Yuri Ushakov, consigliere del Cremlino, ha definito «sostanziale» e «cordiale» la telefonata di circa un’ora e mezza tra Vladimir Putin e Donald Trump. Nel resoconto russo, Putin ha sostenuto che i presunti attacchi ucraini con droni durante le elezioni parlamentari avrebbero compromesso la possibilità di riprendere subito i colloqui di pace. Trump ha inoltre annunciato un accordo per la fornitura di diesel russo, insieme a un allentamento temporaneo delle sanzioni statunitensi.
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Il racconto del Cremlino sulla telefonata
I due presidenti hanno parlato venerdì 9 ottobre. Ushakov ha detto che nessuno dei due voleva essere il primo a chiudere la chiamata. Secondo i resoconti, Trump si è anche congratulato con Putin per il compleanno e gli ha augurato successo.
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Oltre alla guerra in Ucraina, i leader avrebbero discusso di cooperazione economica. Ushakov ha riferito che Trump ha ascoltato la posizione di Putin e che avrebbe fatto arrivare il messaggio alla delegazione ucraina impegnata a Miami in incontri con rappresentanti statunitensi.
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Perché Mosca dice che i negoziati non ripartiranno subito
Secondo Ushakov, Putin ha detto a Trump che i presunti attacchi con droni contro Mosca, altre città russe e seggi elettorali, oltre che contro persone coinvolte nell’organizzazione delle elezioni, avrebbero interrotto la possibilità di riprendere immediatamente i negoziati. Mosca, ha aggiunto, valuterà ora quando potranno ricominciare.
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Si tratta di accuse attribuite al Cremlino, non di fatti verificati in modo indipendente dai resoconti citati. L’Institute for the Study of War ha descritto l’affermazione russa come un tentativo di attribuire all’Ucraina la responsabilità dello stop alla prospettiva di nuovi negoziati.
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La telefonata è arrivata dopo che il segretario di Stato statunitense Marco Rubio aveva definito la guerra uno «stallo pericoloso» e detto che Washington avrebbe continuato a lavorare per una soluzione.
36 Le informazioni disponibili non permettono invece di attribuire alle parole di Putin una specifica misura di ritorsione russa.
Diesel russo e deroga temporanea alle sanzioni
Trump ha annunciato che la Russia avrebbe fornito subito oltre 300.000 tonnellate di diesel, seguite da 500.000 tonnellate a novembre e da un milione in un momento successivo. I resoconti parlano anche di un’ulteriore tranche da tre milioni di tonnellate, il cui volume o calendario dipenderebbe dalle condizioni delle raffinerie. Si tratta di forniture annunciate o previste, non della prova che il carburante sia già stato consegnato.
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Secondo quanto riportato, il Tesoro statunitense ha concesso una licenza temporanea che consente la vendita o l’importazione di diesel russo fino al 7 aprile 2027. La Russia ha inoltre detto che inizierà a rimuovere le proprie restrizioni alle esportazioni di diesel.
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L’Associated Press ha presentato l’intesa come un’inversione rispetto ad anni di pressione statunitense su Mosca, motivata con l’obiettivo di contenere i prezzi del carburante in vista delle elezioni di metà mandato. L’effetto sui prezzi, però, non è scontato: gli analisti citati nei resoconti dubitano che l’offerta aggiuntiva possa fare una differenza significativa in un mercato globale del diesel già sotto pressione.
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Che cosa non è ancora chiaro
I resoconti disponibili non chiariscono nel dettaglio eventuali ritorsioni russe discusse durante la telefonata, né stabiliscono se Washington abbia offerto qualcosa in cambio dell’accordo sul diesel. Non confermano neppure la versione più specifica secondo cui la licenza riguarderebbe soltanto il carburante già caricato sulle petroliere entro venerdì. Sulla base delle informazioni citate, questi elementi non possono essere considerati accertati.