I conti dell’esercizio 2026 mostrano una scelta precisa: Apple ha aumentato sensibilmente gli investimenti in ricerca e sviluppo, ma ha ridotto quelli destinati agli asset fisici. Per sostenere le funzioni di intelligenza artificiale può contare su una combinazione di elaborazione sui dispositivi e risorse cloud, senza dover possedere ogni server utilizzato. Questo non significa, però, che l’AI sia priva di costi o che tutta la crescita della R&S sia attribuibile a questa tecnologia.
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La ricerca cresce più dei ricavi
Nell’esercizio fiscale 2026 i ricavi di Apple sono arrivati a 478,83 miliardi di dollari, dai 416,16 miliardi dell’anno precedente: un aumento di circa il 15%. La spesa in ricerca e sviluppo è passata invece da 34,55 a 45,77 miliardi, con una crescita del 32%.
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L’incremento annuale è stato di 11,22 miliardi di dollari. È utile distinguere questo dato dalla spesa complessiva: ripartendo l’intero budget annuo di R&S sui 365 giorni, si ottiene una media di circa 125 milioni al giorno; l’aumento rispetto all’anno precedente equivale invece a circa 31 milioni al giorno. Sono semplici calcoli sui totali annuali, non cifre giornaliere comunicate da Apple.
Nel frattempo, i pagamenti per immobili, impianti e attrezzature sono scesi da circa 12,7 a 9,04 miliardi di dollari. Su base annua, quindi, Apple ha speso in R&S circa cinque volte quanto destinato a questi asset fisici.
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Un modello diverso dai grandi investimenti nei data center
La differenza emerge anche dai dati trimestrali. Nel trimestre di settembre Apple ha pagato circa 2,24 miliardi di dollari per immobili, impianti e attrezzature. Nello stesso periodo Alphabet ha registrato 51,4 miliardi di spese in conto capitale, in aumento del 114% su base annua. Sono dati complessivi delle aziende: non misurano gli investimenti destinati esclusivamente all’AI.
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Amazon ha riportato spese in conto capitale trimestrali per 77,3 miliardi di dollari, in aumento del 120% su base annua. Il dato è oltre 34 volte quello trimestrale di Apple, ma il confronto riflette anche le diverse dimensioni e attività delle società: non è un paragone diretto tra i rispettivi budget per l’intelligenza artificiale.
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Apple combina più modalità di calcolo. Per le richieste AI troppo complesse per essere gestite dai modelli sul dispositivo, il sistema Private Cloud Compute (PCC) può ricorrere a elaborazione lato server. Apple afferma di aver esteso il PCC oltre i propri data center, utilizzando anche l’infrastruttura cloud di Google; le GPU di Nvidia supportano l’elaborazione server-side.
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In questo modo Apple può aggiungere capacità cloud senza possedere tutti i server coinvolti. Non significa che l’elaborazione sia gratuita, né che i dati disponibili chiariscano quante richieste di Siri siano gestite sul dispositivo, nei data center Apple o su Google Cloud. Inoltre, i totali pubblicati per R&S e spese in conto capitale non indicano quanto sia stato investito specificamente nell’AI.
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Liquidità abbondante, ma il ritorno dell’AI è ancora da dimostrare
Nell’esercizio 2026 Apple ha generato circa 145,1 miliardi di dollari di flusso di cassa operativo e ha pagato circa 9,0 miliardi per immobili, impianti e attrezzature. Sottraendo questa seconda cifra dalla prima si ottengono circa 136 miliardi di free cash flow. Il dato segnala una forte capacità di generare cassa insieme a una spesa relativamente contenuta per gli asset fisici; da solo, però, non dimostra che gli investimenti nell’AI garantiranno rendimenti interessanti.
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Apple ha descritto una Siri più personalizzata, progettata per utilizzare informazioni come messaggi ed email. Secondo le informazioni sui piani dell’azienda, alcune funzioni AI basate sui server potrebbero avere limiti di utilizzo, con la possibilità di acquistare capacità aggiuntiva. Non sono stati indicati né i prezzi né i limiti specifici.
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Il costo del cloud e della memoria pesa sui margini
Ricorrere al cloud cambia la forma dei costi dell’AI, ma non li fa scomparire: l’elaborazione può generare spese ricorrenti per i servizi, mentre i prezzi più elevati della memoria incidono sull’economia dei prodotti Apple.
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Nel trimestre di settembre il margine lordo di Apple è stato del 47,9%. Per il trimestre di dicembre, quello che comprende il periodo delle festività, l’azienda prevede un margine tra il 45% e il 46%. Il direttore finanziario Kevan Parekh ha attribuito la pressione soprattutto ai maggiori costi della memoria e, in parte, alle spese per portare Siri AI a regime.
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È questo il punto centrale della strategia: l’aumento della R&S e la diminuzione dei pagamenti per gli asset fisici distinguono Apple dalle aziende che stanno investendo massicciamente nei data center. Ma una spesa in conto capitale più contenuta non protegge l’azienda dai costi continui di cloud, componenti e nuove funzioni AI.
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