I democratici intendono mettere nel mirino i dazi di Donald Trump sui prodotti canadesi non appena, a gennaio, assumeranno il controllo di Camera e Senato. Tra le opzioni ci sono una legge per revocare le tariffe, audizioni e iniziative per ridurre il potere del presidente di imporre dazi. Ma una maggioranza democratica, da sola, non basterebbe a cancellarli: Trump potrebbe porre il veto e il Congresso avrebbe bisogno dei due terzi dei voti in entrambe le camere per superarlo.
11
46
51
Le prime mosse annunciate dai democratici
Ron Wyden, atteso alla guida della Commissione Finanze del Senato, ha detto di essere già in contatto con i colleghi per preparare una legge che revochi i dazi sul Canada. Ha definito l’iniziativa una priorità evidente. Secondo le ricostruzioni, anche alcuni repubblicani in Stati come Michigan, Maine e Alaska sono favorevoli a ridurre le tariffe: un possibile terreno per intese bipartisan, che però non dimostra l’esistenza di voti sufficienti a superare un veto.
1
46
Wyden propone anche una riforma più ampia dei poteri commerciali presidenziali. Il suo Congressional Trade Powers Reform Act richiederebbe l’approvazione del Congresso per i nuovi dazi presidenziali e istituirebbe una commissione bipartisan incaricata di esaminare le misure commerciali proposte. L’obiettivo sarebbe quindi limitare i poteri futuri della Casa Bianca, oltre a contestare i dazi già in vigore.
49
Anche il deputato Jamie Raskin ha chiesto tempi rapidi: spera che i democratici provino a eliminare i dazi sul Canada entro i primi 100 giorni della nuova legislatura.
15
Le proposte di legge e la base giuridica dei dazi
Tra le iniziative discusse c’è l’“End Trump’s Tariff Tax Act” del senatore Chuck Schumer, che punta, tra le altre cose, alla Section 338 del Tariff Act del 1930. Questa norma è alla base dei dazi del 50% su determinati prodotti canadesi: non significa che tutte le importazioni dal Canada siano soggette a quella tariffa.
13
19
La revoca legislativa non è l’unico strumento a disposizione. Con il controllo delle commissioni, i democratici possono convocare audizioni e sottoporre a esame la politica tariffaria. Possono inoltre promuovere votazioni che obblighino i parlamentari a dichiarare la propria posizione, anche se la proposta non dovesse diventare legge. Secondo Reuters, audizioni di controllo e voti anche simbolici potrebbero aumentare le tensioni con l’amministrazione.
45
48
Il doppio ostacolo: Senato e veto presidenziale
Una proposta potrebbe incontrare un primo scoglio al Senato: secondo le ricostruzioni, potrebbe servire una soglia di 60 voti per superare l’ostruzionismo parlamentare. Se poi Trump la respingesse con un veto, per annullarlo occorrerebbe una maggioranza dei due terzi in entrambe le camere. Con tutti i seggi occupati e tutti i membri al voto, la soglia sarebbe di 67 senatori e 290 deputati; il numero preciso varia in base a quanti parlamentari sono presenti e votano.
9
46
Bill Reinsch, consulente senior del Center for Strategic and International Studies, ha detto a Marketplace che i democratici dovrebbero ottenere abbastanza voti repubblicani da rendere la legge a prova di veto: una soglia molto difficile da raggiungere. Le informazioni disponibili non dimostrano che quei voti ci siano.
7
Per questo una votazione nei primi mesi potrebbe avere un peso politico senza modificare subito la politica tariffaria. RBC prevede che proposte presentate nei primi 100 giorni possano costringere i parlamentari a votare pubblicamente e mostrare quali repubblicani siano disposti a prendere le distanze dalla Casa Bianca. È una previsione sulle mosse possibili del Congresso, non una garanzia di revoca dei dazi.
52
Ottawa non cambia linea
Il ministro canadese per il Commercio, Dominic LeBlanc, ha dichiarato che i risultati elettorali negli Stati Uniti non cambieranno l’approccio di Ottawa ai negoziati commerciali. Ha inoltre detto di aspettarsi un confronto con i suoi interlocutori statunitensi. Il cambio di maggioranza al Congresso apre dunque una nuova strada politica a Washington, ma il Canada non lo considera la fine della disputa.
34
36
Nel breve periodo, quindi, è più probabile un aumento dei controlli parlamentari e dei voti pubblici che un’immediata riduzione dei dazi. L’esito dipenderà dal percorso della legge al Senato e dalla possibilità di raccogliere abbastanza consensi per superare un eventuale veto presidenziale.
7
45
46