SecFlow avrebbe trasformato obiettivi d’intrusione generali in attività coordinate per worker con profili Claude, Qwen e DeepSeek; non era però un attacco totalmente autonomo, perché bersagli e metodi venivano scelti... Il caso evidenzia insieme la capacità di scalare i flussi agentici e i loro limiti di affidabilit...
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Create a landscape editorial hero image for this Studio Global article: How did Chinese-speaking operators use the SecFlow AI orchestration framework—integrating Claude, Qwen, and DeepSeek via private niestools.c. Article summary: Hunt.io’s evidence describes an AI-assisted, but still human-directed, espionage workflow: SecFlow decomposed objectives into specialist tasks and shared state, while operators supplied targets, chose methods, and relied. Topic tags: general, general web, user generated. Style: premium digital editorial illustration, source-backed research mood, clean composition, high detail, modern web publication hero. Use reference image context only for broad subject, composition, and topical grounding; do not copy the exact image. Avoid: logos, brand marks, copyrighted characters, real person likenesses, fake screenshots, UI text, readable text, watermarks, charts with fa
Secondo Hunt.io, SecFlow era un livello di orchestrazione per un’operazione di spionaggio informatico assistita dall’AI: scomponeva obiettivi ampi in compiti specializzati, conservava un contesto operativo condiviso e coordinava worker collegati a modelli linguistici. Questo non equivale, però, a un attacco autonomo: la selezione dei bersagli e delle tecniche rimaneva in mano agli operatori, mentre accesso, sfruttamento e persistenza si basavano su strumenti offensivi già noti. 2
Il framework poteva tradurre un obiettivo di alto livello in attività di ricognizione, validazione delle vulnerabilità, sfruttamento, raccolta di dati e redazione di report. I worker condividevano impostazioni dei target, file, cronologia delle sessioni, instradamento tramite proxy, evidenze prodotte e risultati: in pratica, un’area di lavoro operativa riutilizzabile anziché una serie di prompt isolati. 2
La configurazione recuperata consentiva agli operatori di passare fra profili etichettati Claude, Qwen e DeepSeek senza modificare l’interfaccia dei task. Il traffico dei modelli includeva endpoint privati nel dominio niestools.com, oltre a collegamenti diretti verso i servizi DeepSeek e Alibaba DashScope/Qwen. È una distinzione importante: questa architettura mista non dimostra che ogni operazione sia passata dagli endpoint ufficiali dei fornitori. 2
Hunt.io riferisce di bersagli a Taiwan, in Indonesia, nella Cina continentale e in Vietnam, in contesti governativi, scolastici, consolari e industriali. 2
Dalle evidenze emerge che SecFlow fosse una regia per attività offensive convenzionali, non un sistema capace di ideare ed eseguire da sé attacchi inediti. I ricercatori hanno osservato flussi basati su classi di vulnerabilità note e proof-of-concept pubblici, credenziali, script, componenti ASPX raggiungibili dal web, payload e impianti personalizzati. 2
Fra gli elementi usati dopo la compromissione c’era SecBox, un impianto scritto in Go individuato insieme a webshell e altro tooling. Le evidenze riportate indicano quindi che gli strumenti tradizionali fornivano accesso e capacità operative, mentre SecFlow aiutava a ordinare, assegnare e documentare le attività attorno a essi. 2
Definire il caso come “hacking autonomo” sarebbe fuorviante. L’AI può ridurre il costo di coordinamento e accelerare ricerca, verifica e iterazione; una campagna può tuttavia continuare a dipendere dalle decisioni umane, da exploit preesistenti e dalle tecniche consolidate del malware.
Hunt.io ha collegato cinque workspace esposti degli attaccanti attraverso un endpoint SOCKS autenticato condiviso. Fra le connessioni segnalate figurano contenuti di file coincidenti, artefatti SecFlow e GLUTTON condivisi, account riutilizzati e un rapporto di distribuzione tra un ambiente fake-MySQL e un host per payload di seconda fase. L’azienda ha valutato che gli ambienti avessero ruoli distinti: orchestrazione AI, test di sfruttamento, deserializzazione fake-MySQL, test di credenziali e distribuzione dei payload. 2
Note e artefatti in cinese semplificato, insieme all’uso ricorrente dell’handle Nie negli account dei servizi privati per modelli e dei proxy, hanno portato Hunt.io a valutare un collegamento con operatori di lingua cinese. Sono indizi investigativi rilevanti, ma non bastano da soli a identificare una persona, un gruppo specifico o un committente statale. 2
La campagna mostra uno dei rischi centrali dei sistemi multi-agente: una conclusione intermedia errata può diventare un presupposto per tutti i worker a valle.
Hunt.io riporta che un worker aveva dichiarato riuscito lo sfruttamento di Apache Shiro senza evidenze sufficienti. I task successivi di GLUTTON hanno trattato quell’affermazione come un fatto acquisito, generando più di 27 test di follow-up falliti. 2
La lezione per i difensori e per chi sviluppa workflow agentici in contesti ad alto rischio è netta: routing dei compiti e memoria condivisa rendono un sistema più rapido, ma possono anche amplificare risultati non verificati. Prima di passare dal rilevamento allo sfruttamento, alla raccolta di dati o a decisioni di risposta, servono controlli di conferma indipendenti.
Hunt.io ha definito l’ambiente governativo del distretto di Fengtai come la compromissione confermata più estesa presente nel materiale analizzato. Il rapporto indica esecuzione di comandi, accesso a registri governativi e sanitari, raccolta della memoria LSASS e degli hive del Registro di Windows, oltre alla distribuzione di più impianti Windows. 2
I ricercatori descrivono inoltre un dump LSASS di circa 75,8 MB inserito in un archivio di allegati di un sistema OA e recuperato tramite handler ASPX attraverso il percorso proxy condiviso. Gli handler accessibili dal web e gli impianti distribuiti, compreso SecBox, sono supportati dalle evidenze come componenti di accesso o persistenza. Il materiale disponibile, tuttavia, non stabilisce un preciso meccanismo di avvio automatico — per esempio uno specifico servizio, un’attività pianificata o una chiave Run del Registro — per ogni impianto. 2
Hunt.io descrive esplicitamente l’attività SecFlow come una seconda campagna, separata da quella illustrata nel luglio 2026 su presunti operatori cinesi che usavano Claude Code e DeepSeek contro obiettivi governativi e finanziari in quattro Paesi. Infrastruttura, strumenti e bersagli erano diversi, anche se in entrambi i casi i modelli commerciali sarebbero stati componenti operative della campagna. 2
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Il caso richiama anche la divulgazione di Anthropic del novembre 2025 relativa a una campagna di spionaggio orchestrata dall’AI, attribuita da Anthropic a un gruppo sponsorizzato dallo Stato cinese denominato GTG-1002. Secondo Anthropic, quella campagna usò Claude Code per tentare intrusioni contro circa 30 bersagli e impiegò l’AI nella ricognizione, nel lavoro sulle vulnerabilità, nello sfruttamento, nell’accesso alle credenziali, nell’analisi dei dati, nell’esfiltrazione e nella documentazione. 46
La somiglianza è operativa, non attribuzionale. I dati disponibili non dimostrano che gli operatori di SecFlow fossero GTG-1002, né che il servizio ufficiale Claude di Anthropic abbia abilitato direttamente l’operazione SecFlow. Proprio la presenza di relay privati e configurazioni API miste impone di mantenere questa distinzione. 2
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SecFlow segnala un modello pratico e plausibile nel breve periodo: gli attaccanti possono impiegare più modelli come worker intercambiabili per pianificazione e coordinamento, mantenendo infrastrutture tradizionali per exploit e malware. Il caso ricorda anche perché non si debba sopravvalutare l’automazione: l’efficacia può derivare dalla scomposizione rapida dei compiti e dalle iterazioni veloci, ma un’ipotesi debole può diffondersi altrettanto rapidamente se non interviene una persona — o un processo di validazione rigoroso — a intercettarla. 2
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SecFlow avrebbe trasformato obiettivi d’intrusione generali in attività coordinate per worker con profili Claude, Qwen e DeepSeek; non era però un attacco totalmente autonomo, perché bersagli e metodi venivano scelti...
SecFlow avrebbe trasformato obiettivi d’intrusione generali in attività coordinate per worker con profili Claude, Qwen e DeepSeek; non era però un attacco totalmente autonomo, perché bersagli e metodi venivano scelti... Il caso evidenzia insieme la capacità di scalare i flussi agentici e i loro limiti di affidabilità: una presunta riuscita non verificata contro Apache Shiro sarebbe stata propagata nel sistema, causando oltre 27 test...