Lo yen è salito di oltre il 2% contro il dollaro, toccando un massimo di un mese, mentre il mercato aumentava le scommesse su un rialzo dei tassi della Bank of Japan. Il peso messicano è arrivato intorno a 16,89 per dollaro, sostenuto dal tasso Banxico al 6,50% e da flussi di investimento, pur con pressioni per gli...
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A inizio settembre 2026 yen giapponese, peso messicano e peso colombiano hanno tutti guadagnato terreno contro il dollaro USA. Il dato comune, però, non racconta tutta la storia: dietro i tre rialzi ci sono meccanismi diversi.
Per il Giappone il fattore decisivo è stato il possibile aumento del costo di finanziarsi in yen. In Messico hanno pesato il rendimento ancora elevato degli asset in pesos e gli investimenti esteri. In Colombia, invece, il movimento si è accompagnato a un miglioramento dell’appetito per il rischio locale e a un clima più favorevole per gli asset legati al petrolio.
Le quotazioni USD/JPY, USD/MXN e USD/COP indicano quante unità di valuta locale servono per comprare un dollaro. Quando questi rapporti scendono, yen o peso si stanno rafforzando.
Si tratta di istantanee di mercato, non di cambi fissi: le quotazioni possono variare nell’arco della giornata e tra diverse sedi di negoziazione.
Il recupero dello yen era legato soprattutto alle attese di un rialzo BoJ di 25 punti base, fino all’1,25%, nella riunione di settembre. Al 4 settembre i mercati attribuivano a questa mossa una probabilità del 97%, secondo Reuters.18
Il punto è rilevante perché lo yen è stato a lungo una valuta di finanziamento. Nel classico carry trade in yen, un investitore prende a prestito yen a basso costo e acquista attività che offrono rendimenti maggiori altrove. Se i tassi giapponesi e i rendimenti a breve salgono, il vantaggio di questa strategia si riduce. Chi chiude tali posizioni deve ricomprare yen per rimborsare i prestiti, aumentando la domanda della valuta giapponese.
Reuters ha riferito che il balzo iniziale non era accompagnato da prove di un intervento ufficiale sul mercato dei cambi: un elemento che rafforza l’interpretazione basata sulle aspettative sui tassi.17 Bloomberg ha a sua volta collegato il massimo di un mese allo smontaggio delle posizioni di carry trade finanziate in yen.
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Dunque, il rialzo dello yen non era soltanto un giudizio negativo sul dollaro: era anche una rivalutazione del costo e del rischio di prendere yen a prestito.
Il caso messicano è quasi speculare. Il Banco de México, noto come Banxico, ha mantenuto il tasso di riferimento al 6,50%, lasciando un rendimento elevato agli strumenti denominati in pesos anche dopo i precedenti tagli.1
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Un tasso così alto può sostenere la domanda di pesos tramite il carry trade: gli investitori possono essere più propensi a detenere obbligazioni o depositi messicani se il rendimento atteso compensa il rischio valutario. Non è una garanzia: una perdita sul cambio può annullare rapidamente il reddito da interessi. Ma aiuta a spiegare perché gli asset messicani possano restare attraenti quando il vantaggio dei rendimenti in dollari è meno determinante.
Nel primo trimestre del 2026 il Messico ha inoltre registrato investimenti diretti esteri record per 23,591 miliardi di dollari, il 10,4% in più su base annua. Va però letta la composizione del dato: 22,222 miliardi erano utili reinvestiti, mentre i nuovi investimenti ammontavano a 1,705 miliardi.14 Il risultato segnala legami produttivi e societari solidi, anche nel manifatturiero, ma non equivale a una domanda aggiuntiva di valuta estera dello stesso importo.
Un peso forte rende più economiche in valuta locale le importazioni e gli input acquistati all’estero: un vantaggio per consumatori e imprese importatrici. Dall’altra parte, riduce il valore in pesos dei ricavi in dollari degli esportatori e può indebolire la competitività di prezzo dei prodotti messicani sui mercati internazionali.
Il peso colombiano si è rafforzato in parallelo a un miglioramento del clima sugli asset locali. Il 3 settembre l’indice azionario COLCAP, riferimento della Borsa colombiana, è salito dell’1,81% a 2.534 punti, mentre le cronache di mercato descrivevano un peso più forte e uno scenario favorevole ai titoli collegati al petrolio.40
Il quadro macro includeva tassi locali elevati e il sostegno del settore energetico. Le fonti riportavano un tasso di riferimento della banca centrale al 12% e indicavano i flussi da esportazioni di petrolio e carbone tra i fattori di supporto per il peso.41 Intorno al 4 settembre il greggio era inoltre sopra i 90 dollari e USD/COP vicino a 3.134, ma sono rilevazioni puntuali: non dimostrano che il petrolio, da solo, abbia causato l’apprezzamento della valuta.
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La cautela è essenziale. Il peso colombiano può beneficiare della ricerca di rendimento nei mercati emergenti e di un miglioramento delle prospettive dell’export energetico, ma resta sensibile ai prezzi delle materie prime, alla propensione globale al rischio e alle condizioni fiscali e politiche interne. Analisti di Scotiabank avevano stimato che una parte dell’apprezzamento potesse riflettere un eccesso guidato dalle aspettative rispetto ai fondamentali tradizionali.36
Il filo conduttore è la divergenza delle politiche monetarie, che agisce però in direzioni opposte a seconda del ruolo della valuta:
In sostanza, i capitali internazionali rispondono sia al rendimento atteso di un investimento sia al costo necessario per finanziarlo. Un restringimento del divario tra tassi giapponesi e statunitensi può favorire lo yen, rendendo meno conveniente il carry trade. Tassi elevati in Messico e Colombia possono invece sostenere le rispettive valute finché il premio di rendimento appare adeguato al rischio.
Nessuno di questi fattori è permanente. Lo yen potrebbe perdere slancio se la BoJ deludesse le attese o se i rendimenti USA risalissero bruscamente. Il peso messicano resta esposto a variazioni delle aspettative sui tassi e all’incertezza sulla politica commerciale. Quello colombiano è particolarmente sensibile ai prezzi delle materie prime, al sentiment globale e alla fiducia nelle condizioni macroeconomiche del Paese.
La lezione delle prime sedute di settembre è quindi chiara: più valute possono salire insieme contro il dollaro, ma per ragioni profondamente diverse — aspettative sulle banche centrali, posizionamento nel carry trade, flussi di investimento e dinamiche delle materie prime.
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Lo yen è salito di oltre il 2% contro il dollaro, toccando un massimo di un mese, mentre il mercato aumentava le scommesse su un rialzo dei tassi della Bank of Japan.
Lo yen è salito di oltre il 2% contro il dollaro, toccando un massimo di un mese, mentre il mercato aumentava le scommesse su un rialzo dei tassi della Bank of Japan. Il peso messicano è arrivato intorno a 16,89 per dollaro, sostenuto dal tasso Banxico al 6,50% e da flussi di investimento, pur con pressioni per gli esportatori.
Il peso colombiano ha beneficiato di rendimenti elevati, miglioramento del sentiment sugli asset locali e contesto favorevole per petrolio e comparto energetico.