Le quattro principali banche centrali non agiranno tutte allo stesso modo, ma devono fronteggiare il medesimo rischio: uno shock energetico che prolunghi l’inflazione. Il Brent ha chiuso a 105,68 dollari al barile il 14 settembre, dopo un rialzo di quasi il 9% nella settimana precedente; intanto, l’aumento dei rendi...
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Create a landscape editorial hero image for this Studio Global article: How are the Federal Reserve, Bank of Japan, European Central Bank, and Bank of England converging on a more hawkish monetary-policy stance i. Article summary: The common shift is toward guarding against an energy-led inflation revival rather than supporting growth. The ECB has already tightened; the BOJ is expected to follow; the BOE is likely to pause but retain a tightening . Topic tags: general, government, news, general web. Style: premium digital editorial illustration, source-backed research mood, clean composition, high detail, modern web publication hero. Use reference image context only for broad subject, composition, and topical grounding; do not copy the exact image. Avoid: logos, brand marks, copyrighted characters, real person likenesses, fake screenshots, UI text, readable text, watermarks, charts with
Le riunioni di settembre delineano una linea globale più restrittiva, ma non uniforme. La Banca centrale europea ha già alzato i tassi in risposta alla ripresa dell’inflazione legata all’energia. La Banca del Giappone è attesa a un nuovo rialzo. La Bank of England dovrebbe invece mantenere i tassi fermi, senza per questo avviare una fase espansiva. Per la Federal Reserve, i mercati propendono per un aumento di 25 punti base, mentre tra gli economisti non c’è consenso.
Il denominatore comune non è la fiducia nella crescita: è il timore che uno shock dell’offerta, in particolare il petrolio sopra i 100 dollari al barile, possa mantenere l’inflazione oltre gli obiettivi più a lungo e trasferirsi a salari, servizi e aspettative sui prezzi.
| Banca centrale | Orientamento di settembre | Decisione o attesa | Il punto decisivo |
|---|---|---|---|
| Federal Reserve | Decisione in arrivo | I mercati hanno prezzato un rialzo di 25 punti base al 3,75%-4,00%, ma un sondaggio Reuters vede la maggioranza degli economisti favorevole a una pausa | Se la Fed darà priorità al contenimento dell’inflazione nonostante le pressioni pubbliche per tassi più bassi |
| Banca del Giappone | Decisione in arrivo | Il consenso degli economisti è quasi unanime per un rialzo di 25 punti base all’1,25% | Se i vertici indicheranno una normalizzazione più rapida |
| BCE | Ha già inasprito la politica | Tasso sui depositi alzato di 25 punti base al 2,50% | L’inflazione è attesa sopra il target del 2% per un periodo prolungato |
| Bank of England | Pausa attesa | Bank Rate atteso invariato al 3,75% | Se l’inflazione persistente riaprirà le attese per un rialzo successivo |
La Fed è entrata nella riunione del 15-16 settembre con il corridoio dei Fed funds al 3,50%-3,75%. I verbali pubblicati ad agosto indicavano che il mercato incorporava pienamente un rialzo di 25 punti base entro la riunione di settembre. 1
Al 10 settembre, i futures sui Fed funds attribuivano circa il 70% di probabilità a un aumento di un quarto di punto, che porterebbe il corridoio al 3,75%-4,00%. 3 Ma non si trattava di un consenso consolidato: un sondaggio Reuters di settembre rilevava che 65 economisti su 93 si attendevano tassi invariati.
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Questa divisione è rilevante. Un rialzo mostrerebbe che i policymaker giudicano il rischio inflazionistico abbastanza serio da irrigidire la politica monetaria nonostante le richieste del presidente Donald Trump e di altri esponenti dell’amministrazione per tassi più bassi. 11 Una pausa potrebbe invece essere letta come il segnale che il rincaro dell’energia non ha ancora generato un problema inflazionistico più ampio e persistente.
Per i mercati, conterà soprattutto la comunicazione che accompagnerà la decisione. Un rialzo presentato come risposta isolata ai dati in arrivo avrebbe un impatto diverso da un rialzo accompagnato da indicazioni di ulteriori strette.
La riunione della Bank of Japan del 17-18 settembre presenta il consenso più netto tra le decisioni ancora pendenti. Un sondaggio Reuters ha rilevato che il 97% degli economisti si attende un aumento di 25 punti base all’1,25%. 18
La questione va oltre il singolo ritocco del tasso. Pressioni sui prezzi ancora persistenti e debolezza dello yen hanno accresciuto il timore di uno sforamento inflazionistico più ampio; Reuters riferisce che i responsabili della politica monetaria potrebbero segnalare un ritmo più rapido di inasprimento se questi rischi dovessero intensificarsi. 17
Per gli investitori, dunque, la domanda decisiva riguarda il percorso dopo settembre. Un messaggio di normalizzazione più deciso potrebbe sostenere lo yen e mettere sotto pressione le strategie finanziate in yen a basso rendimento; un linguaggio prudente indicherebbe invece che la BoJ intende procedere gradualmente.
Il 10 settembre la BCE ha aumentato di 25 punti base i suoi tre tassi di riferimento. Dal 16 settembre il tasso sui depositi sarà al 2,50%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,65% e quello sulle operazioni di rifinanziamento marginale al 2,90%. 64
La BCE ha collegato esplicitamente la decisione al conflitto in Medio Oriente e al conseguente aumento dei prezzi, affermando che l’inflazione resterà probabilmente sopra il target del 2% per un periodo piuttosto lungo. 49 Reuters riporta inoltre che l’istituto ha alzato la previsione di crescita per il 2026 allo 0,9%, dallo 0,8%, e stima un’inflazione al 3,0% nel 2026 e al 2,5% nel 2027.
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L’accoppiata di inflazione prevista più elevata e crescita leggermente migliore ha lasciato alla BCE maggiore spazio per concentrarsi sulla stabilità dei prezzi. Tuttavia, la presidente Christine Lagarde ha precisato che il Consiglio non ha discusso un percorso futuro dei tassi: l’aumento di settembre non equivale quindi a un impegno per una serie prefissata di ulteriori rialzi. 51
La Bank of England dovrebbe lasciare il Bank Rate invariato al 3,75% nella riunione del 17 settembre. 21 Una pausa la distinguerebbe dalla BCE e dalla probabile mossa della BoJ, ma non indicherebbe necessariamente un passaggio a una politica più accomodante.
Il segnale da seguire è il modo in cui la banca centrale britannica descriverà la persistenza dell’inflazione e lo shock energetico. Una previsione di mercato pubblicata prima della riunione indicava un rialzo di 25 punti base a novembre, in presenza di inflazione persistente e crescita resiliente; resta però una previsione, non un impegno della BoE. 25
In sostanza, la probabile pausa britannica di settembre va letta come una scelta di attesa e valutazione all’interno di un assetto già restrittivo, non come prova che le preoccupazioni sui prezzi siano svanite.
Il Brent ha chiuso a 105,68 dollari al barile il 14 settembre, in rialzo dell’1% nella giornata e di quasi il 9% nella settimana precedente. Reuters ha collegato l’aumento alle interruzioni dell’offerta connesse al Medio Oriente, compresa la chiusura temporanea dell’oleodotto saudita East-West dopo un attacco con droni. 37
Le banche centrali non possono produrre più petrolio: un rialzo dei tassi non può quindi annullare direttamente uno shock energetico. La loro preoccupazione riguarda gli effetti di secondo impatto: carburanti ed energia più cari possono spingere verso l’alto altri prezzi, influenzare la contrattazione salariale e modificare le aspettative di famiglie e imprese. La BCE ha esplicitato questo rischio nella propria comunicazione. 49
I rendimenti dei titoli di Stato erano in salita a livello globale già prima delle decisioni di settembre. Il 1° settembre il rendimento del Treasury statunitense a dieci anni ha toccato il 4,798%, massimo da gennaio 2025. 33 Reuters ha inoltre segnalato che la più ampia vendita di obbligazioni ha accresciuto il costo del credito per governi, imprese e famiglie nelle principali economie.
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Questo è importante perché i tassi di mercato trasmettono la restrizione monetaria oltre i tassi ufficiali delle banche centrali: mutui, prestiti aziendali, debito pubblico e valutazioni azionarie possono risentirne. Il contesto finanziario diventa quindi più rigido anche se una o più banche centrali scelgono di non intervenire nella riunione imminente.
Lo scenario più probabile non è un ciclo perfettamente sincronizzato di rialzi globali. La decisione della Fed resta dibattuta, la BoE è attesa in pausa e la BCE non ha preannunciato un percorso. Ma le quattro istituzioni convergono su un principio: evitare che lo shock energetico rialzi in modo duraturo le aspettative d’inflazione di medio termine.
I mercati seguiranno soprattutto quattro variabili:
Per gli asset rischiosi, l’ambiente di liquidità diventa meno favorevole se i rendimenti continuano a salire e la politica monetaria resta restrittiva. La reazione immediata dipenderà però dalle aspettative già incorporate nei prezzi: un aumento BCE o BoJ ampiamente annunciato potrebbe creare meno volatilità di una Fed ferma contro le attese, di un percorso Fed più aggressivo o di un messaggio della BoJ che indichi una normalizzazione sensibilmente più rapida.
Le fonti disponibili non offrono elementi sufficienti per considerare i flussi verso gli ETF su Bitcoin un fattore principale nelle decisioni delle banche centrali. Per gli asset digitali, come per azioni e credito, la questione più diretta è piuttosto se condizioni finanziarie globali più rigide ridurranno l’appetito per il rischio.
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Le quattro principali banche centrali non agiranno tutte allo stesso modo, ma devono fronteggiare il medesimo rischio: uno shock energetico che prolunghi l’inflazione.
Le quattro principali banche centrali non agiranno tutte allo stesso modo, ma devono fronteggiare il medesimo rischio: uno shock energetico che prolunghi l’inflazione. Il Brent ha chiuso a 105,68 dollari al barile il 14 settembre, dopo un rialzo di quasi il 9% nella settimana precedente; intanto, l’aumento dei rendimenti ha già irrigidito le condizioni finanziarie.
Per i mercati conta non solo la prossima variazione dei tassi, ma soprattutto il segnale sulla durata di una politica monetaria restrittiva.