Il contesto di medio periodo resta costruttivo: le banche centrali hanno acquistato 288,9 tonnellate nette d’oro nel secondo trimestre 2026 e ad agosto sono tornati forti afflussi negli ETF. Polonia e Cina hanno guidato gli acquisti ufficiali, mentre Russia e Turchia sono state venditrici nette: il saldo complessivo...
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La corsa dell’oro poggia su più fattori: acquisti record da parte delle banche centrali, ritorno degli investitori negli ETF e maggiore attenzione alla liquidità delle riserve in caso di crisi. Tuttavia, non è una garanzia di rialzi lineari. Il prossimo banco di prova è negli Stati Uniti: dati sull’inflazione, attese sui tassi della Federal Reserve, rendimenti reali e dollaro.
Nel secondo trimestre del 2026, banche centrali e altre istituzioni ufficiali hanno aggiunto 288,9 tonnellate d’oro su base netta: il 62% in più rispetto a un anno prima, circa cinque volte il dato rivisto del primo trimestre e il livello più alto mai registrato per un secondo trimestre nella serie del World Gold Council. 38
Non è stato l’acquisto di un unico soggetto a determinare il dato. La Polonia è stata il maggiore acquirente, con 51 tonnellate, seguita dalla Cina con 33 tonnellate; anche Uzbekistan e Kazakistan hanno segnalato incrementi rilevanti. Russia e Turchia sono invece risultate venditrici nette, senza però compensare minimamente gli acquisti aggregati del settore ufficiale. 38
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Il segnale è importante perché mostra che la diversificazione delle riserve è rimasta attiva anche con prezzi dell’oro già elevati. Non significa che tutte le banche centrali continueranno a comprare allo stesso ritmo: il World Gold Council rileva infatti che la domanda del primo semestre è stata la più bassa dal 2022, nonostante il rimbalzo del secondo trimestre. 38 Ma il balzo trimestrale offre al mercato un sostegno più strutturale rispetto ai flussi speculativi di breve periodo.
La banca centrale dei Paesi Bassi, De Nederlandsche Bank (DNB), ha trasferito circa 86 tonnellate d’oro da New York e Ottawa a Londra tra marzo e agosto, motivando l’operazione con il crescente rischio geopolitico e con esigenze di preparazione alle crisi. Dopo il trasferimento, la quota delle riserve olandesi custodita a Londra è salita dal 18,1% al 32,1%; quelle a New York e Ottawa sono scese entrambe al 18,5%. 1
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Per il mercato, il punto decisivo è che si tratta soprattutto di una scelta di custodia e liquidità, non dell’acquisto di ulteriori 86 tonnellate. Gran parte dell’operazione è stata effettuata vendendo oro a New York e riacquistandolo a Londra; oltre 27 tonnellate sono state invece movimentate fisicamente. 1
Il trasferimento, dunque, non riduce da solo l’offerta mondiale né crea nuova domanda netta. Il messaggio è indiretto: secondo DNB, l’oro detenuto a Londra può essere negoziato e impiegato più rapidamente durante una crisi grave. 1 È un esempio della crescente attenzione non soltanto alla quantità delle riserve, ma anche alla loro effettiva utilizzabilità in situazioni di stress geopolitico.
Ad agosto è migliorata in modo netto anche la domanda finanziaria. State Street Global Advisors ha rilevato afflussi per 7,9 miliardi di dollari negli ETF sull’oro quotati negli Stati Uniti, mentre il prezzo spot è salito del 9,7% nel mese, il maggior incremento mensile da marzo. 18
Gli ETF tendono a essere più sensibili alle quotazioni e al quadro macroeconomico rispetto agli acquisti delle banche centrali. Possono quindi accelerare un rialzo, ma anche invertire rapidamente la direzione se risalgono i rendimenti, si rafforza il dollaro o aumentano le prese di profitto. Il dato di agosto resta rilevante perché segnala il ritorno degli investitori mentre la domanda ufficiale rimaneva sostenuta. 18
Nel breve periodo, la quotazione dell’oro resta strettamente legata alle aspettative sui tassi. Ad agosto il metallo ha guadagnato terreno dopo dati deboli sul mercato del lavoro statunitense, che avevano attenuato i timori di un imminente rialzo della Fed. In seguito, un calo dei rendimenti obbligazionari e del dollaro, associato a un annuncio del Tesoro Usa, è coinciso con un forte movimento al rialzo dell’oro. 17
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In vista della riunione della Federal Reserve del 15-16 settembre, il quadro dei rischi appare chiaro:
Il 3 settembre l’oro spot era indicato vicino a 4.493 dollari l’oncia, dopo settimane molto volatili: in agosto era salito da meno di 4.100 dollari fino a circa 4.650-4.700, per poi chiudere il mese attorno a 4.400 dollari. 19
18 Oscillazioni di questa ampiezza mostrano come una narrativa strutturalmente favorevole possa convivere con correzioni brusche nel breve termine.
Il contesto di medio periodo è favorevole se continueranno sia l’accumulazione ufficiale sia gli afflussi degli investitori. Gli acquisti record del secondo trimestre danno all’oro una base di domanda importante, mentre lo spostamento delle riserve olandesi conferma il ruolo del metallo come attività di riserva liquida nella pianificazione delle crisi. 38
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Nel breve, però, la definizione più corretta è costruttiva, non scontata. Il trasferimento olandese non va interpretato come uno shock dell’offerta e i prezzi elevati lasciano spazio alle prese di profitto. Per capire la prossima direzione, il mercato dovrà guardare soprattutto alle sorprese sull’inflazione Usa, alle attese sulla Fed, ai rendimenti reali, al dollaro e alla tenuta degli afflussi negli ETF dopo il forte recupero di agosto. 18
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Il contesto di medio periodo resta costruttivo: le banche centrali hanno acquistato 288,9 tonnellate nette d’oro nel secondo trimestre 2026 e ad agosto sono tornati forti afflussi negli ETF.
Il contesto di medio periodo resta costruttivo: le banche centrali hanno acquistato 288,9 tonnellate nette d’oro nel secondo trimestre 2026 e ad agosto sono tornati forti afflussi negli ETF. Polonia e Cina hanno guidato gli acquisti ufficiali, mentre Russia e Turchia sono state venditrici nette: il saldo complessivo indica una diversificazione delle riserve diffusa, non una scommessa di un solo Paese.
Il trasferimento di 86 tonnellate dei Paesi Bassi a Londra non equivale a nuova domanda d’oro, ma segnala quanto la liquidità delle riserve conti nella pianificazione per le crisi.