Bitcoin e la maggiore avversione al rischio hanno aggiunto pressione. La criptovaluta è poi risalita dopo aver brevemente superato al ribasso la soglia degli 80.000 dollari, ma il rimbalzo, da solo, non dimostra che sia tornata una domanda stabile. 1
2
18
A settembre l’indice dei prezzi al consumo (CPI) statunitense è aumentato del 3,7% rispetto a un anno prima, contro il 3,4% di agosto e una previsione del 3,6%. Anche l’inflazione di fondo, che esclude alimentari ed energia, ha accelerato: il dato annuo è arrivato al 2,6%, dal 2,4% di agosto, superando le attese del 2,5%. Su base mensile, il CPI complessivo è salito dello 0,6% e quello di fondo dello 0,3%. 6
A sorprendere sono stati soprattutto i dati su base annua, che hanno indicato un’inflazione ancora persistente. I mercati hanno quindi riconsiderato la possibilità di un altro rialzo dei tassi da parte della Fed. Se gli investimenti che pagano interessi diventano relativamente più attraenti, detenere Bitcoin — che non offre un rendimento nativo — può risultare meno conveniente.
Dopo il rapporto sul CPI, le probabilità di un rialzo dei tassi sono arrivate per un breve periodo quasi al 50%, secondo CoinDesk, prima di scendere a circa il 26%-30%. Sono stime che fotografano le aspettative dei mercati in quel momento, non una garanzia sulle mosse della Fed. 46
Anche i prezzi alla produzione hanno alimentato i timori: a settembre il PPI è cresciuto dell’1,3% rispetto al mese precedente, contro una previsione dello 0,6%, e del 6,3% su base annua. 14 I dati citati documentano gli aumenti, ma non bastano a dimostrare che siano stati causati dai costi energetici legati alla guerra tra Stati Uniti e Iran.
Bitcoin ha perso terreno dopo la pubblicazione del CPI di mercoledì e ha continuato a scendere durante le contrattazioni di giovedì. Nella sessione asiatica è stato riportato un minimo intorno agli 80.226 dollari, seguito da un recupero sopra gli 81.500. 47 Più tardi, giovedì, il prezzo è sceso brevemente sotto gli 80.000 dollari per la prima volta in circa un mese, prima di risalire verso gli 82.000.
18 Le quotazioni variano in base all’ora e al mercato considerati; nel complesso, indicano che il passaggio sotto gli 80.000 è avvenuto dopo il minimo della sessione asiatica.
La leva finanziaria ha probabilmente amplificato le oscillazioni. In 24 ore sono state riportate liquidazioni per 951,4 milioni di dollari nel mercato crypto, di cui 876,3 milioni riconducibili a posizioni long, cioè scommesse su un rialzo. 38 Quando una posizione long a leva viene liquidata, la sua chiusura forzata può generare ulteriori vendite e aggravare una discesa già in corso. Un’ondata di liquidazioni, però, non garantisce che il prezzo abbia trovato un minimo.
La pressione non ha riguardato solo le criptovalute: secondo CoinDesk, l’indice azionario sudcoreano Kospi è sceso di circa l’8%. 46 Anche Ether ha perso terreno durante le vendite, con una flessione riportata intorno al 5%.
38 Questi movimenti suggeriscono un clima di avversione al rischio più ampio, non una reazione limitata a Bitcoin.
Un altro segnale di pressione è arrivato dai flussi degli ETF spot su Bitcoin quotati negli Stati Uniti: mercoledì hanno registrato deflussi netti superiori a 261 milioni di dollari. 2
53 Il dato indica una domanda più debole in quella giornata, ma da solo non basta a stabilire una tendenza di lungo periodo.
Gli operatori hanno seguito da vicino l’area degli 80.000 dollari, considerata un possibile livello di supporto. La breve discesa sotto questa soglia mostra che gli acquisti non sono riusciti a difenderla in modo continuo; il successivo recupero segnala invece che sono emersi compratori dopo la rottura. Nessuno dei due movimenti, preso isolatamente, dimostra che il livello reggerà a un nuovo test. 9
18
Alcuni resoconti hanno indicato intorno agli 81.500 dollari il prezzo medio di acquisto dei Bitcoin detenuti dagli ETF spot statunitensi. 49 È un riferimento aggregato utile per osservare il mercato, non il prezzo pagato da ogni fondo o investitore.
Un recupero dopo l’allentarsi delle vendite forzate non equivale a una ripresa sostenuta da nuovi acquisti. Per capire se la domanda sta davvero tornando, gli operatori possono osservare diversi elementi:
In sintesi, i timori sull’inflazione hanno orientato la discesa, mentre le liquidazioni e la domanda più debole degli ETF l’hanno amplificata. Il recupero dopo il breve passaggio sotto gli 80.000 dollari mostra che sono comparsi compratori, ma per rendere la ripresa più convincente servirebbero una domanda spot persistente e prospettive sui tassi meno sfavorevoli.
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A settembre l’inflazione CPI negli Stati Uniti è salita al 3,7% su base annua, oltre le attese del 3,6%, riaccendendo i timori di una Fed più aggressiva.
A settembre l’inflazione CPI negli Stati Uniti è salita al 3,7% su base annua, oltre le attese del 3,6%, riaccendendo i timori di una Fed più aggressiva. Le probabilità di un rialzo dei tassi a ottobre sono arrivate per un momento vicino al 50%, per poi ridiscendere al 26% 30%: erano stime di mercato, non una decisione della Fed.
Sono state segnalate liquidazioni crypto per 951,4 milioni di dollari in 24 ore, di cui 876,3 milioni in posizioni long: un’ondata di vendite forzate, ma non la prova che il mercato abbia toccato il fondo.
A settembre l’inflazione CPI negli Stati Uniti è salita al 3,7% su base annua, oltre le attese del 3,6%, riaccendendo i timori di una Fed più aggressiva. Le probabilità di un rialzo dei tassi a ottobre sono arrivate per un momento vicino al 50%, per poi ridiscendere al 26% 30%: erano stime di mercato, non una decisi...
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Create a landscape editorial hero image for this Studio Global article: How did hotter-than-expected September inflation data drive Bitcoin’s Wednesday sell-off, near-one-month overnight low, and brief drop below. Article summary: The sell-off was a macroeconomic repricing amplified by leverage: hotter inflation revived fears of tighter Federal Reserve policy, while weakening ETF demand and a technology-stock sell-off added pressure on Bitcoin. [1. Topic tags: general, general web, user generated. Style: premium digital editorial illustration, source-backed research mood, clean composition, high detail, modern web publication hero. Use reference image context only for broad subject, composition, and topical grounding; do not copy the exact image. Avoid: logos, brand marks, copyrighted characters, real person likenesses, fake screenshots, UI text, readable text, watermarks, charts with fa
La discesa di Bitcoin è iniziata dopo la pubblicazione dei dati sull’inflazione statunitense di settembre e si è intensificata quando gli investitori hanno rivalutato le prospettive dei tassi della Federal Reserve. Le liquidazioni di posizioni a leva, i deflussi dagli ETF spot su Bitcoin e la maggiore avversione al rischio hanno aggiunto pressione. La criptovaluta è poi risalita dopo aver brevemente superato al ribasso la soglia degli 80.000 dollari, ma il rimbalzo, da solo, non dimostra che sia tornata una domanda stabile. 1
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A settembre l’indice dei prezzi al consumo (CPI) statunitense è aumentato del 3,7% rispetto a un anno prima, contro il 3,4% di agosto e una previsione del 3,6%. Anche l’inflazione di fondo, che esclude alimentari ed energia, ha accelerato: il dato annuo è arrivato al 2,6%, dal 2,4% di agosto, superando le attese del 2,5%. Su base mensile, il CPI complessivo è salito dello 0,6% e quello di fondo dello 0,3%. 6
A sorprendere sono stati soprattutto i dati su base annua, che hanno indicato un’inflazione ancora persistente. I mercati hanno quindi riconsiderato la possibilità di un altro rialzo dei tassi da parte della Fed. Se gli investimenti che pagano interessi diventano relativamente più attraenti, detenere Bitcoin — che non offre un rendimento nativo — può risultare meno conveniente.
Dopo il rapporto sul CPI, le probabilità di un rialzo dei tassi sono arrivate per un breve periodo quasi al 50%, secondo CoinDesk, prima di scendere a circa il 26%-30%. Sono stime che fotografano le aspettative dei mercati in quel momento, non una garanzia sulle mosse della Fed. 46
Anche i prezzi alla produzione hanno alimentato i timori: a settembre il PPI è cresciuto dell’1,3% rispetto al mese precedente, contro una previsione dello 0,6%, e del 6,3% su base annua. 14 I dati citati documentano gli aumenti, ma non bastano a dimostrare che siano stati causati dai costi energetici legati alla guerra tra Stati Uniti e Iran.
Bitcoin ha perso terreno dopo la pubblicazione del CPI di mercoledì e ha continuato a scendere durante le contrattazioni di giovedì. Nella sessione asiatica è stato riportato un minimo intorno agli 80.226 dollari, seguito da un recupero sopra gli 81.500. 47 Più tardi, giovedì, il prezzo è sceso brevemente sotto gli 80.000 dollari per la prima volta in circa un mese, prima di risalire verso gli 82.000.
18 Le quotazioni variano in base all’ora e al mercato considerati; nel complesso, indicano che il passaggio sotto gli 80.000 è avvenuto dopo il minimo della sessione asiatica.
La leva finanziaria ha probabilmente amplificato le oscillazioni. In 24 ore sono state riportate liquidazioni per 951,4 milioni di dollari nel mercato crypto, di cui 876,3 milioni riconducibili a posizioni long, cioè scommesse su un rialzo. 38 Quando una posizione long a leva viene liquidata, la sua chiusura forzata può generare ulteriori vendite e aggravare una discesa già in corso. Un’ondata di liquidazioni, però, non garantisce che il prezzo abbia trovato un minimo.
La pressione non ha riguardato solo le criptovalute: secondo CoinDesk, l’indice azionario sudcoreano Kospi è sceso di circa l’8%. 46 Anche Ether ha perso terreno durante le vendite, con una flessione riportata intorno al 5%.
38 Questi movimenti suggeriscono un clima di avversione al rischio più ampio, non una reazione limitata a Bitcoin.
Un altro segnale di pressione è arrivato dai flussi degli ETF spot su Bitcoin quotati negli Stati Uniti: mercoledì hanno registrato deflussi netti superiori a 261 milioni di dollari. 2
53 Il dato indica una domanda più debole in quella giornata, ma da solo non basta a stabilire una tendenza di lungo periodo.
Gli operatori hanno seguito da vicino l’area degli 80.000 dollari, considerata un possibile livello di supporto. La breve discesa sotto questa soglia mostra che gli acquisti non sono riusciti a difenderla in modo continuo; il successivo recupero segnala invece che sono emersi compratori dopo la rottura. Nessuno dei due movimenti, preso isolatamente, dimostra che il livello reggerà a un nuovo test. 9
18
Alcuni resoconti hanno indicato intorno agli 81.500 dollari il prezzo medio di acquisto dei Bitcoin detenuti dagli ETF spot statunitensi. 49 È un riferimento aggregato utile per osservare il mercato, non il prezzo pagato da ogni fondo o investitore.
Un recupero dopo l’allentarsi delle vendite forzate non equivale a una ripresa sostenuta da nuovi acquisti. Per capire se la domanda sta davvero tornando, gli operatori possono osservare diversi elementi:
In sintesi, i timori sull’inflazione hanno orientato la discesa, mentre le liquidazioni e la domanda più debole degli ETF l’hanno amplificata. Il recupero dopo il breve passaggio sotto gli 80.000 dollari mostra che sono comparsi compratori, ma per rendere la ripresa più convincente servirebbero una domanda spot persistente e prospettive sui tassi meno sfavorevoli.
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A settembre l’inflazione CPI negli Stati Uniti è salita al 3,7% su base annua, oltre le attese del 3,6%, riaccendendo i timori di una Fed più aggressiva.
A settembre l’inflazione CPI negli Stati Uniti è salita al 3,7% su base annua, oltre le attese del 3,6%, riaccendendo i timori di una Fed più aggressiva. Le probabilità di un rialzo dei tassi a ottobre sono arrivate per un momento vicino al 50%, per poi ridiscendere al 26% 30%: erano stime di mercato, non una decisione della Fed.
Sono state segnalate liquidazioni crypto per 951,4 milioni di dollari in 24 ore, di cui 876,3 milioni in posizioni long: un’ondata di vendite forzate, ma non la prova che il mercato abbia toccato il fondo.