Un server di preparazione lasciato accessibile su Internet ha offerto ai ricercatori una rara possibilità: osservare gli strumenti e le istruzioni usati in una campagna contro i negozi online. Secondo Gambit Security, un operatore che comunicava in cinese si serviva di tre strumenti open source basati su agenti di intelligenza artificiale per condurre attacchi quasi interamente senza supervisione continua. «Quasi» è la parola chiave: dietro l’automazione c’era una persona che impartiva indicazioni.
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Tre strumenti, compiti diversi
Strix cercava vulnerabilità nei siti, Cairn tentava di sfruttarle e Hermes avviava e coordinava le operazioni, consentendo all’operatore di orientarle. Tra i modelli IA citati nei resoconti figurano DeepSeek, Kimi e una versione precedente di Claude. Dopo l’accesso ai siti, gli attacchi prevedevano l’installazione di skimmer: codice sulle pagine di pagamento progettato per intercettare i dati delle carte.
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La suddivisione dei compiti aiuta a spiegare come sia stato possibile lanciare molti tentativi, non dimostra che gli agenti decidessero da soli gli obiettivi. Sul server esposto erano presenti anche gli strumenti e i prompt usati per dirigere l’attività; le informazioni disponibili, però, non permettono di stabilire quanto spesso l’operatore sia intervenuto nei singoli attacchi.
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Che cosa dicono i numeri
I ricercatori hanno ricostruito 105 progetti di attacco avviati dal 10 al 15 settembre e identificato almeno 27 aziende compromesse in misura diversa. Un progetto avviato non equivale, quindi, a una violazione riuscita.
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Gambit Security riferisce la sottrazione di oltre 600.000 dati di carte di pagamento; un altro resoconto attribuisce quel totale a due vittime. Sono stati inoltre segnalati skimmer nelle pagine di pagamento di siti colpiti. Il server esposto e gli skimmer documentano l’operazione, ma le fonti disponibili non riportano una conferma indipendente, da parte degli emittenti delle carte, dell’intero numero di dati sottratti.
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Anche le cifre sui costi richiedono cautela: alcuni resoconti parlano di circa 8.000 dollari in cinque giorni, mentre una verifica dei costi effettuata dall’operatore indica una media di 25,46 dollari per 101 scansioni completate. La media per scansione non è il costo di ciascuna violazione riuscita, né una ripartizione diretta della spesa complessiva dei cinque giorni.
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I danni oltre al furto delle carte
Secondo Gambit, la procedura di pulizia di un agente ha distrutto i dati di una delle vittime. La società ha pubblicato le proprie conclusioni descrivendo la campagna come ancora in corso: il caso mostra sia la rapidità con cui un operatore può moltiplicare i tentativi di intrusione, sia il rischio di danni ulteriori una volta ottenuto l’accesso.
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L’uso segnalato di Claude non prova che Anthropic abbia adottato provvedimenti specifici o inviato notifiche in relazione a questa campagna. L’azienda ha descritto separatamente interventi contro altri abusi dell’IA e la condivisione di informazioni quando opportuno, ma le fonti disponibili non collegano tali interventi agli attacchi qui descritti.
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