Cisco sta mettendo alla prova una scommessa ambiziosa sull’intelligenza artificiale: un team di due persone ha quattro settimane per verificare se il suo metodo può contribuire a modernizzare il codice storico dell’azienda. Il traguardo indicato è intervenire sul 98% del codice legacy entro 24 mesi. Ma, al momento, si tratta di un obiettivo futuro, non di una migrazione già riuscita.
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Al centro dell’esperimento c’è Padmanabhan “Paddy” Krishnamurthy, ex fondatore di una startup. Jeetu Patel, presidente e chief product officer di Cisco, lo ha sostenuto nonostante si trovasse cinque livelli sotto di lui nell’organigramma: una scelta che premia la proposta e l’iniziativa, non l’anzianità aziendale.
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L’incontro che ha portato alla proposta
Krishnamurthy è entrato in Cisco nel 2025, dopo l’acquisizione di EzDubs, la startup di traduzione in tempo reale che aveva cofondato. Secondo quanto riportato, Patel lo ha incontrato durante una visita all’ufficio Cisco di San Francisco. Dal loro confronto è nata la proposta di affrontare il codice più datato con un gruppo ristretto; Patel gli ha lasciato ampia libertà di sperimentare, compreso un accesso senza limiti ai token di IA.
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Patel ha descritto Krishnamurthy come una persona rimasta «nascosta nell’organizzazione, a fare qualcosa di poco strategico». L’incarico diventa così una scommessa su un’idea e su chi l’ha proposta, al di là della posizione nella gerarchia. Patel ha anche sostenuto che i dipendenti più giovani possono mettere in discussione abitudini consolidate, pur riconoscendo che lavorare insieme a colleghi con decenni di esperienza può generare attriti.
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Che cosa deve dimostrare la prova di quattro settimane
La prima fase serve a capire se un team di due persone può usare l’IA per rifattorizzare il codice in modo da rendere plausibile un intervento molto più ampio. L’ambizione dichiarata è riscrivere o comunque affrontare circa il 98% del codice legacy di Cisco nell’arco di 24 mesi.
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La distinzione è importante: il 98% è un traguardo, non la misura di un lavoro già completato. Le informazioni disponibili non specificano nel dettaglio quali parti del codice rientrino nella prova né quali criteri determineranno il suo successo. Per ora è stato annunciato un test di fattibilità, non una migrazione conclusa.
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Un tassello della strategia di Patel sull’IA
L’esperimento si inserisce nella visione più ampia di Patel, che considera l’IA non soltanto uno strumento per aumentare la produttività. In un’intervista al Financial Times ha detto di vederla come un mezzo per «rendere possibile l’impossibile». Ha inoltre indicato l’intenzione di aumentare il numero di prodotti realizzati interamente con l’IA: uno era già stato sviluppato così, altri sei erano attesi entro la fine del 2026 e l’obiettivo dichiarato era arrivare al 70% dei prodotti software interamente scritti dall’IA entro la fine del 2027.
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Questi traguardi sui prodotti sono distinti dal progetto di rifattorizzazione del codice. Nel loro insieme mostrano la propensione di Patel a sperimentare, ma non dimostrano che il metodo del piccolo team possa essere esteso a tutta Cisco o che il target sul codice legacy verrà raggiunto.
La parte ancora da verificare
Il punto essenziale è che Cisco sta testando un approccio, non annunciando un risultato. La prova di quattro settimane è il primo passaggio; solo se offrirà indicazioni convincenti potrà sostenere l’obiettivo dei 24 mesi e del 98%. Fino alla pubblicazione dei risultati, il progetto resta una scommessa ingegneristica sull’IA, non la prova che si possa riscrivere rapidamente quasi tutto il codice storico di una grande azienda.