Il punto di partenza di Hoffman è netto: Ethereum, come rete, continua a sembrargli forte. A suo avviso, però, la capitalizzazione di mercato di ETH riflette già in larga misura l’adozione e le prestazioni concrete del network. Per questo non vede un catalizzatore capace di innescare una nuova, significativa rivalutazione strutturale del token .
La sua argomentazione si basa su quattro elementi:
Per Hoffman non si è trattato di una scelta facile: “Per qualcuno che ha costruito carriera, community, identità e attività professionale intorno a Ethereum, questa decisione non viene presa alla leggera”, ha scritto . La vendita rappresenta quindi la conclusione di una tesi personale di investimento, non l’abbandono dell’ecosistema.
Hoffman non si è limitato a uscire da ETH. Dopo la vendita, ha destinato circa il 50% dei proventi a quattro token: VVV, NEAR, ZEC e HYPE. In seguito ha rivelato di aver utilizzato il restante 50% per acquistare LIT, il token nativo dell’exchange decentralizzato Lighter .
La rotazione riflette la ricerca di opportunità con un potenziale di rialzo che Hoffman considera più asimmetrico in un mercato composto da molte catene. I cinque asset coprono protocolli Layer 1, progetti focalizzati sulla privacy e infrastrutture DeFi: una scommessa sul fatto che il valore continuerà a distribuirsi tra ecosistemi diversi, invece di concentrarsi principalmente su Ethereum .
Hoffman ha espresso una convinzione particolare per LIT. Ha paragonato il modello di exchange di Lighter, basato su prove a conoscenza zero, alla capacità di Robinhood di mettere sotto pressione le commissioni del brokeraggio tradizionale, sostenendo che il progetto possa avere un posizionamento competitivo nella finanza decentralizzata .
Quando Hoffman ha reso pubblica la decisione, ETH era già in difficoltà. Ether era sceso di quasi il 60% dal massimo storico vicino ai 5.000 dollari e veniva scambiato intorno a 1.875-2.000 dollari .
La vendita non ha provocato un singolo crollo spettacolare: le dimensioni effettive della liquidazione non erano tali da muovere da sole il mercato . Il suo peso è stato soprattutto simbolico. In un momento di sentiment già fragile, l’uscita completa di uno dei sostenitori più visibili di Ethereum è stata letta come un segnale: anche un convinto sostenitore non vedeva più un ampio margine di rialzo per ETH.
All’inizio di giugno, alcuni indicatori on-chain sembravano confermare la debolezza del quadro. Gli indirizzi attivi erano in calo, i saldi sugli exchange stavano risalendo e ETH aveva perso circa il 14% nel mese precedente . Questi dati non dimostrano che la vendita di Hoffman abbia causato il ribasso, ma spiegano perché la notizia abbia avuto un’eco superiore al suo impatto diretto sugli ordini.
Il caso Hoffman ha riportato al centro una domanda che la community di Ethereum discute da anni: la crescita della rete si traduce automaticamente in una maggiore domanda per il token ETH?
La reazione della community è stata rapida e, in alcuni casi, personale. Alcuni utenti hanno accusato Hoffman di aver venduto “sul retail”, continuando però a comunicare pubblicamente una forte convinzione su Ethereum. Per i critici, la scelta ha rappresentato una rottura del rapporto di fiducia tra un personaggio mediatico e il pubblico che lo aveva seguito proprio sulla base di quella tesi .
In un settore segnato da una forte asimmetria informativa, l’immagine di un noto sostenitore che esce mentre i suoi follower restano esposti ha avuto un peso notevole, indipendentemente dalle dimensioni della posizione venduta.
Ryan Sean Adams, cofondatore di Bankless, ha definito la mossa la “fine di un’era” . L’ex sviluppatore core di Ethereum Eric Connor ha invece adottato un approccio più pragmatico, dichiarando di non biasimare Hoffman perché ETH ha “ampiamente sottoperformato il mercato crypto generale per molti anni”. Secondo Connor, il ritardo potrebbe dipendere più dalla pressione di vendita degli investitori arricchitisi nelle prime fasi del progetto che da problemi fondamentali del protocollo .
La formula di Ethereum come “donatore, non incassatore” tocca il cuore del problema. Se l’attività sulle Layer 2, l’uso delle stablecoin e le applicazioni on-chain continuano a crescere, ma una parte significativa del valore economico si accumula altrove, la storia di adozione della rete potrebbe non tradursi in una rivalutazione proporzionale di ETH .
In questa prospettiva, Ethereum e ETH diventano due tesi parzialmente diverse: la prima riguarda la tecnologia e l’infrastruttura; la seconda riguarda il rendimento del token. Hoffman non sostiene che Ethereum stia fallendo. Sostiene che l’architettura aperta e orientata ai rollup consenta alle applicazioni e alle reti collegate di catturare una quota crescente del valore generato .
La vendita ha riacceso anche le critiche precedenti di Hoffman alla leadership di Ethereum. Nell’aprile 2025, dopo un calo di ETH fino a 1.415 dollari, aveva accusato la leadership e la cultura della Ethereum Foundation di “allontanare utenti e sviluppatori”, chiedendo un cambio di direzione .
La liquidazione completa ha dato a quelle critiche una dimensione ulteriore: non più soltanto un’opinione pubblica sulla governance, ma anche una scelta concreta di allocazione del capitale.
La decisione di Hoffman non dimostra da sola che ETH sia sopravvalutato o che la tesi di Ethereum sia compromessa. Mostra però quanto sia diventato difficile dare per scontato il collegamento tra crescita dell’ecosistema e apprezzamento del token.
La domanda che resta aperta è se ETH sia destinato a essere soprattutto un asset di regolamento per un sistema sempre più frammentato, mentre una quota maggiore del valore migra verso Layer 2, applicazioni e altri ecosistemi. Per gli investitori, la distinzione tra Ethereum come rete ed ETH come asset è ormai impossibile da ignorare .
Il punto di partenza di Hoffman è netto: Ethereum, come rete, continua a sembrargli forte. A suo avviso, però, la capitalizzazione di mercato di ETH riflette già in larga misura l’adozione e le prestazioni concrete del network. Per questo non vede un catalizzatore capace di innescare una nuova, significativa rivalutazione strutturale del token .
La sua argomentazione si basa su quattro elementi:
Per Hoffman non si è trattato di una scelta facile: “Per qualcuno che ha costruito carriera, community, identità e attività professionale intorno a Ethereum, questa decisione non viene presa alla leggera”, ha scritto . La vendita rappresenta quindi la conclusione di una tesi personale di investimento, non l’abbandono dell’ecosistema.
Hoffman non si è limitato a uscire da ETH. Dopo la vendita, ha destinato circa il 50% dei proventi a quattro token: VVV, NEAR, ZEC e HYPE. In seguito ha rivelato di aver utilizzato il restante 50% per acquistare LIT, il token nativo dell’exchange decentralizzato Lighter .
La rotazione riflette la ricerca di opportunità con un potenziale di rialzo che Hoffman considera più asimmetrico in un mercato composto da molte catene. I cinque asset coprono protocolli Layer 1, progetti focalizzati sulla privacy e infrastrutture DeFi: una scommessa sul fatto che il valore continuerà a distribuirsi tra ecosistemi diversi, invece di concentrarsi principalmente su Ethereum .
Hoffman ha espresso una convinzione particolare per LIT. Ha paragonato il modello di exchange di Lighter, basato su prove a conoscenza zero, alla capacità di Robinhood di mettere sotto pressione le commissioni del brokeraggio tradizionale, sostenendo che il progetto possa avere un posizionamento competitivo nella finanza decentralizzata .
Quando Hoffman ha reso pubblica la decisione, ETH era già in difficoltà. Ether era sceso di quasi il 60% dal massimo storico vicino ai 5.000 dollari e veniva scambiato intorno a 1.875-2.000 dollari .
La vendita non ha provocato un singolo crollo spettacolare: le dimensioni effettive della liquidazione non erano tali da muovere da sole il mercato . Il suo peso è stato soprattutto simbolico. In un momento di sentiment già fragile, l’uscita completa di uno dei sostenitori più visibili di Ethereum è stata letta come un segnale: anche un convinto sostenitore non vedeva più un ampio margine di rialzo per ETH.
All’inizio di giugno, alcuni indicatori on-chain sembravano confermare la debolezza del quadro. Gli indirizzi attivi erano in calo, i saldi sugli exchange stavano risalendo e ETH aveva perso circa il 14% nel mese precedente . Questi dati non dimostrano che la vendita di Hoffman abbia causato il ribasso, ma spiegano perché la notizia abbia avuto un’eco superiore al suo impatto diretto sugli ordini.
Il caso Hoffman ha riportato al centro una domanda che la community di Ethereum discute da anni: la crescita della rete si traduce automaticamente in una maggiore domanda per il token ETH?
La reazione della community è stata rapida e, in alcuni casi, personale. Alcuni utenti hanno accusato Hoffman di aver venduto “sul retail”, continuando però a comunicare pubblicamente una forte convinzione su Ethereum. Per i critici, la scelta ha rappresentato una rottura del rapporto di fiducia tra un personaggio mediatico e il pubblico che lo aveva seguito proprio sulla base di quella tesi .
In un settore segnato da una forte asimmetria informativa, l’immagine di un noto sostenitore che esce mentre i suoi follower restano esposti ha avuto un peso notevole, indipendentemente dalle dimensioni della posizione venduta.
Ryan Sean Adams, cofondatore di Bankless, ha definito la mossa la “fine di un’era” . L’ex sviluppatore core di Ethereum Eric Connor ha invece adottato un approccio più pragmatico, dichiarando di non biasimare Hoffman perché ETH ha “ampiamente sottoperformato il mercato crypto generale per molti anni”. Secondo Connor, il ritardo potrebbe dipendere più dalla pressione di vendita degli investitori arricchitisi nelle prime fasi del progetto che da problemi fondamentali del protocollo .
La formula di Ethereum come “donatore, non incassatore” tocca il cuore del problema. Se l’attività sulle Layer 2, l’uso delle stablecoin e le applicazioni on-chain continuano a crescere, ma una parte significativa del valore economico si accumula altrove, la storia di adozione della rete potrebbe non tradursi in una rivalutazione proporzionale di ETH .
In questa prospettiva, Ethereum e ETH diventano due tesi parzialmente diverse: la prima riguarda la tecnologia e l’infrastruttura; la seconda riguarda il rendimento del token. Hoffman non sostiene che Ethereum stia fallendo. Sostiene che l’architettura aperta e orientata ai rollup consenta alle applicazioni e alle reti collegate di catturare una quota crescente del valore generato .
La vendita ha riacceso anche le critiche precedenti di Hoffman alla leadership di Ethereum. Nell’aprile 2025, dopo un calo di ETH fino a 1.415 dollari, aveva accusato la leadership e la cultura della Ethereum Foundation di “allontanare utenti e sviluppatori”, chiedendo un cambio di direzione .
La liquidazione completa ha dato a quelle critiche una dimensione ulteriore: non più soltanto un’opinione pubblica sulla governance, ma anche una scelta concreta di allocazione del capitale.
La decisione di Hoffman non dimostra da sola che ETH sia sopravvalutato o che la tesi di Ethereum sia compromessa. Mostra però quanto sia diventato difficile dare per scontato il collegamento tra crescita dell’ecosistema e apprezzamento del token.
La domanda che resta aperta è se ETH sia destinato a essere soprattutto un asset di regolamento per un sistema sempre più frammentato, mentre una quota maggiore del valore migra verso Layer 2, applicazioni e altri ecosistemi. Per gli investitori, la distinzione tra Ethereum come rete ed ETH come asset è ormai impossibile da ignorare .