A metà ottobre 2026 i titoli legati alla memoria sono tornati in territorio ribassista: al 16 ottobre l’ETF Roundhill Memory era sceso di oltre il 20% dal massimo del rimbalzo di settembre e di quasi il 40% dal record di chiusura di giugno.
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24 Sul settore si sono sommati timori sulla concorrenza cinese, nuove preoccupazioni per inflazione e tassi e dubbi sulla sostenibilità finanziaria degli investimenti nell’intelligenza artificiale.
Tre pressioni sul settore
La tecnologia annunciata da CXMT ha riacceso i timori competitivi. Il produttore cinese ha dichiarato di aver fatto progressi nella tecnologia “4F square”, pensata per aumentare la densità di archiviazione della DRAM, e avrebbe in programma di lanciare prodotti basati sul progetto entro la fine dell’anno.
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18 L’annuncio ha agitato gli investitori, ma non prova che la tecnologia sia già in produzione commerciale, né chiarisce quali rendimenti produttivi possa raggiungere o quanto possa incidere sulle quote di mercato dei concorrenti.
I dati sull’inflazione statunitense hanno rimesso in primo piano i tassi. Una lettura più alta del previsto ha alimentato le preoccupazioni su possibili ulteriori rialzi della Federal Reserve, aggiungendo pressione ai titoli dei semiconduttori.
35 Le fonti disponibili descrivono questo legame generale, ma non quantificano come siano cambiate le aspettative sui tassi.
Il boom dell’IA è stato valutato anche alla luce dei suoi costi. Gli investitori si sono chiesti se le aziende di data center, software e semiconduttori, alcune fortemente indebitate, riusciranno a trasformare gli ingenti investimenti attuali in profitti futuri.
8 In Corea del Sud, il crollo del 15 ottobre è stato collegato sia ai rinnovati timori sull’inflazione sia al cosiddetto “shock CoreWeave”, che ha alimentato i dubbi sulla redditività del settore dell’IA.
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Quanto è stata profonda la correzione
L’ETF Roundhill Memory (DRAM), focalizzato sui titoli della memoria, è sceso di oltre il 20% dal massimo del rimbalzo di settembre. Una stima lo colloca circa il 22% sotto quel livello e quasi il 40% sotto la chiusura record di giugno. La discesa arriva dopo un andamento molto volatile: l’ETF aveva perso quasi il 45% da giugno a fine luglio, per poi recuperare oltre il 40% fino a settembre.
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Le perdite hanno coinvolto anche i principali produttori. Secondo una fonte, dal 6 ottobre Samsung Electronics, Micron, SK Hynix e SanDisk hanno perso complessivamente oltre 700 miliardi di dollari di capitalizzazione.
20 Un altro titolo parla di perdite vicine ai 2.500 miliardi di dollari per i chip, ma le informazioni disponibili non chiariscono il calcolo né dimostrano che la cifra riguardi le stesse quattro società o il paniere di 61 titoli dei semiconduttori e dello storage.
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Il crollo in Corea del Sud
Il 15 ottobre il Kospi, l’indice azionario di riferimento della Corea del Sud, è precipitato del 7,57%, chiudendo a 5.554,22 punti. Gli investitori stranieri hanno venduto azioni per oltre 5.000 miliardi di won e l’indice ha registrato la settima seduta consecutiva in calo.
32 Un’altra fonte stima che, nel corso di quelle sette sedute, il Kospi abbia perso circa il 20%.
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Anche Samsung e SK Hynix sono state tra le società più colpite: una fonte indica perdite, il 15 ottobre, rispettivamente di circa il 9% e dell’11%.
35 Un resoconto separato riferisce che quel giorno sarebbe scattato un circuit breaker, cioè un meccanismo che sospende temporaneamente gli scambi in caso di forti movimenti. Tuttavia, riporta una chiusura del Kospi e una flessione diverse da quelle indicate nella fonte che attribuisce all’indice un calo del 7,57%. È quindi prudente non considerare verificati i dettagli precisi dell’intervento.
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Un possibile rimbalzo non equivale a una ripresa
Secondo una notizia del 16 ottobre, l’ETF iShares Semiconductor (SOXX) aveva chiuso in calo per l’ottava seduta consecutiva. Jonathan Krinsky, stratega di BTIG, vedeva la possibilità di un rimbalzo a breve dopo la lunga correzione, ma avvertiva anche del rischio di ulteriori perdite.
1 Un recupero temporaneo, quindi, non sarebbe di per sé la conferma che il settore abbia toccato un minimo duraturo.
Le fonti disponibili non verificano le previsioni specifiche di un rimbalzo del 10%-20% entro fine ottobre, i confronti con settembre 2002 e ottobre 2008, né il livello di supporto di 45 dollari o la definizione di “punto di svolta” attribuita a JPMorgan. La conclusione più solida è più cauta: i titoli della memoria restavano esposti a rischi concorrenti, macroeconomici e legati al finanziamento degli investimenti nell’IA. Un eventuale rimbalzo, da solo, non sarebbe sufficiente a dissiparli.
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